Il piano «Italia a 1 giga»

Colao: a gennaio la gara Pnrr da 3,8 miliardi

Il Pd: rischio di ritardi. In arrivo le regole Agcom e incentivi per la manodopera

di Carmine Fotina

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2' di lettura

Il Partito democratico teme ritardi sul progetto “Italia a 1 Giga”, finanziato con 3,8 miliardi dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e destinato a coprire con la banda ultralarga circa 6,2 milioni di indirizzi civici. E il ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, risponde alla Camera nel corso del question time, rassicurando sul cronoprogramma: a gennaio sarà bandita la gara pubblica ed entro giugno 2022, aggiunge, sarà aggiudicata.

In arrivo le regole Agcom

Il piano è stato notificato alla Commissione europea l’8 novembre per ottenere l’autorizzazione in materia di aiuti di Stato e il Governo si attende una decisione entro fine anno. Entro novembre, invece, è atteso un provvedimento dell’Authority per le comunicazioni che regolamenterà le condizioni di accesso wholesale (all’ingrosso) alla rete degli operatori che si aggiudicheranno i bandi, o in forma singola o con le forme di aggregazione previste dal Codice degli appalti. Nel frattempo, aggiunge Colao, il ministero ha firmato la convenzione con Infratel, la società pubblica che sarà il gestore dell’intervento. È stato scelto il modello a incentivo: gli operatori riceveranno un contributo pubblico come percentuale sul costo complessivo delle infrastrutture che, una volta completate, rimarranno di loro proprietà.

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L’interrogazione del Pd

Il Pd, con l’interrogazione firmata da 12 deputati (Bruno Bossio, Gariglio, Cantini, Casu, Del Basso De Caro, Pizzetti, Andrea Romano, Morassut, Berlinghieri, Lorenzin e Fiano), ha evidenziato che «da più parti si esprime preoccupazione circa la possibilità di rispettare la scadenza del 2026 per il piano Italia a 1 Giga», uno dei tasselli centrali per gli obiettivi di digitalizzazione del Pnrr. Pur confidando nell’impegno del Governo sul rispetto della tabella di marcia, i deputati sottolineano alcuni punti concreti di difficoltà: ad esempio l’insufficienza delle semplificazioni finora adottate per la posa della fibra ottica, le carenze di personale e il rischio di incompletezza della rete, alla stregua di quanto avvenuto nelle aree bianche a fallimento di mercato dove l’infrastruttura «nominalmente è di tipo Fttb/h (fibra fino all’edificio o all’abitazione) mentre Open Fiber dichiara che l’infrastruttura viene attestata a circa 20 metri in linea d’aria dagli edifici».

Colao disponibile a valutare nuove semplificazioni

Colao sul primo punto dichiara la disponibilità a valutare nuove semplificazioni se necessarie. Sul secondo ammette la rilevanza del problema, con un fabbisogno di «10mila operatori da formare e su questo punto stiamo lavorando con il ministero dello Sviluppo per identificare un meccanismo premiante».

Sul rischio di una rete che non raggiunga effettivamente l’utente il ministro precisa che per quanto riguarda la fibra ottica «l’operatore aggiudicatario dovrà realizzare l’infrastruttura di rete inclusiva del roe (ripartitore ottico) fino all’edificio in cui sono situati gli utenti mentre in caso di wireless (tecnologia Fwa) l’intervento dovrà includere l’installazione della rete sull’edificio».

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