la festa 2020

Colin Firth e Stanley Tucci illuminano lo schermo come due Supernova

I due mostri sacri del cinema mondiale portano alla Festa del Cinema di Roma una storia di amore e malattia che è al tempo stesso intensa e struggente

di Eugenio Bruno

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I due mostri sacri del cinema mondiale portano alla Festa del Cinema di Roma una storia di amore e malattia che è al tempo stesso intensa e struggente


2' di lettura

Supernova ha un merito su tutti. Ricordarci che il cinema è innanzitutto una questione attoriale. Grazie a due stelle di prima grandezza (Colin Firthe e Stanley Tucci) che illuminano il firmamento della Festa del cinema di Roma. Dando vita a una storia di amore e malattia che è al tempo stesso intensa e striggente. In una lunga carrellata di primi piani e campi stretti che li tengono (insieme o a turno) sempre al centro dell’inquadratura. E se il secondo lungometraggio di Harry Macqueen dopo Hinterland funziona lo deve soprattutto a loro.

Una gara di bravura lunga 90 minuti

La trama è semplice e linerare: Sam (Colin Firth) è un pianista di sucesso che si è ritirato dalla scena per stare vicino al suo compagno scrittore Tusker (Stanley Tucci) che da due anni lotta con la comparsa e l’avanzata della demenza precoce. Insieme decidono di fare un ultimo viaggio in camper lungo le brughiere inglesi per salutare gli amici e prendere un’ultima drammatica decisione. Esattamente come i due attori pricipali, che danno vita a una gara di bravura lunga 90 minuti, anche l’amore e la malattia si spartiscono la scena per tutti e 90 minuti del film. Senza eccessi, senza sbavature, ma anche senza indugi.

Le conseguenze dell’amore (e della malattia)

Della demenza non vediamo il decorso - come accadeva ad esempio in Still Alice dove Julian Moore era accompagnata nei singoli passaggi della sua malattia - ma solo le conseguenze: un taccuino lasciato improvvisamente in bianco, la memoria che si affievolisce, un piatto che cade e squarcia il silenzio della sera. Le conseguenze sono sul fisico, sul lavoro, sulla carriera, sulla vita privata, sulla storia di coppia. E grazie alla maestria di Firth e Tucci le percepiamo una per una. I due attori lavorano di sottrazione, non eccedono, si completano. Le parole dell’uno vanno bene anche se a veicolarle è l’altro. Come dimostra la scena in cui Sam, commuovendo e commuovendosi, legge pubblicamente una lettera privata di ringraziamento scritta da Tusker.

Amare è anche lasciare andare

Supernova è anche e soprattutto una storia d’amore. Ventennale, adulta, completa. E come in Èté 85 anche qui conta poco che la relazione sia omosessuale. Il messaggio che Harry Macqueen ci trasferisce è universale e prescinde dall’orientamento sessuale: a volte amare significa saper lasciare andare l’altro. Perfino se il viaggio da intraprendere è l’ultimo e passa per l’eutanasia.Consapevoli che quello che lasceremo è polvere di stelle, esattamente come una Supernova dopo la sua esplosione.

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