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Colf, badanti, camerieri: tutti i lavori che «resistono» in Italia grazie agli immigrati

Gli occupati italiani e quelli stranieri hanno caratteristiche molto diverse tra loro. La maggior parte degli occupati stranieri svolge professioni non qualificate (33,3%), mentre il 29,7% trova impiego nelle professioni qualificate e tecniche

di Francesca Barbieri


La fuga dei giovani costa 16 mld, il 9% del Pil dagli stranieri

3' di lettura

Gli stranieri ci rubano il lavoro? A partire dal 2008, parallelamente alla crisi economica, si è fatta largo l’idea che il lavoro sia un “bene scarso” e che l’arrivo di nuovi lavoratori tolga opportunità a quelli già presenti sul mercato. In particolare, secondo un’elaborazione della Fondazione Leone Moressa su dati Istat, gli immigrati vengono percepiti come una minaccia, essendo il numero di occupati stranieri (2,5 milioni) simile a quello dei disoccupati italiani (2,4 milioni).

In realtà, secondo lo studio realizzato in collaborazione con Money Gram, che verrà presentato l'11 novembre 2019 a Roma presso lo Spazio Europa, i due gruppi hanno caratteristiche molto diverse e non sarebbero affatto sostituibili.

Gli occupati stranieri in Italia
Secondo i dati Istat 2018, i lavoratori stranieri sono 2.455.000, pari al 10,6% degli occupati totali. L'incidenza dei lavoratori stranieri è cresciuta sensibilmente dal 2009 al 2014 (da 7,9% a 10,3%), per poi stabilizzarsi negli ultimi cinque anni.
Nell’ultimo anno sono cresciuti sia gli occupati stranieri (+1,3%) che quelli italiani (+0,8%), mentre il tasso di occupazione è cresciuto dello 0,6% in entrambi i casi.

La ricchezza prodotta da questi lavoratori è stimabile in 139 miliardi di euro, ovvero il 9% della ricchezza nazionale. In termini assoluti, la maggior parte del Pil dell’immigrazione è prodotto nel settore dei servizi dove si registra la maggior parte di occupati stranieri (45,1%). Incide maggiormente nel settore degli alberghi e ristoranti (18,6%), nell'agricoltura (17,8%) e nelle costruzioni (17,6%).

SITUAZIONE OCCUPAZIONALE PER CITTADINANZA (2018)

Arrivi in calo rispetto a dieci anni fa
Negli ultimi dieci anni l’immigrazione in Italia è diminuita: se nel 2010 i nuovi permessi di soggiorno sfioravano quota 600mila, nel 2018 risultavano più che dimezzati.

In particolare, evidenzia la Fondazione Moressa, si sono ridotti drasticamente i permessi per lavoro, da 360mila del 2010 a meno di 14 mila del 2018 (-96%). Negli ultimi anni sono cresciuti gli “altri motivi”, principalmente motivi umanitari, senza comunque mai superare di molto quota 100 mila. I permessi rilasciati per ricongiungimento familiare sono rimasti sostanzialmente costanti, ma a partire dal 2011 sono diventati la prima voce.

Gli immigrati? Fanno lavori “complementari”
Gli occupati italiani e quelli stranieri hanno caratteristiche molto diverse tra loro. Gli italiani sono mediamente più anziani e hanno dei titoli di studio più elevati. Negli ultimi nove anni, la quota di stranieri con almeno il titolo secondario superiore si è molto ridotta, mentre non è aumentata la quota di chi ha una laurea.

Di conseguenza, la maggior parte degli occupati stranieri svolge professioni non qualificate (33,3%), mentre il 29,7% trova impiego nelle professioni qualificate e tecniche. Le principali mansioni sono nel lavoro domestico: “personale non qualificato addetto ai servizi domestici” e “professioni qualificate nei servizi alla persona”.

I mestieri al top tra gli stranieri...
Se l’incidenza media degli occupati stranieri sul totale è del 10,6%, la forbice è molto ampia a seconda delle mansioni. Il lavoro domestico è quello con più stranieri in assoluto: il 67,6% tra le colf e il 55,8% tra le badanti. Il peso degli stranieri sta diventando sempre maggiore anche nel personale non qualificato dell’agricoltura (pescatori, pastori, braccianti agricoli), tra i venditori ambulanti (40,4%), nelle costruzioni (come manovali nell’edilizia civile), nei servizi (addetti alla pulizia in hotel e uffici) e nel commercio. Se consideriamo, poi, il totale degli occupati stranieri in Italia nella top ten risultano anche camerieri, autisti e magazzineri.

...e quelli “dominati” dagli italiani
Gli stranieri sono del tutto esclusi o quasi dalle professioni più qualificate come i professori, gli specialisti in scienze giuridiche, gli ingegneri o i bancari. Il mercato del lavoro italiano si sta quindi sempre di più polarizzando, con gli italiani che si spostano verso professioni più qualificate, liberando le fasce produttive più basse. Senza la manodopera immigrata, sottolinea la Fondazione Moressa, molto probabilmente scomparirebbero badanti, colf, braccianti agricoli, muratori e manovali, «professioni poco appetibili per i giovani italiani».

Più colpiti dalla crisi
Il calo degli occupati italiani non è dovuto alla presenza straniera. Anzi, sono stati proprio gli stranieri a risentire maggiormente della crisi economica, visto il massiccio impiego in settori particolarmente esposti, come l'edilizia. Il tasso di occupazione degli stranieri è sceso dal 66,9% del 2004 al 58,3% del 2013, per poi tornare al 61,2% nel 2018.

TIPOLOGIA DI PROFESSIONE DEGLI OCCUPATI CON ALMENO 15 ANNI PER CITTADINANZA, 2018*

Dati in percentuale. (*) I dati sul mercato del lavoro sono calcolati a partire dal sotto-campione dell'indagine Istat RCFL (pari a circa il 60% del campione osservato nell'indagine). Vengono considerate nell'analisi le professioni che hanno una percentuale di occupati superiore allo 0,5%. Fonte: Elaborazioni Fondazione Leone Moressa su dati Istat

VALORE AGGIUNTO PRODOTTO DAGLI OCCUPATI STRANIERI PER SETTORE DI ATTIVITÀ


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