il confronto russia-ucraina

Colpo di scena a Kiev: è vivo Babchenko, il giornalista dato per morto

di Antonella Scott

Giornalista russo e' vivo, ha inscenato la sua morte

4' di lettura

Era decisamente esagerata, la notizia della sua morte. Arkadij Babchenko, il giornalista russo critico del Cremlino, che per un giorno è stato pianto da amici e colleghi dopo che, martedì sera, era stata diffusa la notizia che qualcuno lo aveva assassinato mentre rientrava in casa a Kiev, è vivo e sta benissimo.

All’improvviso, mentre a Mosca l’opposizione stava organizzando una veglia per lui, mentre russi e ucraini erano già impegnati ad attribuirsi a vicenda la responsabilità per la sua morte, Babchenko, 41 anni, è apparso in conferenza stampa a Kiev presso un ufficio dei servizi di sicurezza ucraini (Sbu). Che hanno spiegato come l’omicidio, i tre colpi sparati alla schiena, il corpo insanguinato trovato dalla moglie ignara, la corsa all’ospedale dove il giornalista non sarebbe arrivato vivo: tutto questo è stato una messa in scena. Un’operazione speciale ideata per prendere in trappola gli organizzatori di un reale complotto contro Babchenko, sventato dagli inquirenti ucraini.

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Che Babchenko ha ringraziato: così come ha chiesto alla moglie Olechka, che pure sarebbe stata tenuta all’oscuro di tutto, di perdonarlo per la sofferenza causata. Raccontando l’accaduto, le agenzie di stampa avevano riferito di una donna sotto shock al punto da non riuscire a parlare. «Mi dispiace per quello che avete provato - ha detto Babchenko, veterano delle due guerre in Cecenia e corrispondente di guerra -. Ho dovuto seppellire amici e colleghi tante volte». L’organizzatore dell’attacco - di nazionalità ucraina - è stato arrestato: reclutato dai servizi di sicurezza russi (Fsb) - è la versione dello Sbu - aveva contattato un ex soldato ucraino per uccidere Babchenko. Quando quest’ultimo si è rivolto alle autorità, l’operazione è stata architettata per poter poi rintracciare l’intermediario, raggiunto dal finto killer .

“Resurrezione” a sorpresa

Ai giornalisti sbalorditi per la drammatica “resurrezione” Vasyl Hrytsak, responsabile dei servizi di sicurezza ucraini, ha spiegato di essere venuto a conoscenza alcuni mesi fa del piano per assassinare Babchenko, attribuito ai servizi russi. «Grazie a questa operazione - ha detto Hrytsak - siamo stati in grado di sventare un cinico complotto e documentare come i servizi di sicurezza russi (Fsb) stavano preparando questo crimine». «Mi hanno salvato la vita», ha detto Babchenko, spiegando di non avere avuto altra scelta che acconsentire a prendere parte all’operazione.

Nel già tempestoso legame tra Mosca e Kiev, la bizzarra vicenda è destinata a gettare altra benzina sul fuoco. A partire dal fatto che gli inquirenti ucraini dovrebbero esibire prove di ferro per convincere il Cremlino della responsabilità dell’Fsb. In breve tempo le felicitazioni di vari funzionari russi - che si erano affrettati a offrire aiuto alla famiglia e alle indagini - si sono trasformate in polemiche: le «fake news» degli ucraini, accusa Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, sono «propaganda». «Peccato - ha detto la Zakharova facendo riferimento a precedenti omicidi - che questa mascherata non abbia funzionato anche in passato». Per Aleksandr Bortnikov, il capo dell’Fsb, le accuse ucraine sono «un controsenso e una provocazione».

Che la veglia diventi festa!

La «mascherata» non cancella il fatto che le minacce contro la vita di Babchenko fossero reali. Così come i passati omicidi di Anna Politkovskaja, Natalia Estemirova o di Boris Nemtsov, dissidenti e oppositori sulla cui morte non è mai stata fatta davvero luce. Eppure, sugli stessi social media che lo avevano commemorato, la scelta di Babchenko di partecipare all’operazione dei servizi ucraini, al di là del sollievo, non è stata condivisa da tutti. «Babchenko è un giornalista, non un poliziotto - osserva Andrej Soldatov, esperto russo di questioni militari e di intelligence - e parte del nostro lavoro è la fiducia, malgrado tutto quello che dicono Trump&Putin sulle “fake news”. Sono felice che sia vivo, ma lui ha minato ancora di più la credibilità dei giornalisti e dei media». Gli amici, a Mosca, avevano già organizzato una veglia, e una raccolta di fondi per i sei figli adottivi di Babchenko. Se Dmitrij Gudkov, uno dei protagonisti di quel che resta dell’opposizione russa, ha subito esclamato «trasformiamo la veglia funebre in festa!», altri riflettono sulle conseguenze di quanto avvenuto, per la credibilità del giornalismo in futuro.

Erano state le minacce alla sua vita a convincere Babchenko a lasciare il proprio Paese, un anno fa, per trasferirsi a Kiev. Se i suoi articoli e i sui libri, man mano che attraversava negli anni tutti gli episodi più drammatici della storia russa di questi anni, erano divenuti sempre più critici verso il Cremlino, la presa di posizione che aveva generato più polemiche era venuta nel dicembre 2016: quando, il giorno di Natale, un aereo militare diretto in Siria è precipitato sul Mar Nero, con 92 persone a bordo e tra loro i componenti della Aleksandrov Ensemble, il coro dell’Armata Rossa che avrebbe dovuto esibirsi per le forze russe. Non posso esprimere cordoglio per la loro morte, aveva detto Babchenko: «No, non provo compassione. Continuavano a cantare e danzare a sostegno del governo. Non sono stato io a mettermi in oppoizione a questo governo e ai suoi servi, sono stati loro a mettersi in opposizione a me. Sono stati loro a definirmi un nemico e un traditore».Costretto in seguito a fuggire.

Lui stesso aveva servito nell’Armata Rossa, prima di diventare giornalista. Babchenko aveva partecipato come soldato di leva a 19 anni alla prima guerra russa contro la Cecenia, nel 1995, e come militare a contratto nella seconda, nel 2000. Poi, reporter di guerra, aveva seguito e commentato la guerra del 2008 in Ossezia, le proteste del Maidan in Ucraina, la Crimea, la guerra nel Donbass, l’intervento russo in Siria. Sempre più critico nei confronti di Mosca.

Guerra e letteratura

«La sua vita - aveva scritto il sito di notizie online Meduza in uno dei numerosi ritratti di Babchenko apparsi in seguito alla notizia della sua “morte” - era legata inestricabilmente alla guerra». Perché le sue testimonianze dal fronte sono l’anima della sua opera di scrittore: Babchenko, scrive Meduza, è considerato un pioniere della nuova prosa militare russa, capace di elevare la guerra cecena alla sfera letteraria. Sperimentandola e raccontandola dall’interno, scriveva nel 2002 Maria Remizova, critica letteraria, «osservandola da una trincea fangosa, sdraiato sulla terra battuta dalla pioggia. Bevendo questa guerra da una gavetta piena di putrida acqua di palude, mangiandola con carne di cane e bacche gelate: perché la fame, viene fuori, è la prima sensazione che hai. La paura è soltanto la seconda».

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