Dolci da ricorrenza

Colombe e dolci di Pasqua: vendite oltre i 420 milioni, ma il futuro preoccupa

Bauli: costi di produzione saliti del 15%. Galup: prezzi fermi solo per ora. Melegatti: i problemi emergeranno a Natale

di Manuela Soressi

3' di lettura

Colombe e uova di cioccolato occupano gli scaffali dei punti vendita della grande distribuzione: segno inequivocabile che la Pasqua si avvicina. E anche se nemmeno quest’anno,come avviene ormai dal 2020, lo scenario è leggero e sereno, comunque le aspettative dei produttori dolciari sono positive. Il trend recente alimenta una certa fiducia: dopo la Pasqua 2020 trascorsa in lockdown e pesantemente ridimensionata in termini di vendite di prodotti da ricorrenza, l’anno scorso si è tornati in un clima di nuova normalità. E anche la campagna natalizia 2021 si è chiusa in crescita.

«Segnali positivi che ci consentono di guardare al 2022 con una fiducia rimasta relativamente intatta, anche se il periodo di grande incertezza e volatilità che stiamo affrontando ci spinge a non dare nulla per scontato», afferma Michele Bauli, presidente del Gruppo Bauli, leader di mercato che si appresta a festeggiare quest’anno il primo centenario dalla fondazione dell'azienda.

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Ottimista si dice anche Giuseppe Bernocco, presidente di Galup, altra azienda che quest’anno taglia il traguardo dei cento anni di attività: «Veniamo da una Pasqua 2020 positiva, grazie al rinnovo del nostro ecommerce che ci ha dato un supporto fondamentale, e da una campagna 2021 altrettanto buona. Un andamento confermabile anche per l’anno in corso».

Dunque, se le aspettative sul desiderio degli italiani di tornare a festeggiare la Pasqua as usual sembra assodato, come la mettiamo con la scure dei rincari dei prezzi di tanti beni e servizi, in parte già sperimentati dalle famiglie e in parte solo annunciati? L’attenzione al budget domestico da un lato e l’impennata dei costi di produzione dall’altro potrebbero creare un cocktail pericoloso per la tenuta di questo mercato? «I rincari delle materie prime sono innegabili – precisa Bernocco – ma non dovrebbero avere ripercussioni nell’immediatezza della Pasqua 2022 visto che i listini e i contratti di acquisto con la grande distribuzione sono stati chiusi nel terzo trimestre 2021 e che le aziende si stanno facendo carico di assorbire i rincari legati agli aumenti di questi ultimi mesi». Rincari che, secondo le stime di Bauli, rispetto all’anno scorso stanno facendo salire fino al 15% i costi di produzione. «Ma – aggiunge Bauli – ritengo che i rincari allo scaffale saranno inferiori per non scoraggiare troppo i consumatori». E per non affossare quel desiderio di tornare a festeggiare che nel 2021 li ha portati ad aumentare gli acquisti di dolci pasquali in misura maggiore rispetto a quanto accadeva nel pre pandemia.

Complessivamente, stima NielsenIQ, l’anno scorso nella distribuzione moderna sono stati venduti oltre 18 milioni di kg tra lievitati e uova di cioccolato per un giro d’affari superiore a 422 milioni di euro. Se le colombe classiche restano le più vendute, con la metà dei volumi e il 43% della spesa, a stimolare l’interesse dei consumatori sono sempre più le versioni farcite o ricoperte, per cui il budget è aumentato del 53% rispetto al 2020. Piacciono le specialità gourmet e premium, spesso firmate dalle privatel label o da marchi “artigianali”, talvolta provenienti da filiere tradizionali o realizzate con ingredienti 100% italiani, la cui offerta è sempre più ampia. Anche nei discount, che, anno dopo anno, continuano a crescere e ormai sfiorano il 10% del mercato delle ricorrenze pasquali.

Se per la Gdo e i consumatori la campagna pasquale si avvia ora al suo clou, per i produttori dolciari è già chiusa. Tanto che ora non pensano più alle colombe ma a panettoni e pandori. «Dopo aver gestito nel migliore dei modi l’impatto sulla Pasqua – afferma Giacomo Spezzapria, amministratore delegato Melegatti 1894 – ora stiamo programmando la prossima campagna natalizia in cui saranno determinanti le giuste previsioni sulle reali condizioni di mercato e sul conseguente comportamento dei consumatori».

Se la speranza delle aziende è che i rincari siano solo temporanei e che la situazione attuale non provochi un riposizionamento generalizzato dei prezzi, resta comunque la necessità di non sentirsi soli ad affrontare questa difficile situazione. «Finora le aziende si sono fatte carico di assorbire gli extra costi derivanti dai vari aumenti, ma ora, per poter coprire i costi crescenti, nella prossima campagna natalizia si dovrà ragionare e riscrivere un futuro che ad oggi non sembra facile da prevedere. Non sarà semplice ma sarà quello che dovremo fare nei prossimi mesi» conclude Bernocco.

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