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Coldplay, U2 e i concerti green: così le band fanno marketing col sociale

Chris Martin annuncia lo stop ai tour «perché inquinano» e intanto lancia il nuovo album. Bono sbarca in India «contro l’ingiustizia». È la musica che scopre la responsabilità sociale d’impresa. Perché la band è un brand

di Francesco Prisco


I Coldplay dicono basta ai concerti "inquinanti"

3' di lettura

Se siete appassionati di musica, non vi saranno sfuggite le due uscite clou di venerdì 22 novembre: l’album Everyday Life dei Coldplay e il singolo Ahimsa degli U2 . Se siete attenti osservatori delle cose di musica, avrete sicuramente notato le parole di Chris Martin che dalla Giordania, posto non proprio casuale, «ponte tra oriente e occidente», annuncia il clamoroso ritiro dei Coldplay dai tour perché «troppo inquinanti». La band tornerà a esibirsi live quando i concerti saranno «carbon neutral».

Martin di Giordania, Bono l’«indiano »
E intanto Bono, leader degli U2 che di Martin è un po’ il padre putativo, forte della collaborazione con A.R. Rahman, fa rotta sull’India: il nuovo singolo è una specie di teaser del concerto che il quartetto irlandese terrà a Mumbai il 15 dicembre all’insegna di The Joshua Tree, in assoluto il primo live in India per gli U2. «La lotta contro l’ingiustizia è sempre stata molto importante per noi», sottolinea la rockstar di Achtung Baby. E aggiunge: «Veniamo come studenti alla fonte di ispirazione... Questo è ahimsa... la non violenza... L’India ci ha fatto questo... il più grande dono al mondo... È più potente dell’energia nucleare, degli eserciti, delle marine, dell’Impero britannico. È il potere stesso. E non è mai stato così importante».

Social responsability musicale
Se più che di musica masticate di marketing, l’una e l’altra operazione probabilmente vi avranno fatto venire in mente due paroline inglesi che, da diversi anni a questa parte, rappresentano una specie di formula magica quando si tratta di investire su un marchio: social responsability. Ossia «responsabilità sociale sociale d’impresa», quel principio che porta le multinazionali a costruire pozzi in Africa, finanziare la ri-forestazione, abolire l’utilizzo di plastica e dei prodotti inquinanti all’interno del perimetro della fabbrica. La novità è che anche la musica se n’è appropriata. E la utilizza in chiave promozionale per lanciare nuovi prodotti.

Gli U2 si esibiranno per la prima volta in India a dicembre prossimo (Ap)

Quando la musica canta il sociale
Due precisazioni, a questo punto, sono opportune. Uno: quando parliamo di social responsability, non lo facciamo in accezione negativa. È una pratica lecita, legittima, diffusissima nell’epoca di Greta Thunberg e dei Fridays For Future, ma è una leva del marketing, come dimostrano numerosi quanto illustri saggi e corsi universitari dedicati al tema. Nessun fan dei Coldplay o degli U2 si scandalizzi se ascriviamo al genere i suoi beniamini. Due: le battaglie sociali in musica non sono certo nate ieri e nemmeno l’altro ieri. Ne abbiamo visto tante dal Concert for Bangladesh in avanti. Persino troppe, tutti a cantare «per l’Azzonia e per la pecunia», diceva il Poeta. E alcune di queste battaglie, tutt’altro che secondarie, hanno avuto proprio Coldplay e U2 come protagnisti. Vedi alle voci Live Aid e Live 8.

Il marketing nell’era della musica liquida
Quelle di Coldplay e U2, tuttavia, rappresentano operazioni diverse rispetto al tradizionale approccio al sociale del rock. Molto più sofisticate e - consentiteci - «studiate». Lo scenario industriale che fa da sfondo è quello del music business ai tempi dello streaming: la discografia ha perso da un pezzo la propria centralità, a vantaggio di concerti e attività editoriali. Gli artisti fanno i soldi con le esibizioni live e il diritto d’autore piuttosto che con la pubblicazione di album e singoli, irrimediabilmente «liquidi», affidati cioè alla distribuzione online. Gli unici artisti ancora «baciati» dalla dea discografica sono quelli esplosi prima della grande crisi di settore. Coldplay e U2 rientrano nell’eletta schiera, ma non sono immuni da passi falsi (vedi il caso della criticatissima distribuzione di Songs of Innocence a tutti i possessori di device Apple, per esempio). Ogni loro uscita deve essere costruita nel minimo dettaglio in chiave comunicativa.

I Coldplay dal vivo nell’ultimo tour (Afp)

Quando la band è un brand
Perché la band è un brand. E allora, per lanciare con efficacia un prodotto nuovo in un settore maturo, tocca muoversi esattamente come farebbe un brand. Niente di meglio da fare che affidarsi alla social responsability: eccoti i Coldplay che sventolano la bandiera di Greta dicendo basta ai concerti, almeno fino a che non diventeranno carbon neutral. In termini di strategia aziendale, stai apparentemente sacrificando un’attività che funziona senza grossi sforzi (i live) a vantaggio di un’attività piena di incognite (la discografia). Se tuttavia siete appassionati di musica e attenti osservatori, avrete notato che da almeno un anno a questa parte, da un capo all’altro del pianeta, si stanno moltiplicando i concerti più o meno eco sostenibili. Vedrete che, passato il lancio del disco, i Coldplay un modo per tornare a esibirsi dal vivo lo troveranno. E vedrete pure che sarà «green».

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    Francesco PriscoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: economia della cultura e dell'entertainment, musica, libri, cinema, cultura, società

    Premi: Premio Giornalistico State Street 2018 - Categoria: Innovation

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