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Collaborare per la circolarità: nasce la Recovery Map

4' di lettura

La collaborazione è un elemento portante della circolarità. Ciascuno deve e può fare la sua parte, ma è importante riconoscere che oggi, occorre anche aiutare gli altri a fare la propria. Come? Intanto con le basi, ovvero la conoscenza, mettendo a disposizione informazione.

Il tema è la collaborazione, il permettere che la conoscenza di sé costituisca la base che qualcun altro userà per progettare e attuare impatti positivi, concreti, di cui abbiamo molto bisogno. Da qui nasce l'idea di Trasforma, the Recovery Map, per informare chi progetta un prodotto, di che cosa succede a valle e di cosa possa oggi essere recuperato più facilmente, usando meno risorse.

Chi si occupa di scarti, rifiuti e recupero della materia prima, come i metalli preziosi, entra in gioco solo a un certo punto di vita della materia, in una strada percorsa già da molti. La materia passa dal design, dalla produzione, viene distribuita e usata e solo alla fine gestita come scarto attraverso processi di recupero, di valorizzazione e smaltimento. Come in una staffetta, il testimone passa di mano in mano, e ciascuna delle mani può aiutare le altre a portare il testimone lungo tutto il percorso, sprecando meno energia e arrivando meglio a destinazione.

La recovery map è un progetto che vuole offrire informazioni alla filiera, partendo da chi si occupa di design di prodotto, e vuole rispondere a domande che riguardano la composizione e le caratteristiche che un materiale potrebbe avere, per essere ‘più digeribile' per il sistema di recupero esistente. L’80% degli impatti ambientali di un prodotto infatti è determinato nella fase della sua progettazione. È stato questo dato a ispirare il progetto Trasforma che TCA SpA , importante player internazionale nel recupero metalli preziosi, con sede ad Arezzo e filiali a Vicenza e Valenza, ha deciso di adottare e portare alla luce.
Andrea Chiarini, Amministratore con delega all'ambiente di TCA SpA, da subito ha condiviso l'idea di una Recovery Map, sottolineando l'importanza di fare squadra tra player della gestione dell' end of waste . “L'economia deve essere permeata da nuovi atteggiamenti. Da un lato le imprese come soggetti singoli devono fare molto per trasformarsi in ottica ecologica: attuare piani di trasformazione dei processi e delle organizzazioni, conoscersi di più dal punto di vista della sostenibilità e agire per migliorare dove necessario. Ciò che dobbiamo fare di più, se vogliamo essere utili, è anche collaborare. Un'impresa come la nostra è un attore, tra gli altri, di una funzione davvero importante affinché l'economia circolare si attui, e non possiamo davvero pensare di rispondere a questa sfida come singoli”.

Se da un lato queste parole fanno pensare a vere e proprie speciazioni culturali delle imprese, non va dimenticata la necessità di preservare e garantire i singoli patrimoni informativi, che soprattutto in ambito chimico e metallurgico hanno a che fare con il segreto industriale, formule e impiantistica frutto di esperienza e ricerca e la competitività stessa dell'impresa sul mercato rispetto ai competitor. Solo dal rispetto di questi aspetti potrà nascere l'adesione al progetto da parte di più player dell'end of waste, arrivando così a configurare la fotografia nella sua interezza, ovvero la rappresentazione del sistema possibile di recupero in un determinato territorio.
La Recovery Map sarà portatrice attraverso l'informazione di collaborazione verticale, lungo tutta la filiera della vita della materia, di collaborazione orizzontale, tra player dell'end of waste, per rispondere come sistema alla necessità di preservare il valore della materia, attraverso il suo recupero. La collaborazione sarà anche multidisciplinare: per attuare la Recovery Map servono competenze specifiche, professionalità di primo piano che sappiano strutturare la ricerca dei dati necessari, quando si parla di sostenibilità. TCA SpA si è così rivolta al gruppo di Ricerca di Chimica dell'Ambiente dell'Università di Bologna, siglando un accordo che vedrà il gruppo dell'ateneo, in primo piano per realizzare il progetto.

“Un prodotto progettato in ottica di ecodesign deve tenere conto delle possibilità di recupero ad esso associato, una volta divenuto scarto o rifiuto. Diffondere conoscenza per indirizzare la progettazione verso materiali più gestibili dalla tecnologia a disposizione è un'iniziativa che creerà un impatto positivo. Siamo felici di partecipare a questa iniziativa, che tocca anche gli obiettivi fissati dall'IPP, Integrated Product Policy, parte della strategia comunitaria per lo sviluppo sostenibile”. Sono le parole del Prof. Fabrizio Passarini - Docente di Chimica dell’Ambiente presso l'Università di Bologna, Direttore della Scuola di Alta Formazione per la Transizione Ecologica della stessa Università e Membro del Comitato Tecnico Scientifico di Ecomondo.

La singola impresa può e deve fare molto e deve anche saper offrire capacità di collaborazione. Osservando l'evoluzione del genere umano stesso sembra possibile prendere spunto. La nostra specie è infatti sopravvissuta attraverso l'adattamento. Un adattamento fattodi reazioni necessarie ma ancora di più di collaborazione e relazione e di nuove strategie organizzative. Il 2023 sarà l'anno di inizio e speriamo possa essere un punto di partenza per chi desidera aderire e fare parte di una circolarità necessaria.

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