sostegno alle famiglie

Colf e badanti: il lavoro in nero sottrae 2 miliardi al Fisco

Secondo il rapporto sul lavoro domestico di Domina e Fondazione Moressa l’emersione di 1,2 milioni di addetti porterebbe allo Stato 1,4 miliardi di contributi e 645 milioni di Irpef

Valentina Melis


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(© BURGER/PHANIE)

3' di lettura

Vale due miliardi il tesoretto fiscale e contributivo legato all’emersione del lavoro nero di colf e badanti. Vuol dire che se oltre agli 859mila lavoratori domestici oggi in regola fossero dichiarati all’Inps anche gli 1,2 milioni che lavorano in nero, lo Stato incasserebbe 1,4 miliardi di contributi in più (da famiglie e lavoratori) e 645 milioni di Irpef (dai lavoratori). È la stima contenuta nel Rapporto annuale sul lavoro domestico che sarà presentato giovedì 12 dicembre al Senato dall’associazione datoriale Domina.

La stima del sommerso

Il lavoro nero nel settore domestico coinvolge sei lavoratori su dieci: i quasi 900mila addetti regolari censiti dall’Inps (pur essendo l’8% dei lavoratori dipendenti italiani), rappresentano appena il 42% del totale. La ragione di questa alta incidenza del sommerso è principalmente nei costi della regolarizzazione. Questo vale innanzitutto per i datori di lavoro, che sono famiglie (spesso di anziani soli) e possono contare su magre agevolazioni: a fronte del costo totale di una badante, che può variare da 15mila a 22mila euro, gli unici benefici fiscali disponibili sono la detrazione Irpef per persone non autosufficienti con reddito sotto 40mila euro, che vale al massimo 399 euro, e la deduzione dei contributi versati entro 1.549,37 euro all’anno, che si traduce in un beneficio medio di circa 450 euro (si veda l’articolo in basso). Per i servizi di collaboratori familiari, baby sitter e badanti in regola le famiglie spendono sette miliardi all’anno: 5,6 miliardi di retribuzione, 976 milioni di contributi e 421 milioni per il Tfr da accantonare ogni mese.

IL BUDGET PER COLF E BADANTI

Spesa totale delle famiglie per i lavoratori domestici regolari. In milioni di euro

A chiedere di non essere messi in regola sono però spesso gli stessi lavoratori, che guadagnano in media meno di 6mila euro all’anno e sono per il 71% immigrati. Dai dati dell’Osservatorio nazionale Domina sul lavoro domestico, emerge che oltre il 60% dei lavoratori regolari è nella no tax area, ovvero guadagna meno di 8.150 euro e quindi non è tenuta a versare l’Irpef e le addizionali locali.

IL GAP TRA REGOLARI E IRREGOLARI

Confronto tra le entrate fiscali attuali (lavoratori regolari) e quelle aggiuntive che potrebbero derivare dalla regolarizzazione di quelli in nero. Lavoratori in numero e gettito in milioni

IL GAP TRA REGOLARI E IRREGOLARI

L’impatto di eventuali incentivi
L’introduzione di incentivi fiscali più consistenti a beneficio delle famiglie, secondo l’associazione Domina, darebbe una spinta all’emersione del lavoro nero (portando maggiori vantaggi alla regolarizzazione per il datore) e consentirebbe allo Stato di incassare due miliardi in più fra imposte e contributi oggi evasi. La stima di 645 milioni di nuove entrate fiscali è stata fatta dall’Osservatorio Domina sul lavoro domestico e dalla Fondazione Moressa ipotizzando che i redditi dei lavoratori domestici irregolari si distribuiscano come quelli dei lavoratori regolari. «La necessità di assistenza delle famiglie è aumentata e aumenterà in futuro - spiega Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina - ma negli ultimi anni il numero del lavoratori domestici in regola è diminuito. Significa che una parte del lavoro continua a confluire nel nero. Concedere alle famiglie, con un tetto di reddito a 40mila euro, la deduzione del 30% delle retribuzioni versate agli assistenti familiari alla persona e il 10% di quanto versato alle colf significherebbe dare un vantaggio tangibile». Domina propone in più - sempre per chi ha redditi fino a 40mila euro - la deducibilità integrale dei contributi previdenziali.

Lo scambio di dati
Un’altra proposta per favorire l’emersione dei redditi di colf e badanti, anche regolari, è quella di far dialogare la banca dati Inps sulle retribuzioni dei lavoratori domestici con l’agenzia delle Entrate, in modo che quest’ultima possa “precompilare” la dichiarazione e inviarla ai lavoratori (anziché chiedere alle famiglie di fare da sostituti d’imposta, ipotesi circolata nei mesi scorsi). L’evasione fiscale - come evidenzia la relazione del Mef sull’economia non osservata allegata alla Nadef 2019 - riguarda anche molti lavoratori domestici regolari, tenuti a fare la dichiarazione dei redditi e a versare le imposte.

LA PAGA DEI LAVORATORI DOMESTICI

Lavoratori domestici per classi di retribuzione annua (2018). Fonte: Elaborazione Domina e Fondazione Leone Moressa su dati Inps e Mef - dipartimento delle Finanze

LA PAGA DEI LAVORATORI DOMESTICI

L’ultima proposta di Domina è quella di permettere alle famiglie di regolarizzare i lavoratori non comunitari già presenti in Italia senza permesso di soggiorno (o senza permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato), con un permesso di soggiorno temporaneo per assistenza alla persona in ambito domestico: questo eliminerebbe un’altra ragione di confluenza nel lavoro nero.

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