supervisione europea

Collasso Wirecard, la vigilanza Ue apre un’indagine sui controllori tedeschi

L’Esma, supervisore Ue che protegge gli investitori, verificherà con un’indagine i controlli delle autorità di vigilanza tedesche nel tracollo di Wirecard

di Isabella Bufacchi

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(REUTERS)

L’Esma, supervisore Ue che protegge gli investitori, verificherà con un’indagine i controlli delle autorità di vigilanza tedesche nel tracollo di Wirecard


4' di lettura

Il controllore Ue dei mercati finanziari vuole vederci chiaro sugli interventi della vigilanza tedesca prima del collasso di Wirecard, il colosso FinTech tedesco quotato sul Dax che ha portato i libri in tribunale per un “buco” da 1,9 miliardi e che ha «minato la fiducia degli investitori nel mercato dei capitali». L’Esma (European Securities and Markets Authority), il supervisore Ue che protegge gli investitori e interviene a salvaguardia della stabilità del sistema finanziario, ha deciso di avviare un’indagine per verificare l’adeguatezza del comportamento delle autorità di vigilanza tedesche Frep (di natura privata) e BaFin (di natura pubblica) in risposta agli eventi che hanno portato al tracollo di Wirecard.

E’ la prima volta che l’Esma avvia un’indagine su un’autorità di vigilanza nazionale dei mercati finanziari. L’investigazione, che finirà il 30 ottobre, è mirata alla verifica dei controlli dei supervisori tedeschi su informativa societaria e rendiconti finanziari del colosso FinTech quotato alla Borsa di Francoforte, primo caso di fallimento di una blue chip dell’indice Dax.

Ripristinare la fiducia degli investitori
«Un reporting finanziario di alta qualità è fondamentale per la fiducia degli investitori nei mercati dei capitali: il crollo di Wirecard ha minato questa fiducia. Pertanto, è necessario valutare questi eventi per aiutare a ripristinare la fiducia degli investitori», ha indicato l’Esma in un comunicato.

Wirecard, blue chip dell’indice Dax con sede in Baviera, fornitore di servizi di pagamento elettronici su scala mondiale, fiore all’occhiello del FinTech tedesco con una capitalizzazione di Borsa a Francoforte arrivata a 24 miliardi, ha portato i libri in tribunale a Monaco il 25 giugno e dichiarato la bancarotta per un buco da 1,9 miliardi delle controllate in Asia: “inesistenti” sarebbero alcuni conti correnti presso due banche nelle Filippine, e una serie (forse centinaia) di operazioni effettuate con società terze, alle quali Wirecard si appoggiava nei Paesi dove non aveva licenza per operare. Una triangolazione dalla quale dipendevano gli utili e il fatturato del gruppo.

Il collasso di Wirecard è una ferita che si è aperta non solo sulla piazza finanziaria tedesca ma anche sul mercato dei capitali europeo. Dal picco di 191 euro dell’agosto 2018, le azioni Wirecard viaggiano ora attorno ai 2 euro. E sono crollate anche le quotazioni di 500 milioni di bond e 900 milioni di convertibili collocati nel settembre 2019, proprio nell’anno del bilancio mai certificato da E&Y.

La perdita di credibilità e di fiducia non conosce confini. Il mercato unico europeo dei capitali non esiste perché le regole non sono armonizzate, gli standard non sono omogenei. Ma gli scandali, come Wirecard, quelli sì, hanno risonanza europea.

La lettera della Commissione Ue
La necessità di indagare sul comportamento del supervisore pubblico BaFin (equivalente alla Consob italiana) e l’ente di controllo privato Frep è stata sollecitata da una lettera inviata dalla Commissione Ue all’Esma il 25 giugno, lo stesso giorno in cui Wirecard ha ammesso la «probabile inesistenza» di 1,9 miliardi di euro e ha portato i libri in tribunale per avviare istanza di fallimento.

L’Esma ha valutato il caso, sulla base dell’invito ricevuto da Bruxelles, e ha deciso di procedere con un’indagine mirata al “financial reporting”, nell’ambito dei poteri che le vengono riconosciuti nei confronti dei supervisori nazionali.

Il faro Esma già in passato acceso su BaFin e Frep
L’Esma aveva già in passato acceso un faro sulla vigilanza tedesca, nell’ambito di una revisione dei sistemi di controllo effettuata nel 2017 con ispezioni avvenute in sette Paesi tra i quali la Germania. In quell’occasione, l’Esma aveva riconosciuto aspetti «altamente positivi» del sistema tedesco ma aveva indicato come e dove migliorarlo: procedure e cooperazione tra Frep e BaFin; indipendenza e conflitto di interessi di Frep.

La Germania, come fatto anche da qualche altro Paese europeo, ha adottato finora un sistema “duale” di vigilanza sui mercati, con procedure in due fasi: i primi controlli su reportistica, rendiconti e informativa societaria ai mercati sono stati esercitati da Frep che è un organo privato di autoregolamentazione; nei casi sospetti in cui Frep ha rilevato inadempienze o la sola mancanza di collaborazione degli oggetti vigilati, il controllore privato si è rivolto a BaFin, supervisore pubblico.

Primi interventi “tampone” in Germania
Il caso Wirecard, che ha scosso la piazza finanziaria tedesca e che è di grande imbarazzo per il governo federale e la stessa BaFin che lo considera un «disastro» di cui vergognarsi, ha già fatto scattare in Germania i primi provvedimenti a caldo.

Il ministero delle Finanze ha chiuso il contratto di collaborazione con Frep e ha promesso che aumenterà i poteri investigativi di BaFin. BaFin ha sottolineato di aver esercitato una supervisione stretta su Wirecard Bank come banca meno significativa (intoccata dall’istanza di fallimento)assieme alla Bundesbank, ma di non essersi potuta spingere oltre sulla casamadre in quanto Wirecard AG è stata vigilata come società tecnologica di servizi digitali e non come operatore del sistema dei pagamenti finanziari.

BaFin ha ricordato poi di aver ottenuto il disco verde dell’Esma nel bloccare, nel febbraio 2019, le vendite allo scoperto su Wirecard.

Questa linea difensiva tuttavia è debole. Sotto il profilo del reporting finanziario, dell’attendibilità delle informazioni al mercato su bilanci e rendiconti, Wirecard andava vigilata come società quotata, a prescindere dalla natura del suo business. Come sia riuscita a sfuggire, forse per anni, ai sistemi di controllo tedeschi, europei e globali, spetta alla procura di Monaco verificarlo. Mentre l’Esma farà rapporto sulle eventuali inadempienze e mancanze di BaFin e Frep.

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