COSTRUZIONI

Colacem e il risiko del cemento: sfida Heidelberg e incassa 120 milioni

di Simone Filippetti


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3' di lettura

Quando la torta diventa sempre più piccola, la ricetta vuole che se ne abbia una fetta più grande per compensare. Il cemento in Italia è una torta dimezzata; e allora la strategia è quella di aumentare la propria presenza per tenere quote di mercato e, semmai, aumentarle. E’ quello che, in modo discreto e senza dare troppo nell’occhio, sta facendo Colacem, che coi suoi 445 milioni di fatturato è il terzo gruppo cementiero in Italia alle spalle di Heidelberg e di Buzzi Unicem.

Dopo il clamoroso addio della famiglia Pesenti, che ha venduto lo storico colosso Italcementi ai tedeschi di Heidelberg, la geografia del cemento in Italia è stata rivoluzionata. Gli anni della crisi si sono letteralmente mangiati il cemento: se ne producevano oltre 45 milioni di tonnellate all'anno prima della crisi; oggi siamo attorno ai 18 milioni, in calo continuo da anni. Ancor meno che nel Dopoguerra: le lancette del tempo sono tornate indietro di 70 anni.

Sembrava che fosse il crepuscolo dei cementieri in Italia, destinati a passare la mano a big europei, dopo che anche il gruppo Cementir della famiglia Caltagirone a inizio anno ha venduto tutte le attività italiane alla medesima Italcementi, ossia i tedeschi di Heidelberg, per 315 milioni di euro. E invece la Colacem della famiglia Colaiacovo, dal quartier generale di Gubbio, muove le pedine del risiko e si candida ad aggregatore: ai primi di giugno ha comprato la cementeria di Maddaloni, in provincia di Caserta proprio da Cementir, ora Italcementi-Heidelberg.

Sparita oltre la metà del mercato, nessuno si attende una ripresa, perchè, paradossi di un paese in pseudo-recessione o pseudo-ripresa, l’Italia rimane un mercato saturo. Il consumo pro capite di cemento, che nell'industria è il parametro di riferimento, è uno stratosferico 308 chilogrammi a persona: il più alto dei Paesi occidentali (inclusi gli Stati Uniti), dove si viaggia a una media di 100 chili. Con una torta che continua a calare, e difficilmente risalirà in futuro, è fondamentale aumentare la propria quota di mercato. Ecco dunque la scommessa della Colacem guidata da Carlo Colaiacovo, industriale con un fiuto, sempre azzeccato, per le banche (ex presidente della CaRiPerugia che maritò con il Rolo Banca poi approdata in Unicredit , ed ex azionista di Capitalia): con i big italiani finiti in mano straniera, consolidare il suo ruolo strategico (che già in passato aveva rilevato un altro stabilimento di Italcementi, in Toscana) come ago della bilancia nella geopolitica del cemento in Italia, dove anche un altro italiano, Buzzi Unicem gioca una partita simile (ha rilevato la Zillo Cementi, piccolo produttore del NordEst) .

Nel fine settimana Colacem ha messo fieno in cascina, proprio per cogliere future opportunità: le banche (un gruppo formato da Unicredit, Mps e Banco Bpm) hanno concesso un prestito da 120 milioni di euro. Munizioni per il risiko del cemento, con un occhio anche all’estero (dove il gruppo ha stabilimenti in Tunisia, Albania, Santo Domingo e Haiti).

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