Marchi storici

Colnago prosegue all’insegna dell’innovazione

La strategia a Cambiago

di Pierangelo Soldavini

Sempre in pista. Ernesto Colnago, 89 anni, patron del marchio omonimo

3' di lettura

«Questa è una Colnago». Non poteva mancare la benedizione finale di patron Ernesto per dare il via libera all’ultima nata a Cambiago: un telaio in carbonio con livrea unica nera e gialla, come la maglia del leader del Tour de France, per una bicicletta speciale in edizione limitata. Ne sono state infatti prodotte solo 108 unità, tante quante le edizioni dal 1903 fino ad oggi della corsa a tappe francese, vinta lo scorso anno da Tadej Pogačar in sella proprio a una Colnago. Ancora una volta la “Ferrari a due ruote” arriva prima: è il primo marchio di biciclette al mondo a creare, nella storia centenaria della Grande Boucle e in partnership con Aso, la bici ufficiale del Tour de France.

«Abbiamo nel nostro Dna la capacità di arrivare sempre prima degli altri, ed ancora una volta è successo grazie alla scelta del Tour de France - afferma Manolo Bertocchi, direttore marketing di Colnago -: siamo i primi a fare una partnership con loro, così come siamo stati i primi a puntare a suo tempo sul carbonio, a innovare con i freni a disco e, più recentemente, a scommettere sugli Nft». Sì, perché a maggio è stata proprio Colnago a portare le biciclette nell’universo avveniristico dei “token non fungibili” creando e mettendo all’asta un modello tutto digitale, un’opera d’arte che nasce come rappresentazione digitale unica che sfrutta la tecnologia blockchain.

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La Colnago C64 Nft – ovviamente non poteva essere che un modello C – è stata assegnata, dopo due settimane sulla piattaforma specializzata Opensea.io, per la cifra di 8.600 dollari, più di quello che ci vuole per acquistare una C64 reale. In realtà il token contiene alcuni dei modelli più iconici e le vittorie più importanti della storia di Colnago: «La cosa più bella è che la C64 NFT non verrà mai prodotta, perché sarà solo digitale», prosegue Bertocchi sottolineando come la strategia del gruppo di Colnago prosegua mantenendo fede alla sua storia di innovazione che riserverà altre sorprese entro fine anno.

Così la bicicletta che era scesa in strada con Fiorenzo Magni e che poi ha fatto correre i grandi nomi del ciclismo eroico come Eddy Merckx e Giuseppe Saronni fino ai campioni di oggi fa rotta verso il futuro. Incurante del fatto che Ernesto Colnago abbia alla fine deciso di passare la mano. Un anno fa il patron che ha fondato l’azienda nel 1954 ha infatti venduto, per una somma non rivelata, a Chimera Investments Llc, fondo d’investimento degli Emirati, che peraltro è già presente nel ciclismo professionistico con il team Uae Emirates per il quale corre Pogačar, il vincitore dell’ultima edizione del Tour.

Il marchio dell’asso di fiori, simbolo riconosciuto del “made in Italy” a due ruote, continua così a correre sulle strade di tutto il mondo all’insegna dell’innovazione e dell’esclusività anche all’indomani del nuovo boom del mercato delle biciclette.

È stata «una tempesta perfetta», come sottolinea Bertocchi, in cui la crisi economica post-Covid ha coinciso con un rilancio della domanda, «com’è successo sempre nel corso della storia» e con le strettoie degli approvvigionamenti che ancora oggi condizionano la produzione frenata dal collo di bottiglia delle forniture di componenti e che non riesce a stare dietro a una domanda che non accenna a rallentare. Se non ci fosse stata quest’ultima difficoltà la crescita avrebbe potuto proseguire a ritmi ancora più sostenuti, anche se a Cambiago non possono lamentarsi: il 2020 si è chiuso con un incremento attorno al 30% del giro d’affari, con un trend confermato anche nell’anno in corso per un fatturato che oggi è composto per il 50% dai telai al carbonio.

È stato proprio Ernesto negli anni 80 a scommettere sul materiale innovativo, superleggero e resistente, su consiglio dell’amico Enzo Ferrari, che l’aveva già utilizzato nelle monoposto di Formula Uno. Ancora oggi, a 89 anni, il patron non può rinunciare ogni mattina ad attraversare la strada presentandosi nello stabilimento per curare quelle creature che sente ancora sue.

Eppure la produzione prosegue in questi mesi a scartamento ridotto a causa della carenza di componenti chiave, cambi e freni in primo luogo. Già oggi la metà della produzione – tutto l’alto di gamma - è fatta a Cambiago, ora l’obiettivo è aumentare il numero di modelli fatti in Italia. «Colnago investirà sulla Lombardia per riportare sempre di più lavorazioni in Italia perché il made in Italy è un valore aggiunto», conclude il direttore marketing. In attesa di nuovi passi in questa direzione. Che forse ci siano di mezzo anche i telai?

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