ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùlettori protagonisti

Com’è nata e cresciuta la mappa del coronavirus in Italia di Lab24

La pagina è partita con una mappa per allargarsi a grafici con dettaglio provinciale, rapporto tra contagi e tamponi, confronto internazionale. Sempre in dialogo con i lettori

di Luca Salvioli

La mappa del coronavirus in Italia, un progetto partecipato

La pagina è partita con una mappa per allargarsi a grafici con dettaglio provinciale, rapporto tra contagi e tamponi, confronto internazionale. Sempre in dialogo con i lettori


5' di lettura

La notizia di un 38enne positivo al Covid-19 ricoverato all’ospedale di Codogno, in provincia di Lodi, arriva in redazione la mattina del 21 febbraio. In poche ore i contagiati in Lombardia salgono a 15, distribuiti in altri comuni limitrofi della bassa lodigiana. Lo stesso giorno si scopre un altro focolaio del virus, a Vo’ Euganeo, in provincia di Padova.

Il 22 febbraio 11 Comuni vengono isolati per cercare di contenere il virus. Decidiamo di fare una mappa per localizzare questi comuni. Dove sono, quanti abitanti hanno. La facciamo in italiano e in inglese, perché molto rapidamente si capisce che quello italiano sta diventando il nuovo epicentro del coronavirus dopo la Cina. Il mondo ci guarda con apprensione. Gli altri Paesi europei per primi.

I numeri sono ancora piccoli riletti oggi, ma la progressione è rapidissima. Le domande da fare ai numeri crescono allo stesso modo. Se prima era da capire dove si trovavano i contagi, ora è anche il trend di crescita da monitorare. I contagi, i primi morti. Decidiamo così di allargare la nostra mappa a una pagina dedicata alla diffusione del virus in Italia su Lab24, l’area visual del Sole 24 Ore espressione del lavoro di un team di giornalisti, designer, infografici e sviluppatori.

Così è cresciuta l’epidemia in Italia

Partiamo con mappa, grafico con il trend complessivo e giornaliero, tabella delle province più colpite, confronto con gli altri Paesi (soprattutto Cina e Corea del sud, al tempo).

Come strumento per le visualizzazioni usiamo Flourish. Datawrapper per le tabelle. Avevamo già fatto una mappa con Flourish per seguire la diffusione del coronavirus in Cina: la visualizzazione era semplice e convincente, specie nel dare conto della progressione. L’aggiornamento, però, impegnativo. Avevamo così optato, come molti, per la pagina sviluppata dalla John Hopkins University, aggiornata quasi in tempo reale con molti dati e dettagli.

Questa volta è diverso. Per l’Italia non esiste nulla di simile. La stessa raccolta dei dati è complessa. I primi giorni ci affidiamo alle fonti sul territorio e al lavoro della fondazione Gimbe. Poi la protezione civile e il ministero della Salute iniziano a diffondere il pdf due volte a giorno: alle 12 e alle 18. Non c’è ancora un formato digitale e sarà così fino al 7 marzo, quando vengono messi su github da Protezione civile.

La pagina inizia a essere tra le più viste all’interno del Sole24ore.com. A inizio marzo arrivano le mail dei lettori. Decine ogni giorno. I commenti e i messaggi privati su Facebook, Instagram, Linkedin e Twitter. Scrivono che guardano la pagina tutti i giorni per vedere come progredisce l’epidemia, come va nella loro regione, nella loro provincia. Ci scrivono genitori preoccupati per i loro figli che lavorano dall’altra parte di Italia, mai così lontani come ora: com’è la situazione? Ci sono altri dati?

Ci scrivono anche ricercatori universitari, analisti finanziari, fisici: tutto quell’universo di professionalità abituato a leggere e visualizzare i dati nel lavoro quotidiano, che per la prima volta si trova di fronte a una curva epidemica. Le mail ormai sono centinaia. E in molte di queste i lettori avanzano suggerimenti per comprendere meglio la progressione dell’epidemia.

Molti li accogliamo. La pagina diventa un progetto condiviso con i lettori.

