svolta imprevista

Colpo di scena in Congo, presidente il candidato che nessuno si aspettava

di Antonella Scott


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(EPA)

3' di lettura

Soltanto uno dei due candidati sconfitti alle elezioni presidenziali nella Repubblica democratica del Congo ha accettato senza battere ciglio l’esito clamoroso del voto del 30 dicembre scorso: o perlomeno, l’esito ufficiale annunciato in piena notte. E stranamente è la squadra del presidente uscente a incassare la sconfitta del proprio uomo a vantaggio del vincitore proclamato, l’oppositore Felix Tshisekedi. Il che rafforza i sospetti di un accordo sottobanco, ai danni di quello che anche l’influente Chiesa cattolica locale considererebbe il primo arrivato, Martin Fayulu. Che era nettamente in testa nei sondaggi della vigilia, e ora descrive l’annuncio dato come un «golpe elettorale» e una «frode inaccettabile». Al posto di quello che potrebbe essere il primo trasferimento democratico e pacifico di potere nel Paese africano, il primo dall’indipendenza dal Belgio nel 1960 e a chiusura - dopo più di vent’anni - dell’era Kabila.

Secondo la commissione elettorale Tshisekedi ha raccolto il 38,57% (7,05 milioni) dei 18,3 milioni di voti espressi dai congolesi, ed è stato così proclamato dal capo della commissione, Corneille Nangaa, presidente «provvisorio». Decisione sorprendente, poiché nel buio informativo seguito alla giornata delle elezioni - unito a problemi di vario tipo ai seggi - si era temuto che le autorità stessero architettando brogli e manovre per consegnare la vittoria a Emmanuel Ramazani Shadary, ex ministro degli Interni e candidato espressione del leader uscente, Joseph Kabila. Il cui padre, Laurent, aveva preso il potere nel 1997 strappandolo a Mobutu Sese Seko, per trasmetterlo poi al figlio quando venne assassinato, nel 2001.

Escluso il candidato del presidente
Il protégé Shadary risulterebbe invece soltanto terzo, con 4,36 milioni di voti, Fayulu secondo con 6,37 milioni. L’affluenza alle urne è stata del 48%. «Ovviamente non siamo contenti che il nostro candidato abbia perso - ha dichiarato forse un po’ troppo cavallerescamente all’agenzia Reuters Barbaba Kikaya Bin Karubi, uno dei consiglieri di Joseph Kabila - ma il popolo del Congo ha scelto e la democrazia ha trionfato».

A Kabila si è subito rivolto il vincitore, Tshisekedi, che ha definito il presidente uscente «un importante partner politico»: «Io - ha detto Tshisekedi ai sostenitori - non sarò il presidente di un’organizzazione politica, o di una tribù. Sarò il presidente di tutti i congolesi». La sua vittoria è provvisoria perché dovrà essere confermata tra dieci giorni dalla Corte costituzionale, se non ci saranno contestazioni. Che invece già ci sono. «La proclamazione della commissione - ha protestato Fayulu in un’intervista alla Radio France Internationale - è frutto di risultati maneggiati, inventati e fabbricati. Questi risultati non hanno nulla a che vedere con la verità delle urne». Dall’estero, anche il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian si è mostrato sospettoso di risultati «opposti a quanto ci si aspettava».

Il modello Putin?
Anche Tshisekedi, 55 anni, ha un padre famoso: Etienne, leader dell’opposizione per 35 anni, morto nel 2017. Il suo ultimo gesto fu negoziare l’uscita di scena di Joseph Kabila, il cui mandato era scaduto nel 2016 senza che il presidente in carica avesse desiderio di farsi da parte. Sull’esempio di Vladimir Putin - che lasciò il posto a Dmitrij Medvedev nel 2008 non potendo candidarsi alla presidenza russa per tre mandati consecutivi - Kabila vorrebbe tornare in scena nel 2023. E chissà se, come Medvedev, Tshisekedi sarà disponibile a farsi da parte, quando verrà il momento.

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