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Colpo al cuore di Bari: chiude lo stabilimento Saicaf

A rischio 40 posti di lavoro, sciopero a oltranza

di Vincenzo Chierchia


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2' di lettura

Trovatemi un barese nel mondo che non si sia portato dietro una confezione di caffè Saicaf. O uno che non sia mai entrato nel bar di Corso Cavour. Ebbene tutto ha una fine. Lo stabilimento Saicaf di Bari
cesserà a settembre la produzione e per i 40 lavoratori
attualmente occupati nel reparto produzione non c'è nessuna
certezza lavorativa: per questo i sindacati Flai e Uila hanno
indetto lo sciopero ad oltranza dal 12 settembre. «Si sciopererà - dicono i sindacati - fino a quando dall'azienda non giungeranno gli opportuni chiarimenti e non si darà garanzia sul futuro dei lavoratori attualmente occupati». Della chiusura dello stabilimento e della cessione del terreno
si parla dal 6 agosto, dopo un incontro tra le rappresentanze sindacali e la direzione aziendale. La storica torrefazione, fondata nel 1932 (da Beniamino Cipparoli e poi, per ragioni di discendenza, passata nell’orbita della famiglia Lorusso), ad oggi ha in organico più di 40 unità. Tutti gli addetti alla produzione sono, quindi, interessati dalla cessazione delle attività nello stabilimento barese. Dal mese di agosto, invece, sono stati trasferiti gli uffici e gli impiegati in una sede nel centro di Bari.

«Non abbiamo avuto la possibilità di visionare e valutare alcun piano industriale né siamo stati messi a conoscenza delle intenzioni della proprietà. Siamo preoccupati perché, ad oggi, l'azienda non ha chiarito da quale società verrà acquisita la produzione e, quindi, quale sarà il
futuro lavorativo degli operai occupati nel reparto» denuncia il segretario generale Uila Puglia, Pietro Buongiorno, commentando la volontà della proprietà di chiudere lo storico stabilimento Saicaf di Bari e di cedere i terreni, trasferendo altrove gli uffici.

«Voci di corridoio che si inseguivano da tempo - dice
Buongiorno - parlavano di una trattativa avanzata per la cessione del terreno su cui insiste lo stabilimento produttivo. La notizia è stata poi comunicata soltanto nel mese di agosto in cui venivamo a conoscenza del fatto che la data ultima per lo sgombero era stata fissata per il mese di ottobre. Per questo abbiamo chiesto un incontro urgente con la proprietà,
al fine di pianificare tutte le azioni atte a tutelare i diritti dei lavoratori, ma ad oggi, evidentemente, tale appello non risulta accolto. Dopo aver indetto lo stato di agitazione sindacale ci vediamo costretti ad indire uno sciopero ad oltranza, oltre ad aver interessato la task force regionale per l'occupazione, al fine di venire a capo di una vicenda complessa, ma drammatica nei suoi risvolti».

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