importazioni record

Col piano anti-smog la Cina fa il pieno di materie prime

di Sissi Bellomo

(Afp)

3' di lettura

La Cina sembrava sul punto di rallentare gli acquisti di materie prime. Invece, almeno nel mese di settembre, è successo il contrario. Le importazioni di petrolio, carbone e rame hanno accelerato e quelle di minerale di ferro addirittura hanno battuto ogni record:  una sorpresa per molti analisti, che si aspettavano un impatto negativo dal piano anti-smog di Pechino.

Molte fabbriche cinesi hanno già chiuso i battenti in vista dell’inverno, ma le misure ambientali evidentemente hanno pesato più sulle miniere locali che sulle acciaierie: per la prima volta nella storia le importazioni di ferro di Pechino hanno superato 100 milioni di tonnellate in un mese, crescendo del 16% da agosto e di oltre il 10% in un anno (il precedente record era 96,3 milioni di tonn. a dicembre 2015). A questo punto gli acquisti potrebbero facilmente superare un miliardo di tonnellate nel 2017, visto che in 9 mesi si è già arrivati a 817 milioni (+7%).

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I prezzi della materia prima siderurgica hanno reagito con un balzo, che sul mercato spot per consegna Qingdao ha riportato i valori benchmark a 62,53 $/tonnellata (+4,1%) secondo il Metal Bulletin. Solo mercoledì il minerale era crollato sotto la soglia psicologica dei 60 dollari, dopo un ribasso del 25% dal picco di agosto.

Anche le quotazioni del petrolio – già sostenute dal calo delle scorte globali e dalle crescenti tensioni nel Kurdistan iracheno – hanno ricevuto una spinta dai dati cinesi, tornando nel caso del Brent a superare 57 $/barile: in settembre Pechino ha importato 37 milioni di tonnellate di greggio, ossia circa 9 milioni di barili al giorno, volumi superati una sola volta in passato.

Le statistiche doganali sono state nel complesso interpretate come un segnale di buona salute dell’economia non solo cinese, ma globale: le esportazioni di Pechino hanno accelerato il ritmo di crescita all’8,1%, per le importazioni c’è stato addirittura un +18,7% annuo (che ha ridotto il surplus della bilancia commerciale a 28,47 miliardi di $).

Almeno sul fronte delle materie prime, i flussi sembrano comunque profondamente influenzati dalle misure anti-inquinamento, che hanno spinto gli operatori cinesi a fare il pieno di alcuni prodotti, importando in grandi quantità quelli divenuti più scarsi (e più cari) sul mercato domestico ed evitando di esportare quelli soggetti a tagli di produzione.

Un esempio è il carbone termico, le cui importazioni –dopo rincari del 50% in Cina quest’anno – in settembre si sono spinte ai massimi da tre anni (anche se contemporaneamente c’è stato un boom di acquisti di gas, meno inquinante: +22,3% nei primi 9 mesi dell’anno a 48,38 milioni di tonnellate).

Con gli impianti metallurgici nel mirino del piano anti-smog invernale, la Cina lo scorso mese ha anche tagliato le esportazioni di acciaio ai minimi da febbraio 2014 (5,14 milioni di tonnellate, -21% da agosto) e quelle di alluminio al livello più basso da 7 mesi (370mila tonnellate, -10% da agosto).

C’è stato invece un forte rimbalzo delle importazioni di rame: sono salite ai massimi da marzo sia quelle di concentrati (1,47 milioni di tonnellate) che quelle di metallo raffinato (430mila tonnellate).

Gli acquisti di materie prime, secondo Anz, sono comunque legati anche al livello tuttora soddisfacente dei consumi: «L’assenza di un accumulo di scorte – affermano gli analisti della banca –suggerisce che dietro questi numeri ci sia una forte domanda sottostante piuttosto che il ristoccaggio».

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