Guerra e alimentare

Coldiretti: il caso della passata, si paga più la bottiglia del pomodoro

Primi effetti sul carrello della spesa della guerra in Ucraina e del caro materie prime

di Giovanni Uggeri

2' di lettura

La guerra in Ucraina arriva nel carrello della spesa degli italiani, con il rincaro dei beni energetici che si trasferisce sulla filiera agroalimentare. Colpiti gli agricoltori costretti ad affrontare rincari nei costi di produzione, ma anche i consumatori con l’inflazione che spinge i prezzi al consumo e aumenta povertà e fame. E’ quanto afferma la Coldiretti, in occasione della diffusione dei dati Istat sull’inflazione a febbraio.

Il balzo dei costi energetici si trasferisce, infatti, a valanga sui bilanci delle imprese agricole costrette a vendere sottocosto anche per effetto di pratiche sleali che scaricano sull’anello più debole della filiera. La Coldiretti denuncia, infatti, che 1 chilo di grano nonostante gli aumenti, viene pagato agli agricoltori 31 centesimi; serve per produrre un chilo di pane che viene venduto a consumatori a prezzi che variano dai 3 ai 4 euro a seconda delle città. L’incidenza del costo del grano sul prezzo del pane resta dunque marginale pari a circa il 10% e il problema vero è il costo dell’energia che ha colpito tutte le attività produttive; dal gasolio per il trattore al riscaldamento delle serre, fino al prezzo dei concimi per garantire fertilità ed aumentare la produzione. Il paradosso è ad esempio che si paga più la bottiglia che il pomodoro in essa contenuto.

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Il boom delle quotazioni per i prodotti energetici e le materie prime si riflette – sottolinea Coldiretti – sui costi di produzione del cibo ma anche su quelli di confezionamento, dalla plastica per i vasetti all'acciaio per i barattoli, dal vetro per i vasetti fino al legno per i pallet da trasporti e alla carta per le etichette dei prodotti che incidono su diverse filiere, dalle confezioni di latte, alle bottiglie per olio, succhi e passate, alle retine per gli agrumi ai barattoli smaltati per i legumi.

Il risultato è che, ad esempio, in una bottiglia di passata di pomodoro da 700 ml in vendita mediamente a 1,3 euro oltre la metà del valore (53%), secondo la Coldiretti, è il margine della distribuzione commerciale con le promozioni, il 18% sono i costi di produzione industriali, il 10% è il costo della bottiglia, l'8% è il valore riconosciuto al pomodoro, il 6% ai trasporti, il 3% al tappo e all'etichetta e il 2% per la pubblicità. Per ogni euro speso dai consumatori in prodotti alimentari freschi e trasformati appena 15 centesimi vanno in media agli agricoltori ma se si considerano i soli prodotti trasformati la remunerazione nelle campagne scende addirittura ad appena 6 centesimi, secondo un'analisi Coldiretti su dati Ismea.

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