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Colf, badanti e baby sitter: rincari fino a 118 euro al mese per un milione di famiglie. Gli aumenti caso per caso

Punto per punto ecco che cosa prevede l’accordo di settore per colf, babysitter e badanti. Più ore per la partecipazione a corsi di formazione in funzione del «patentino di qualità»

di Valentina Melis

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3' di lettura

Aumentano i costi del personale domestico, soprattutto per chi ha una baby sitter che segue bambini sotto i sei anni e per chi ha un collaboratore che segue due persone anziane non autosufficienti. Per questi due profili, il rinnovo del contratto collettivo del settore, firmato l’8 settembre (e con decorrenza dal 1° ottobre), porta in dote una nuova indennità, che si aggiunge alla retribuzione, di 115,76 euro al mese per le baby sitter di bambini under 6 e di 100 euro al mese per le badanti di livello «C Super» e «D Super» che curano più di una persona non autosufficiente. Questi aumenti ad hoc scattano da ottobre.

Da gennaio 2021 si applicheranno, poi, gli aumenti retributivi stabiliti in generale con il rinnovo del Ccnl: per i lavoratori conviventi inquadrati al livello «B Super», l’aumento è di 12 euro al mese, da riparametrare per gli altri livelli. Raddoppiano i contributi alla Cassa Colf (da 0,03 euro l’ora a 0,06 euro, per due terzi a carico del datore e per un terzo a carico del lavoratore), mentre bisognerà attendere il 2021 per l’aggiornamento dei contributi Inps.

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Tutti questi cambiamenti possono determinare rincari che vanno da 10 a 118 euro mensili, che si applicano agli 848.987 lavoratori domestici regolari censiti dall’Inps e ai 176.848 in fase di regolarizzazione con la sanatoria prevista dal decreto Rilancio. Si stima che un altro milione di lavoratori domestici continui a restare nel “nero”.

Il bilancio per le famiglie

Qual è la differenza tra il costo dello stesso lavoratore oggi e quello a gennaio 2021? Per una baby sitter inquadrata al livello «B super» che segue un bambino di quattro anni e oggi ha una paga oraria di 6,13 euro, il costo passa da 900 euro mensili a oltre mille euro. L’unico correttivo al meccanismo della indennità aggiuntiva è che il nuovo importo «è assorbibile da eventuali superminimi individuali di miglior favore percepiti dal lavoratore» (articolo 34 del nuovo contratto collettivo). In pratica, se la famiglia versa già al lavoratore una paga oraria superiore ai minimi previsti dal Ccnl, e questo “superminimo” vale già 116 euro in più al mese rispetto alla paga base, per la famiglia cambia meno: scattano solo i 12 euro di aumento retributivo e i 2,6 euro di aumento dei contributi alla Cassa Colf (che comunque fanno oltre 180 euro all’anno).

Ma mentre in alcune zone del Paese, come il Nord Est e il Nord Ovest, è frequente che la paga oraria dei lavoratori domestici sia superiore ai minimi stabiliti dal Ccnl, non vale lo stesso al Centro e nel Sud Italia, dove le paghe sono più allineate ai minimi.

Permessi retribuiti

Un altro “onere” a carico dei datori di lavoro, anche se finalizzato a una maggiore qualificazione degli «assistenti familiari» (così si chiamano ora), è legato ai permessi retribuiti per consentire la frequenza di corsi di formazione professionale. Questi permessi sono estesi fino a 64 ore all’anno se il corso di formazione è finanziato o riconosciuto dall’ente bilaterale Ebincolf. Questa previsione segue l’introduzione del cosiddetto “patentino di qualità” dei lavoratori domestici (disciplinato dalla norma tecnica Uni 11766/2019), che punta a certificare le competenze acquisite tramite corsi di formazione. Chi raggiungerà la certificazione di qualità (che è ancora in fase di attuazione) avrà diritto a un’ulteriore indennità da 8 a 10 euro in base al livello di inquadramento.

I lavoratori domestici avranno diritto a permessi retribuiti anche per visite mediche documentate, per le pratiche legate al rinnovo del permesso di soggiorno e al ricongiungimento familiare.

Il punto di vista delle associazioni datoriali

«L’introduzione dell’ indennità aggiuntiva per le baby sitter - spiega Alfredo Savia, presidente di Nuova Collaborazione e di Fidaldo (una delle due parti datoriali firmatarie del nuovo Ccnl) - è legata al fatto che tutte queste lavoratrici sono state inserite nel livello «B Super», mentre prima erano in tre livelli diversi, uno dei quali più elevato, anche come retribuzione. Ora si elimina un motivo di contenzioso legato all’inquadramento e la nuova indennità “compensa” il cambiamento di livello».

Le associazioni datoriali confidano che per sostenere le famiglie arrivino dal 2021 nuove prestazioni finanziate dai contributi alla Cassa Colf: «Puntiamo a introdurre un aiuto ai datori in linea con le polizze long term care, che possono fornire una rendita utile a sostenere i costi di un assistente familiare - spiega Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina -. Inoltre, riprenderemo il dialogo con il Governo perché siano effettivamente introdotti gli sgravi fiscali sulle retribuzioni dei lavoratori domestici, previste nel progetto del Family act».

Sull’entità degli aumenti per i lavoratori domestici, Alessandro Lupi, vicepresidente di Assindatcolf, fa notare che «con un contratto del 2013, scaduto dal 2016, i 12 euro di aumento mensile consentono ai lavoratori di recuperare la perdita di potere d’acquisto legata all’inflazione».

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