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Come affrontare l'emergenza virus: le differenze fra Italia e Cina

Il sistema di quarantena disposto da Pechino è molto più rigido di quello deciso da Roma, con conseguenze su risultati e tempi di contenimento dell’epidemia

di Biagio Simonetta

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L’aeroporto di Fiumicino, oggi (Ansa)

Il sistema di quarantena disposto da Pechino è molto più rigido di quello deciso da Roma, con conseguenze su risultati e tempi di contenimento dell’epidemia


4' di lettura

Italia e Cina sono i due Paesi maggiormente colpiti dal coronavirus. I numeri, per fortuna, sono ancora diversi, e fanno pendere la bilancia del contagio totale nettamente vero il gigante asiatico. La crescita giornaliera, però, adesso spaventa l’Italia. E lo fa proprio mentre la Cina – numeri alla mano – pare stia vincendo la sua battaglia. Proprio i numeri ci impongono, allora, di guardare con estremo interesse alle misure adottate da Xi Jinping. E magari di raffrontarle con quelle italiane, dove l’approccio iniziale non sembra aver ottenuto grandi risultati.

Del resto, per dirla con le parole di Bruce Aylward dell'OMS, «l'approccio coraggioso della Cina per contenere la rapida diffusione di questo nuovo patogeno respiratorio ha cambiato il corso di un’epidemia in rapida ascesa e mortale». Vediamo, allora, quali sono le differenze sostanziali fra le principali strategie di difesa adottate in Cina e quella italiana.

Mascherine obbligatorie
Uno dei primi aspetti, forse il più lampante, riguarda le mascherine. Dal 24 gennaio scorso, cioè da quando in Cina è scattato il piano di emergenza firmato dal presidente Xi Jinping, tutti i cittadini cinesi sono obbligati a indossare la mascherina negli spazi pubblici (cioè anche per strada). Non vi è alcuna differenza fra cittadini contagiati e sani: chiunque deve farlo. La pena è l’arresto. E le circa 200milioni di telecamere posizionate in tutto il Paese, sono state aggiornate con software di Intelligenza Artificiale che riescono a individuare i cittadini che non rispettano quest'obbligo.

In Italia, invece, le mascherine rimangono non obbligatorie. Sono necessarie per i pazienti infetti (per evitare il contagio di altri pazienti) e per il personale medico. Il tutto nasce da una differenza di vedute scientifiche fra gli scienziati asiatici e quelli europei: per i primi le mascherine devono essere obbligatorie per tutti, per i secondi no.

CORONAVIRUS, HUBEI E ITALIA A CONFRONTO
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Quarantena o lockdown
Il sistema di quarantena cinese è molto più rigido di quello italiano. In Italia la vera quarantena (cioè l'isolamento per 14 giorni) è prevista solo per i pazienti infetti: per questi soggetti vige il divieto assoluto di mobilità. In quelle che furono le prime zone rosse (i comuni del lodigiano e il centro veneto di Vo' Euganeo), venne disposto un lockdown, norma per la quale nessuno entra e nessuno esce dai territori delimitati. Ma non una quarantena domiciliare alla popolazione residente.

In Cina, invece, il pugno di ferro del regime ha imposto ben altro: nella provincia dell’Hubei (quella che include la città di Wuhan), i 60milioni residenti sono stati costretti all’isolamento domiciliare. È stato vietato l’utilizzo delle auto. Una persona ogni tre giorni è stata autorizzata ad uscire dall'abitazione (mascherina addosso) per comprare cibo e provviste. Le misure di quarantena domiciliare hanno riguardato anche il resto della Cina (da Pechino a Shangai), con limitazioni molto pesanti e persone “etichettate” con dei codici che stabiliscono chi può uscire, per quanto tempo e in quale area si può muovere.

Limitazioni negli spostamenti
Nelle grandi città della Cina, come Pechino e Shanghai, il regime ha imposto misure di lockdown già a livello di quartiere. Le guardie del Partito Comunista hanno di fatto presidiato (e continuano a farlo) l'ingresso e l'uscita dai quartieri. Ad ogni cittadino, in base alla sua storia sanitaria, è stato attribuito un codice che permette (o limita) alcuni spostamenti. Ogni palazzo residenziale delle città non in stretta quarantena è stato chiuso ai non residenti. Nessuno ha potuto invitare un amico a cena, in queste settimane.

In Italia, le misure simili a un lockdown riguardano da poche ore l'’ntero Paese (dopo una fase iniziale in cui era previsto solo per la Lombardia e alcune province). Ora, invece, tutta la nazione è soggetta al blocco : non si entra e non si esce, con controlli fra città e città. È in vigore un divieto di spostamento se non per «comprovati motivi di lavoro» oppure «gravi esigenze familiari o sanitarie». Ma attualmente esiste una deroga molto dibattuta: compilando una autocertificazione (il modulo è fornito anche dalla Pubblica sicurezza) ci si può muovere un po' ovunque. Il decreto stabilisce che chi viola le prescrizioni è punito con l'arresto fino a tre mesi e l'ammenda fino a 206 euro.

Scuole chiuse, sport sospeso
Le scuole e le università sono chiuse in tutta Italia fino al prossimo 3 aprile. In Cina le scuole e le università sono tutte chiuse sin da quella che doveva essere la ripresa dopo le vacanze per il capodanno lunare. I canali televisivi cinesi trasmettono lezioni scolastiche ad orario continuato. Sia in Cina che in Italia, sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. In Italia però c'è una deroga che riguarda le squadre italiane di calcio che disputano le coppe europee .

Mezzi pubblici
Il trasporto pubblico, in Cina, è stato bloccato in una decine di grandi città (soprattutto nell’area dell'Hubei). Wuhan, la città del focolaio, è stata completamente isolata: sono stati bloccati treni, aerei, bus, e anche i traghetti che quotidianamente salpavano sul fiume Yangtze. A Pechino, oggi, la metropolitana è in funzione, ma prima di entrare è necessario passare davanti a una telecamera termica. Se la temperatura del soggetto scansionato è superiore ai 37,3 gradi, lo stesso viene bloccato e trasferito in ospedale.

In Italia i mezzi pubblici sono in funzione più o meno normalmente. «Non è all'ordine del giorno una limitazione dei trasporti pubblici, per garantire la continuità del sistema produttivo e consentire alle persone di andare a lavorare» ha detto il premier Conte. È raccomandato ai cittadini di mantenere un metro di distanza fra passeggeri.

Per approfondire:
Wuhan in quarantena, città bloccata
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Coronavirus: chiusa la Lombardia e 14 province, 16,7 milioni di persone coinvolte. Cosa prevede il decreto

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