ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùGli stipendi del 2023

Colf e badanti, nel 2023 aumenti da 109 a 145 euro

L’adeguamento delle retribuzioni all’inflazione avrà un impatto rilevante per le famiglie che versano una paga oraria allineata ai minimi. Incrementi consistenti per chi ha un’assistente convivente o una baby sitter a tempo pieno

di Valentina Melis

(Adobe Stock)

3' di lettura

Sono convocate per oggi al ministero del Lavoro le associazioni datoriali e i sindacati dei lavoratori domestici, per affrontare il nodo dell’adeguamento delle retribuzioni dal 1° gennaio 2023.

Il contratto collettivo che regola i rapporti di colf, badanti e baby sitter con le famiglie presso le quali lavorano prevede infatti un adeguamento annuale dei livelli minimi delle retribuzioni in base all’inflazione, rilevata dall’Istat al 30 novembre di ogni anno. In particolare, l’articolo 38 del Ccnl prevede che sia una Commissione nazionale formata dalle parti datoriali e sindacali, convocata annualmente dal ministero del Lavoro, ad aggiornare le retribuzioni. In assenza delle parti o se manca l’accordo, l’adeguamento avviene automaticamente nella misura dell’80% dell’inflazione per le retribuzioni minime, e nella misura del 100% dell’inflazione per i valori convenzionali del vitto e dell’alloggio dei lavoratori.

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Verso adeguamento del 9,44% da gennaio

Questo significa che, salvo diversi accordi tra le parti, l’adeguamento dei minimi da gennaio 2023, con una inflazione all’11,8% (dato di novembre), sarebbe del 9,44% per cento.

L’impatto maggiore degli aumenti si avrà sulle famiglie che hanno una badante convivente, che non è pagata “a ore”, ma in base a uno stipendio minimo mensile, e quindi con una paga oraria più simile ai minimi previsti dal Ccnl (attualmente la retribuzione minima mensile di una badante convivente di livello «C Super» è di 1.026 euro). I rapporti che prevedono la convivenza fra assistente familiare e datore sono il 23,4%, su un totale di un milione di datori di lavoro domestico.

I POSSIBILI AUMENTI IN BUSTA PAGA
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Le famiglie che versano già ai propri collaboratori una paga oraria più elevata rispetto ai minimi del Ccnl, non subiranno invece un impatto dagli eventuali aumenti dei minimi. Un esempio può aiutare a capire meglio: per una colf che svolge solo funzioni di pulizia della casa, la paga oraria minima prevista dal Ccnl è di 4,83 euro. Molte famiglie però versano una paga oraria superiore a questo livello, e dunque non subiranno gli effetti degli incrementi legati all’inflazione.

Gli aumenti riguarderanno solo il personale dipendente inquadrato nel Ccnl di settore. I lavoratori domestici impiegati occasionalmente tramite il Libretto Famiglia (che prevede una quota fissa oraria di dieci euro all’ora, comprensiva di contributi Inps e assicurazione Inail) non saranno invece coinvolti.

L’ammontare degli incrementi

Come si vede dagli esempi pubblicati in pagina, per le famiglie che applicano le retribuzioni minime contrattuali ai propri collaboratori familiari, gli aumenti in arrivo dal 2023 possono oscillare in base al profilo del lavoratore da un minimo di 109 euro al mese a un massimo di 145 euro.

Nel conto finale rientrano sia lo stipendio del lavoratore (chi è assunto in regola, oltre alla paga base ha diritto mensilmente ai ratei per Tfr, ferie e tredicesima), sia i contributi, che sono calcolati percentualmente sulla retribuzione oraria. Anche i contributi dei lavoratori domestici subiscono annualmente un adeguamento in base all’inflazione e sono destinati nel 2023 ad aumentare.

Così, la famiglia che ha assunto una badante convivente di livello «C Super» potrà vedere aumentare la spesa annuale, dal 2023, da 17.177 euro a 18.752 euro.

Al momento, per le famiglie datrici di lavoro domestico, gli unici aiuti disponibili da parte dello Stato sono la deducibilità dal reddito dei contributi versati, fino a 1.549,36 euro all’anno e la detraibilità dall’Irpef del 19% delle spese per gli addetti all’assistenza di persone non autosufficienti, fino a 2.100 euro per contribuente, ma solo se il reddito complessivo non supera i 40mila euro.

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