collezioni emergenti

Collezionare a Dubai: Charles Al Sidaoui si racconta

di Maria Adelaide Marchesoni


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3' di lettura

Riservati, poco inclini a descrivere le collezioni d'arte e tanto meno a mostrare gli acquisti più recenti ad Dubai cercar di far parlare i collezionisti non è sempre un'impresa facile. ArtEconomy24 durante ArtDubai , la fiera d'arte contemporanea svoltasi dal 20 al 23 marzo ha incontrato alcuni collezionisti e tra questi ha intervistato Charles Al Sidaoui, uomo d'affari libanese residente a Dubai che ha iniziato a collezione dal 2007 all'indomani della crisi finanziaria causata dai subprime, nella quale ha perso parte del suo patrimonio.
Oggi la sua collezione denominata YES, che deriva dal significato del suo cognome SIDAOUI, SI (Si in italiano) DA (SI in Russo) OUI (SI in francese) conta 119 opere di artisti provenienti da 20 differenti nazionalità.

Per quale motivo ha iniziato a collezionare?
La crisi finanziaria del 2007 ha inciso un duro colpo ai miei investimenti e a partire da quel momento ho deciso di investire solo in tangible asset, ovvero investimenti reali che posso vedere, toccare con mano. Quindi i due asset principali per i miei investimenti sono diventati il real estate e l'arte.

Ci descrive la collezione?
Il focus è sull'arte contemporanea con una preferenza per la pittura e la scultura. Inizialmente il mio interesse era per l'arte dei paesi occidentali, americana e europea, ma nel tempo è cambiato e insieme ad artisti established che hanno fatto la storia dell'arte, vi sono emergenti di altre aree geografiche, opere che trattano questioni politiche, sociali, opere astratte, Pop art o semplicemente opere che mi hanno colpito per il colore e l'estetica. Nella collezione l'ovest dialoga con l'est, i paesi sviluppati con le economie emergenti, è un'esplorazione continua delle complessità del mondo moderno attraverso gli occhi degli artisti che mi piace collezionare. Per dare un'idea, un terzo della collezione è dedicato agli artisti del Medio Oriente, libanesi e iraniani, mentre e la parte rimanente si focalizza su artisti internazionali.

Qualche nome?
Frida Khalo, Alberto Giacomenti, Tom Wasselmann, uno dei primi lavori di Roy Lichtenstein, «Weatherford Surrenders to Jackson Lichtenstein» (1953) dialogano con artisti libanesi, come l'emergente Marwan Sahmarani, Paul Guiragossian, Nabil Nahas, il maestro moderno Saliba Douaihy e gli iraniani Hossein Zenderoudi, Mohammad Ehsai e Parviz Tanavoli e lo street artist francese Gully.

Il primo lavoro che ha acquistato?
Tutto è iniziato nel corso di un lungo soggiorno a Parigi per un viaggio d'affari. Ho trascorso il tempo libero visitando musei, gallerie e ho iniziato a conoscere, apprezzare la scena artistica locale e l'offerta culturale della città, una situazione alla quale non ero abituato. Ho frequentato gallerie e a Parigi ho comprato la mia prima opera, da Opera Gallery che frequento tuttora. Era un lavoro di Fernando Botero del 2004, «Smoking woman».

Smoking woman, 2004 Fernando Botero

Perché proprio Botero?
Mi piaceva l'opera e poi all'epoca non avevo una conoscenza approfondita dell'arte, ma da quel momento ho iniziato a documentarmi, a studiare attraverso internet e i libri d'arte e poi nel corso degli anni ho frequentato sempre di più le gallerie, fiere d'arte, sfogliato cataloghi di case d'asta. L'arte è diventata una presenza costante nella mia vita, una forte passione cresciuta nel tempo.

E l'ultimo lavoro?
Ho opzionato un lavoro di Yayoi Kusama ad Art Dubai dalla galleria Ota Fine Arts.

Dove acquista?
Non acquisto opere d'arte con la stessa logica degli investimenti. Compro l'arte perché mi piace. Acquisto dalle gallerie, ma non solo, in asta, dalle case d'asta più famose. Frequento fiere d'arte, ovviamente le più conosciute, ma non sempre. Non mi piace viaggiare esclusivamente per la fiera.

Ha un budget annuale?
Si, circa un milione di dollari all'anno.

Ha in programma di rendere pubblica la collezione?
Non ho ancora preso in considerazione questa possibilità, per il momento la collezione è esposta nella mia casa a Dubai dove è stato utilizzato ogni centimetro quadrato di spazio. Non mi piace di tenere le opere in magazzino. Ho prestato lo scorso anno al Maraya Center l'opera «Journey» (1986/7) dell'artista Paul Guiragossian in occasione della mostra «Paul Guiragossian: Testimonies of Existence».

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