operazione Dda e Gdf

Colpo ai narcos calabro-colombiani: cocaina in fumo per 1,6 miliardi

di Roberto Galullo

2' di lettura

Questa volta il colpo lo sentiranno davvero: 1,6 miliardi sfumati per le cosche calabresi e per tutta la catena a loro legata che, dall'importazione allo spaccio sulle piazze delle città, traffica cocaina.
Una martellata sui forzieri della ‘ndrangheta messa a segno con l'operazione Stammer della Dda di Catanzaro (con a capo Nicola Gratteri, l'aggiunto Giovanni Bombardieri e il sostituto Camillo Falvo ) che ha delegato le indagini al Nucleo di polizia tributaria/Gico della Guardia di Finanza di Catanzaro (alla testa il tenente colonnello Michele Di Nunno).

Narcos calabro-colombiani

Quattrocento uomini stanno procedendo al fermo di 54 soggetti tra Calabria, Sicilia, Campania, Lazio, Toscana, Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia e all'esecuzione di numerose perquisizioni, oltre che al sequestro di beni per otto milioni.
L'organizzazione mafiosa aveva pianificato l'importazione di 8 tonnellate di cocaina dal Sud America, sequestrate in Colombia. Il carico era già stato stoccato e nascosto in una piantagione di banane non distante dal porto di Turbo, mentre nel porto di Livorno le Fiamme Gialle hanno sequestrato il cosiddetto “carico di prova”: 63 chilogrammi di cocaina pura, occultata all'interno di cartoni di banane.

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Le indagini hanno consentito di disarticolare un'organizzazione estremamente complessa, composta da diversi sodalizi criminali, riconducibili alla ‘ndrina Fiarè di San Gregorio d'Ippona, alla ‘ndrina Pititto-Prostamo-Iannello di Mileto e al gruppo egemone su San Calogero, tutte organizzazioni satellite rispetto alla cosca Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia), con la sostanziale partecipazione delle ‘ndrine della Piana di Gioia Tauro (Reggio Calabria) e della provincia di Crotone.

Nel corso dell'indagine è stato ricostruito un progetto, poi non realizzato, di trasporto di ingenti quantitativi di cocaina utilizzando come scalo d'arrivo l'aeroporto di Lamezia Terme, oltre che l'impiego di motonavi con all'interno spazi opportunamente modificati per accogliere il carico, da svuotare una volta arrivato a destinazione mediante l'impiego di sommozzatori.

L'operazione antidroga che si è avvalsa della collaborazione della National crime agency inglese (Nca, oggi presente in conferenza stampa per sottolineare l'importanza delle attività di cooperazione internazionale), della Polizia colombiana e della Direzione centrale servizi antidroga (Dcsa) – ha dimostrato, ancora una volta, come i trafficanti calabresi ricevevano disponibilità liquide anche da soggetti insospettabili, incensurati, personaggi celati dietro una facciata di liceità, spesso legata ad attività commerciali che vanno dalla ristorazione alle strutture ricettive turistico-alberghiere, alle concessionarie di automobili, caseifici, bar e tabacchi, con partecipazioni anche in cantieri navali e aziende agricole, che non disdegnavano di fare affari con le potenti ‘ndrine vibonesi, tramite le “puntate” per l'acquisto all'ingrosso della cocaina.

Il denaro destinato ai “cartelli” veniva consegnato dai calabresi direttamente a cittadini colombiani e libanesi da anni residenti in Italia, ai quali veniva affidato il recapito in Sudamerica. L'inchiesta ha dunque consentito di identificare tutti i soggetti coinvolti, ognuno con un ruolo ben preciso: dai finanziatori ai mediatori, dai traduttori a coloro che avevano il compito di ospitare gli emissari dei narcos colombiani, più volte giunti in Italia e ospitati per lunghi periodi nel vibonese.

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