L'INTERVISTA

Collezionare videoarte: il mondo a 360 gradi

Opere che uniscono schermo, suono e immagine in una narrazione. Lo scrittore Han Nefkens racconta come avvicinarsi a questa forma artistica

di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

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“Bow Echo” (2019) di Aziz Hazara.

3' di lettura

Da grande passione può nascere anche all'improvviso: è successo allo scrittore olandese Han Nefkens con l'arte contemporanea. Visitando la mostra dell'artista svizzera Pipilotti Rist al Musée d'Art Moderne di Parigi, nel 1999, ha capito “di voler far parte di quel mondo”. Così ha deciso di dar vita alla sua collezione e di creare, nel 2009 a Barcellona, la Han Nefkens Foundation per supportare gli artisti attivi nel campo della videoarte. Conosco Han da alcuni anni: condivido la sua grande passione e LOOP, il festival di Barcellona dedicato al video, è un'occasione per incontrarci. La sua Fondazione propone sempre progetti interessanti e quest'anno a Madrid, durante la fiera ARCO, ha presentato uno degli ultimi: l'installazione dell'artista cinese Hao Jingban.

Qual è stata la tua prima acquisizione? E l'ultima?

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Una video installazione di Pipilotti Rist, acquistata nel 2000, che ho dato in prestito a lungo termine al Museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, come centinaia di altre opere. Nel 2005 ho smesso di comprare lavori già esistenti per concentrarmi sulla produzione di nuovi. Tra gli ultimi, il video di Thao Nguyen Phan e quello di Hao Jingban.

“La nave delos locos” (2016) di Sojung Jun.

Con quale criterio hai iniziato a collezionare?

Fin dall'inizio non volevo solo accumulare opere per tenerle in casa o in deposito: volevo condividere ciò che mi aveva emozionato con altri. Così, ho iniziato a collaborare con musei, ai quali, oggi, le mie opere sono date in prestito a lungo termine come “dono promesso”: quando non sarò più qui, diventeranno parte della loro collezione permanente.

Qualche consiglio per chi desidera collezionare

Quando ho iniziato, ho passato il primo anno a visitare musei, gallerie, fiere e studi d'artista. Senza comprare. Un anno dopo, ho incontrato di nuovo gli artisti che mi avevano colpito, per verificare se m'interessavano ancora. Vi consiglio di seguire un artista nel tempo, così che la vostra collezione ne mostri l'evoluzione. E ragionate sul lungo periodo: molti collezionisti si ritrovano nell'incertezza di quel che sarà il destino delle loro opere. Collaborare con i musei è stato per me il modo per affrontare questa questione.

Cosa occorre sapere prima di comprare un'opera?

Penso che sia importante guardare all'intera produzione di un artista: non ha senso comprare un'opera di qualcuno che, fino a quel momento, ha realizzato solo lavori mediocri. Io considero anche come l'opera può entrare in relazione con le altre. Ma forse la cosa più importante è fare una scelta pura, non influenzata dalle mode. Scegliere senza dare ascolto agli altri, ma aprendo gli occhi. E il cuore.

Tre artisti emergenti da tenere d'occhio

L'afghano Aziz Hazara, la cinese Hao Jingbang (rappresentata da Blind Spot Gallery) e la vietnamita Thao Nguyen Phan.

Sei appassionato di videoarte: perché credi che i video meritino di essere collezionati?

Come scrittore, amo il video perché si presta bene a una narrazione più ampia. Attraverso questo mezzo gli artisti possono esaminare in modo critico ciò che viene raccontato loro del mondo e quante volte questo racconto si scontri con la loro esperienza. La videoarte non si compra per speculazione, praticamente non esiste un mercato secondario per i video: chi li colleziona lo fa per autentica passione, il che crea un certo legame tra i collezionisti di video.

Raccontaci della Han Nefkens Foundation

Supportiamo artisti emergenti attraverso premi, produzioni e borse di studio. Produciamo nuove opere, organizziamo occasioni espositive di livello internazionale, finanziamo residenze all'estero, realizziamo cataloghi, forniamo attrezzature e supporto tecnico, li mettiamo in contatto con altre istituzioni. L'approccio della Fondazione è personale e personalizzato, nello sforzo di donare agli artisti la risorsa più preziosa che abbiamo: il nostro tempo.

Quali sono gli indirizzi migliori per una vacanza a Barcellona?

Tra i musei, consiglio Fundació Joan Miró, Fundació Antoni Tàpies, Museu del Disseny e MACBA, vicino al quale segnalo la galleria àngels Barcelona, dedicata ad artisti internazionali emergenti. Hotel Casa Fuster, con i suoi interni modernisti, è uno degli alberghi più esclusivi: il suo Café Vienés il giovedì si trasforma in un jazz club. L'hotel Mandarin Oriental ha un ristorante eccellente, mentre i nostri artisti e curatori apprezzano The Corner Hotel. Tra i ristoranti segnalo Bodega Sepúlveda e Ca L'Estevet; per lo shopping, i negozi multimarca Santa Eulalia, Jean Pierre Bua, OMG BCN – che si definisce la casa dei designer cittadini – e Darial, un nuovo concept store. Infine, la storica Pastisseria Escribà: nella scelta su dove stare a Barcellona, un mio criterio è che sia raggiungibile a piedi il loro negozio sulla Gran Via.

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