innovazione

Colouree, la start up che studia i servizi attorno all’edificio

Per attirare la domanda si analizza il contesto urbano dove si intende riastrutturare o costruire

di Adriano Lovera


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(Fotolia)

3' di lettura

L’analisi dei big data per azzeccare il contesto ideale all’investimento immobiliare. Ecco la promessa della start up Colouree, che aiuta privati e professionisti ad analizzare al millimetro il quartiere in cui si trova un edificio, così da valutare se i servizi circostanti, presenti o futuri, siano in linea con la sua destinazione potenziale. «Siamo partiti da una premessa» racconta il fondatore, Nicola Pisani, con una formazione urbanistica come architetto.

«In passato le iniziative immobiliari, che fossero residenziali, commerciali o ricettive, avevano una connotazione: si costruiva e poi si attendeva che arrivasse la domanda - spiega -. Oggi gli operatori più lungimiranti cercano di sapere in anticipo se lo scenario urbano risponda ai bisogni specifici di chi abiterà o utilizzerà il building».

In sostanza, il lavoro di Colouree parte dalla geolocalizzazione. È sufficiente inserire un indirizzo e cliccare su un edificio sulla mappa per ottenere un report che mette in evidenza la presenza di verde pubblico, bar e ristoranti, negozi, fermate di trasporto pubblico, attività leisure, con le relative distanze. In più, tramite un rating sintetico (da 0 a 10) emerge quanto il quartiere si caratterizzi per l’aspetto residenziale, business o di svago. «E questo è solo il report base. Perché offriamo un servizio più approfondito con cui gli algoritmi incrociano i nostri dati con quelli forniti dai clienti» aggiunge Pisani.

Qualche esempio? Colouree sta collaborando per una nuova operazione su Torino con Camplus, tra i pionieri delle residenze universitarie e del social housing. E sta aiutando un operatore di coworking a valutare nuovi edifici. Come funziona l’interazione? «Ci mettono a disposizione una serie di dati storici sui loro utenti, come età media, interessi, condizione lavorativa, e sulla base di questi produciamo un’analisi per capire se il contesto intercetti quei target specifici. In questo viene preso in esame l’esistente ma anche il trend futuro, dalle dinamiche demografiche alle previsioni di apertura di nuovi esercizi. Un altro settore cui pensiamo di poter essere molto utili è il ricettivo-alberghiero».

Colouree permette un test di prova gratuito sul sito ed è aperto anche ai privati, ma essenzialmente nasce come strumento b2b. Il target di riferimento è composto da sviluppatori, asset manager, architetti, ma anche agenti immobiliari, magari alla ricerca di nuove opportunità da proporre ai clienti, sia nel residenziale sia nel commerciale. Tutti i dati sono recuperati ed elaborati a distanza, senza sopralluoghi fisici. «Dall’Italia riceviamo richieste relative a molte aree, comprese tante province di medie dimensioni, per fortuna non solo le più battute come Milano e Roma» aggiunge il fondatore. Che non trattiene una nota opaca sulla propensione italiana a credere nel proptech.

«Partecipando ad alcuni eventi internazionali abbiamo conosciuti altri mercati, specialmente Gran Bretagna, Nord e Centro Europa - dice -. Lì, è frequente che un asset manager o uno sviluppatore di grandi dimensioni decida di finanziare un primo test concreto di una start-up, se crede nell’idea. Bastano anche poche decine di migliaia di euro e così se il progetto è valido si parte già con un partner solido. Da noi, o hai la fortuna di essere super convincente oppure devi esserti già strutturato, a tue spese, prima di essere ascoltato. E questo avviene sia per un difetto culturale sia per la presenza ridotta di operatori di ampio respiro».

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