La mappa del coronavirus in Italia, un progetto partecipato

Appare subito evidente che la natura di questi dati è problematica. I contagi si riferiscono solo a chi fa un tampone. Ma la diffusione è più ampia, in molti stimano almeno 10 volte nelle aree più colpite. Il passaggio dei dati tra ospedali, regione e protezione civile è farraginoso.

Tra i suggerimenti c’è quello di pesare il dato dei contagi con i tamponi fatti. Sviluppiamo un grafico che mette in relazione i casi giornalieri con i tamponi giornalieri. Anche questo è imperfetto, perché nei database le regioni caricano tutti i tamponi, compresi i falsi negativi e quelli per considerare un paziente guarito, che sono almeno 2. Inoltre non sempre l’inserimento dei tamponi nei database coincide con la data di pubblicazione del risultato.

Emerge un altro problema: le diverse strategie adottate da diverse regioni rendono difficili i confronti. Scegliamo di fare questo e altri grafici anche in media mobile a 7 giorni, in modo da ridurre alcuni di questi problemi nella visualizzazione. Diventa un nuovo parametro da valutare nella lettura dei dati giornalieri. Nessun dato da solo basta, ma l’aggiunta di visualizzazioni e dettagli consente di farsi una idea sempre più chiara.

Il lockdown di tutta Italia viene deciso l’11 marzo. I morti sono ormai mille, i malati sono quasi 13mila. Le cronache dagli ospedali lombardi sono drammatiche. Emerge la tragedia di Bergamo. Le terapie intensive delle aree più colpite sono al collasso, si teme cosa potrebbe succedere se l’epidemia facesse lo stesso corso nelle regioni del sud Italia.

Per questo decidiamo di offrire all’utente la possibilità di avere più informazioni e confronti a livello di regione e provincia. Casi giornalieri, guariti, decessi. Ricoveri in terapia intensiva, altri ricoveri, isolamento domiciliare. La classificazione e i dati sono sempre quelli ufficiali della protezione civile. Questa volta non ci affidiamo a tool esterni ma sviluppiamo internamente.

Se da lato, dunque, stringiamo lo zoom, la pandemia ci obbliga contemporaneamente ad allargarlo. I casi e i decessi crescono in tutta Europa. Spagna, Inghilterra, Francia e Germania in particolare. Poi è la volta degli Stati Uniti. Realizziamo un grafico che mette a confronto la traiettoria dei Paesi nella diffusione del virus. La Cina viene presto superata dai Paesi europei. Gli Stati Uniti superano tutti.

Un rebus che ci accompagna per settimane è quello di come conteggiare i nuovi contagi giornalieri. Da subito scegliamo, anche nella titolazione degli articoli, di puntare sulla variazione dei casi totali. È questa a dare conto dell’andamento dell’epidemia. Gli “attualmente contagiati”, invece, sono una voce estremamente importante per valutare il peso dell’epidemia sul servizio sanitario nazionale. Ma non è quella variazione a dire i nuovi casi giornalieri. I lettori sono un po’ disorientati perché in conferenza stampa, alle 18, Borrelli insiste soprattutto sulla variazioni degli attualmente positivi. L’11 aprile aggiunge la nuova voce “incremento casi totali”.

Gli utenti, una volta presa confidenza con la mappa e le visualizzazioni, tornano sul sito del Sole 24 Ore ogni giorno poco prima delle 18 in cerca dei dati aggiornati

Il bollettino delle 18 diventa un appuntamento fisso per gli italiani. La pagina di Lab24 registra un picco di accessi che inizia già verso le 17.30 e va avanti ben oltre le 18. Tutti con gli occhi incollati alla curva, che dal 21 marzo, seppure lentamente, inizia a scendere. Più lento il calo dei decessi, dal 27 marzo. Dopo il 4 aprile inizia anche il tanto atteso calo delle terapie intensive, indicatore ritenuto tra i più attendibili.

La pagina è stata visualizzata da decine di milioni di utenti, ed è la più vista di sempre sul Sole 24ore.com. Ne hanno scritto La Revue des médias, rivista francese dedicata al mondo dell’editoria, e European journalism observatory. Eppure non vediamo l’ora che resti soltanto un ricordo.


Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti