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Colonnine, idrogeno e digitale, per la Modena-Brennero un piano green da 7,2 miliardi

Gli investimenti per l’autostrada saranno realizzati in tre direzioni: intermodalità, transizione ecologica e digitalizzazione. Previste più stazioni per la ricarica elettrica e cinque impianti a idrogeno

di Marco Morino

Idrogeno, il futuro in Alto Adige e' gia' realta'

3' di lettura

Autobrennero, il concessionario dell’autostrada A22 del Brennero, è pronto a trasformare l’asse tra Modena e Vipiteno (Bolzano) nel primo green corridor d’Europa, con un piano d’investimenti da 7,2 miliardi, interamente autofinanziati, non appena il ministero delle Infrastrutture avrà sciolto il nodo della concessione. Al momento, la società è in attesa che il ministero comunichi se per la proposta di finanza di progetto, presentata da Autobrennero l’11 maggio 2022 e finalizzata a ottenere il rinnovo della concessione, sussista il requisito della pubblica utilità. La risposta del ministero è attesa entro Natale. Se arriverà il via libera, subito dopo si aprirà la procedura di gara per l’assegnazione della concessione sulla quale Autobrennero, in quanto proponente, avrà il diritto di prelazione. E la grande macchina degli investimenti potrà mettersi in moto. Un volume di risorse che moltiplica per più di tre volte, a valori attuali, quello che fu messo in campo per la costruzione dell’autostrada stessa (anni 60-70).

Dalla strada alla rotaia

Il maxi piano definito da Autobrennero, controllata con l’84,7% delle quote dagli enti pubblici dei territori attraversati dalla A22, si muove in tre direzioni: intermodalità, transizione ecologica e digitalizzazione, che declinano per altro tre delle mission del Pnrr. Spostare Tir dall’autostrada alla ferrovia ridurrà le emissioni e la congestione del traffico. «Vista dall’esterno – racconta Diego Cattoni, amministratore delegato di Autostrada del Brennero – la scelta di sostenere la rotaia può sembrare un atto di concorrenza a noi stessi. Ma nei fatti non è così: le analisi del macro trend del mercato del trasporto merci di qui al 2035 ci dicono che la domanda di trasporto su ferro lungo l’asse del Brennero sarà in forte crescita, con una quota della ferrovia in aumento, dall’attuale 30% a circa il 60%». Un terreno, quest’ultimo, su cui A22 ha deciso di investire già negli anni Novanta. Nel gruppo Autobrennero sono presenti due compagnie ferroviarie merci: Rtc-Rail Traction e Lokomotion, che movimentano 12mila treni all’anno. A fine 2021, Autobrennero ha deciso per l’acquisto di InRail. Dice Cattoni: «Con l’ingresso di InRail siamo già diventati il secondo gruppo ferroviario italiano del settore merci, ma l’obiettivo è crescere ancora».

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DALLA PIANURA ALLE ALPI
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I distributori per l’idrogeno

La seconda direttrice su cui si muove Autobrennero è quella della transizione ecologica. «Siamo convinti – continua l’amministratore delegato – che saranno innovazione e tecnologia a farci vincere la sfida della sostenibilità». E come la si traduce in atti pratici? «Dobbiamo offrire, da subito, una pluralità di alternative ai combustibili tradizionali». Di qui l’accelerazione sul fronte dell’elettrico. Già oggi 57 stazioni di ricarica offrono un servizio diffuso e gratuito ai clienti della A22. Nel giro di pochi anni diventeranno 100, offrendo una ricarica sempre più potente e veloce. C’è poi il fronte dell’idrogeno, che pone Autobrennero al vertice dell’innovazione in Italia. Dal 2014, a Bolzano è attivo il primo e ancora unico centro italiano di produzione e distribuzione di idrogeno d’Italia, grazie al quale sono stati già percorsi oltre tre milioni di chilometri emettendo solo vapore acqueo. Un carburante su cui potrà orientarsi a breve l’autotrasporto: il peso notevole richiesto dalle batterie rende quasi proibitivo l’accesso all’elettrico per questo comparto. «Per la diffusione dei veicoli a idrogeno – continua Cattoni - è essenziale la presenza di una capillare infrastruttura di distribuzione del combustibile. Il nostro piano aziendale prevede la messa a punto di altri cinque nuovi impianti» al Brennero, a Trento, a Rovereto, a Verona e a Campogalliano. Si tratterà, inizialmente, di punti di rifornimento, ma il piano aziendale prevede già di trasformarli in altrettanti centri di produzione, che sfrutteranno l’energia rinnovabile più idonea a ciascun territorio attraversato dalla A22. Se in Alto Adige la società si è orientata sull’idroelettrico, in pianura padana si sfrutteranno le biomasse, mentre nella zona di Affi (Verona) l’opzione individuata è quella dell’eolico.

L’autostrada digitale

Anche gli investimenti in tecnologia programmati dalla società vanno nella direzione delle emissioni zero. La volontà è quella di trasformare l'arteria da analogica a digitale e creare le basi per una guida cooperativa e autonoma. Che non sia utopia lo mostrano i 300mila chilometri percorsi con il Truck Platooning, ossia i convogli di veicoli industriali che prevedono un solo mezzo, il primo, con un autista al volante.

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