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Colombia, un ribelle per voltare pagina: favorito Petro il rivoluzionario

Di sinistra, ex miliziano di M-19 (organizzazione terroristica che proponeva un mix di socialismo e nazionalismo rivoluzionario) è in testa nei sondaggi

di Roberto Da Rin

Stop al narcostato. L'agenda di Gustavo Petro, favorito nel voto di oggi, prevede una vera transizione post-droga, con incentivi ad altre coltivazioni

2' di lettura

Di sinistra, ex miliziano di M-19, organizzazione terroristica che proponeva un mix di socialismo e nazionalismo rivoluzionario, Gustavo Petro, 62 anni, parrebbe il candidato sbagliato nel Paese sbagliato. Invece è ampiamente favorito nei sondaggi. Ci riprova, capolista di “Colombia Humana”, dopo esser stato bocciato nel 2010 e poi nel 2018; stavolta le proiezioni lo spingono al 36,6% delle preferenze, ben oltre i suoi due avversari. «Io sono un rivoluzionario» - ha ripetuto Petro in campagna elettorale – anche se ribadisce «di non essere comunista, di non voler espropriare nessuno».

Il Petro-pensiero, rimanda all’Europa, agli stilemi proposti dai candidati progressisti: transizione energetica, attenzione ai temi ambientali, una rete di solidarietà per i più svantaggiati, un patto di convivenza e di rinascita culturale. Vi sono, certo, richiami alla storia recente della Colombia, al superamento di quella conflittualità e violenza che ha prodotto, per mezzo secolo, decine migliaia di morti. Lo spettro del narcotraffico non è un fantasma del passato, il Paese rimane innervato di traffici illeciti, pur ricchissimo di ricchezze naturali e risorse umane. Petro va oltre la retorica della lotta ai narcos e scardina il modello di sfruttamento delle risorse naturali: «Il carbone colombiano lo lasciamo lì, sottoterra; e questo è un messaggio della scienza».

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Maria Fernanda Gonzalez Binetti, docente di Comunicazione politica a Parigi, Science Po, spiega che «il petrismo cerca di innescare un cambio nella mente dei cittadini: una migrazione verso forme di convivenza meno mercantili, soprattutto quelle legate alla droga. L’irruzione di Petro potrebbe essere paragonabile a quella di Mitterrand, in Francia, nel 1981. Sarebbe dirompente, una discontinuità, una vera alternanza politica».

“Le idee di un ribelle” è un programma elettorale che affonda radici in pensatori europei sui quali Petro si è formato. Da Rousseau ha mutuato il “contratto sociale”, un patto che rende plausibile la convivenza civile, ribattezzato da Petro Patto storico . Da Foucault, il “cambio di potere”; nuove relazioni sociali e modelli più evoluti di produzione e di consumo. Marx induce invece Petro a immaginare un ripensamento della società, modulata su una filosofia di vita orientata più all’essere che all’avere. Infine Garcia Marquez, il totem della cultura colombiana: un grido di libertà di fronte a una élite dominante ed escludente, incrostata nel potere.

L’idea di Petro travalica i confini nazionali: «Non è pensabile un’America Latina – di destra o di sinistra – che viva di estrazione di gas, petrolio, rame. L’unica possibilità di uno sviluppo sostenibile è la conoscenza, la produzione». Al di là della retorica elettorale, l’idea è promuovere e sostenere coltivazioni alternative, cacao, caffè. Ma la coca è radicata nella cultura di questo Paese, da sempre.

A chi lo associa ai leader venezuelani “dirigisti”, Chavez e Maduro, risponde così: il Venezuela dipende dal petrolio, sono i miei avversari che puntano a una Colombia petrolifera. Credo in un Paese dipendente da agricoltura, turismo e conoscenza. La riforma agraria, appunto. Un obiettivo politico mancato da 60 anni. Decine di spregiudicati latifondisti estorcevano piccoli e medi proprietari, obbligati a vendere a prezzi irrisori. «Se non firmi oggi - era la frase di rito - domani trattiamo con la vedova».

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