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Coldiretti: la campagna elettorale non metta a rischio 35 miliardi di fondi Ue salva-campi

Il presidente Prandini all’Assemblea nazionale: «Sulla Politica agricola comune occorre superare le osservazioni di Bruxelles e approvare in tempi stretti il Piano strategico nazionale»

di Emiliano Sgambato

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2' di lettura

La campagna elettorale non fermi gli interventi necessari per garantire la sopravvivenza delle imprese agricole, gli investimenti per ridurre la dipendenza alimentare dall’estero e assicurare a imprese e cittadini la possibilità di produrre e consumare prodotti alimentari al giusto prezzo. È l’appello lanciato dal presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, all’Assemblea Nazionale dell’associazione del 28 luglio nel denunciare il rischio di perdere 35 miliardi di fondi europei per l’agricoltura italiana nei prossimi cinque anni ma anche la necessità di attuare al più presto le misure previste dal Pnrr.

«Sulla Politica agricola comune occorre superare le osservazioni di Bruxelles e approvare in tempi stretti il Piano strategico nazionale – ha spiegato Prandini – senza il quale non sarà possibile far partire la nuova programmazione dal 1° gennaio 2023».

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Una dotazione finanziaria di 35 miliardi, sottolinea, «per sostenere l’impegno degli agricoltori italiani verso l’innovazione, la sostenibilità e il miglioramento delle rese produttive, tanto più vitali in un momento dove la guerra in Ucraina ha mostrato tutta la strategicità del cibo e la necessità per il Paese di assicurarsi la sovranità alimentare».

Lo sforzo di modernizzazione e la digitalizzazione dell’agricoltura italiana e dell’intero Paese, continua Prandini, «non può fare a meno del Pnrr». E in coerenza con gli impegni del Pnrr «la prossima legge di bilancio dovrà sostenere il ruolo dell’agroalimentare nazionale, che oggi rappresenta il 25% del Pil ed è diventata la prima ricchezza del Paese, con misure per tutelare il reddito delle aziende agricole, anche a livello di tassazione. Misure indispensabili anche per fronteggiare il drammatico aumento dei costi, con punte del +250%».

Si tratta di misure necessarie per salvare il settore: secondo l’associazione, infatti, sono quasi 250mila le aziende agricole italiane, un terzo del totale (34%), che si trovano oggi costrette a produrre in perdita a causa dei rincari scatenati dalla guerra in Ucraina e della siccità. E più di un agricoltore su 10 (13%) è «in una situazione così critica da portare alla cessazione dell'attività». La siccità ha aggravato l’impatto del conflitto in Ucraina «rischiando di compromettere un terzo dei raccolti nazionali». Se se l'attuale situazione climatica dovesse perdurare ancora a lungo «i danni da siccità potrebbero arrivare a 6 miliardi di euro, “bruciando” il 10% del valore della produzione agricola nazionale».

Quanto alla transizione ecologica, conclude Prandini, la Coldiretti chiede «coraggio» all’Europa, «con il via libera alla ricerca in campo delle new breeding techniques, da distinguere dagli Ogm transgenici e alle politiche di sostenibilità per rendere l’agroalimentare sempre più competitivo«.

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