L’identikit del neo-giudice tra i penalisti

Colle, pronta la nomina per la Corte Costituzionale

di Lina Palmerini

(ansa)

2' di lettura

L’attenzione alle scadenze è un criterio-guida per Sergio Mattarella che ha già pronta la nomina presidenziale del giudice costituzionale in sostituzione di Paolo Grossi. Potrebbe arrivare stasera, più probabile sabato mattina: una questione di rispetto visto che per Grossi - che è anche il presidente “uscente” - oggi è l’ultimo giorno alla Consulta. Nessuna indiscrezione trapela dal Quirinale sulla personalità scelta ma nei giorni scorsi sono circolati vari nomi, tra cui quello di Paola Severino, ex ministro, ma con più forza quello dell’ordinario Francesco Palazzo e anche di Giovanni Fiandaca: tutti e tre giuristi in ambito penalista. È, infatti, su questo profilo che si orienta il capo dello Stato soprattutto dopo le dimissioni (nel 2016) di Giuseppe Frigo, avvocato penalista. Un “vuoto” che il Parlamento non ha mai provveduto a colmare in più di un anno, non adempiendo a uno dei “doveri” prescritti dalla Costituzione.

E dunque il capo dello Stato – tra l’altro ex giudice costituzionale – ha bene in mente l’esigenza di “reintegrare” tempestivamente il collegio con la sua nomina, riportando il numero di componenti almeno a 14. Ma ha bene in mente anche la necessità di dare rappresentanza alle varie “specialità” giuridiche equilibrando le varie competenze della Corte. Questa esigenza è rafforzata dalla previsione che alla presidenza della Consulta possa andare Giorgio Lattanzi, massimo esperto proprio in materia penale. Negli ultimi giorni era circolato molto anche il nome di Marta Cartabia - anche perché finora non c’è stato un presidente donna - tuttavia vari indizi portano a pensare che sarà confermato il metodo tradizionale del componente più anziano. Lattanzi, oltre che giurista di fama in diritto e procedura penale e stimato vicepresidente vicario, è infatti il componente più anziano e ha davanti ancora due anni di “servizio”. Ecco, se sarà lui a maggior ragione si crea l’esigenza di un neo-giudice con un profilo analogo visto che il presidente ha meno cause in carica e dunque sarebbe necessario tenerne conto.

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Tra l’altro l’urgenza di avere il collegio della Corte al completo è stata evocata proprio ieri dal presidente Grossi, che nella sua ultima relazione - e nell’incontro con la stampa - ha voluto sottolineare il colpevole ritardo del Parlamento che in oltre un anno non è riuscito a trovare un accordo politico sulla nomina. In tutto, la Consulta si compone di 15 giudici: 5 di nomina presidenziale, 5 nominati da alte magistrature, 5 di nomina parlamentare. Ecco, con la scelta di Mattarella il collegio arriva a 14 ma c’è ancora incertezza sulla data del giuramento del neo-giudice, dopo la quale diventa pienamente operativo. Per consuetudine, devono essere presenti i presidenti di Camera e Senato ma, come si sa, in questi giorni sono impegnati in campagna elettorale. Non è chiaro quindi se il giuramento si farà già la prossima settimana o dopo il voto del 4 marzo e questo condiziona la data dell’elezione del nuovo presidente che potrebbe essere il 9 marzo.

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