Interventi

Come battere i corporativismi e modernizzare il Paese Italia

Dobbiamo far crescere le piccole imprese, agganciarle all’innovazione e costruire i campioni europei nei settori chiave

di Marco Bentivogli

(REUTERS)

4' di lettura

Caro Direttore,
offrire ai giovani come biglietto di ingresso alla cittadinanza un sussidio dallo Stato o la paghetta dai nonni è inaccettabile. Non deve essere uno scandalo darci un taglio al welfare elettorale che gli ultimi due Governi hanno utilizzato. Il blocco degli investimenti sull’innovazione, che il Ministro Patuanelli ha promesso di sbloccare e il sussidio alla disoccupazione creata da quel blocco è qualcosa di schizofrenico. L’intervento del Ministro è stato importante, concreto. Ci si aspettava dal Presidente del Consiglio non solo l’elenco delle cose fatte nella gestione emergenziale, ma dove ha idea di portare il Paese. Tutti i Governi vantano successi, inclusi quelli non contabilizzabili ma nei momenti di ricostruzione serve parresia, come dice Papa Francesco, ovvero il diritto dovere di dire la verità. Non capisco perché Angela Merkel dica ai tedeschi, con condizioni socio economiche migliori delle nostre: «I prossimi mesi saranno ancora più difficili per il Covid. In Germania la situazione è e resta seria» e a proposito di scuole «farò tutto il possibile perché i bambini non diventino gli sconfitti dell’epidemia».

Diventare il Sussidistan e statalizzare l’economia deresponsabilizza il capitalismo nostrano e uccide il lavoro, processo che dovrebbe essere appannaggio della destra reazionaria; solo in Italia, cattivi studi e confusione mentale la fan presentare come una cosa “di sinistra”.

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Nella relazione si dà un giudizio negativo sul blocco dei licenziamenti. Lo capisco, ma non si può dire che si ristruttura per assumere. Rischia di essere vero come la bufala che quota 100 e reddito di cittadinanza aumentavano l’occupazione. Non condivido questo approccio, se aggiungiamo gli autonomi monocommittenti, a blocco vigente abbiamo perso 1 milione di posti di lavoratori. Senza blocco sarebbero stati secondo la previsione della Ue almeno 2 milioni. Abbiamo le politiche attive completamente paralizzate, l’Anpal governata dal Mississippi. Navigator, persone che non hanno mai trovato lavoro, pagati per trovare il lavoro agli altri. Reddito di cittadinanza a chi lavora in nero o qualcosa di peggio. I poveri veri schivati sapientemente dai sussidi. È vero che quei licenziamenti sono solo rinviati ma soprattutto se il Governo non costruisce una strategia per la crescita, al di là dell’assemblaggio estivo delle centinaia di progetti che non fanno una politica industriale coerente. Detto questo, perdere il lavoro è terribile. In un Paese dove non funziona nulla, quando si perde il lavoro è difficile tornare in pista. Condivido con Bonomi di smetterla con l’ottimismo quando centinaia di migliaia, specie tra i 15 e i 34 anni perdono il lavoro.

Il Governo ha mille responsabilità, va aiutato specie se capisce potenzialità e limiti. Ma anche il capitalismo italiano va scosso. Abbiamo la più alta patrimonializzazione immobilizzata del risparmio. Una buona sfida per Bonomi è continuare ad essere esigente col Governo ma anche con le imprese che sono scappate all’estero e verso la rendita. Ha la credibilità per farlo.

Onestamente negli ultimi anni abbiamo fatto centinaia di “patti epocali” in cui si evocavano princìpi. Forse è il caso di coalizzarsi per spingere le riforme e affrontare in modo serio il nostro gap di produttività che mai come oggi può sposarsi alla dignità del lavoro. Il vero patto è superare i veti corporativi: dare efficienza alla Pa, modernizzare lo Stato, fare la riforma fiscale, Ernesto Ruffini ha buone idee ma si deve partire dall’Irpef. Troppo pochi italiani pagano le tasse e ne pagano troppe. E poi patti a livello territoriale per mettere in piedi ecosistemi attrattivi e utili a realizzare habitat generativi di lavoro e sostenibilità. In un ecosistema che funziona le relazioni industriali si chiamano Partecipazione. Insieme si risolvono i problemi, insieme vengono le migliori idee.

Un Paese moderno punta sulle migliori relazioni industriali sfidanti per le parti.

Sui rinnovi dei contratti c’è stata un’apertura ma che andrà verificata nei tavoli negoziali sentendo chi presidia quei tavoli. I Contratti Nazionali si rinnovano a livello di categoria. Nel 2016 abbiamo firmato il Contratto dei metalmeccanici con Federmeccanica, senza sostegno autentico da parte di Confindustria e senza eccessivo entusiasmo dalle Confederazioni Sindacali.

La modalità di costruire le piattaforme concordate nel Patto per la Fabbrica prevedono coerenza reciproca nel costruire le piattaforme secondo quelle norme ma deve essere una base per rinnovare celermente i contratti. Credo che Bonomi debba capire che se da un lato la ricchezza si redistribuisce laddove si crea il decentramento contrattuale è la via maestra ma al contempo i minimi salariali sono troppo bassi. Un metalmeccanico al terzo livello guadagna 1.628€ lordi al mese (sono 1.230€ netti includendo la detrazione per lavoro dipendente). E solo il 37% delle aziende ha un contratto aziendale. Se abbiamo gli orari più alti d’Europa, i salari più bassi, il Clup (costo del lavoro per unità di prodotto) tra i più alti forse serve davvero più coraggio.

La taglia dimensionale delle aziende italiane merita non un ulteriore livello contrattuale, ma il livello territoriale. Deve essere contrattazione di filiera di ecosistema, per tenere le pmi dentro l’accelerazione tecnologica che abbiamo alle porte. Spero su questo una netta discontinuità con le posizioni passate di chiusura da parte di Confindustria.

Oggi il campo da gioco è il territorio e il perimetro d’iniziativa minimo l’Europa. Abbiamo poche grandi imprese. Dobbiamo far crescere le piccole imprese, agganciarle all’innovazione e costruire i campioni europei nei settori chiave.

Sarebbe utile che ognuno abbandonasse lo stallo ricorrente che avviene nel nostro Paese, come diceva il grande Ezio Tarantelli, per il tic che interrompe il confronto autentico per dedicarsi ai “riti propiziatori” che da tempo non fanno fare al Paese, alcun passo avanti.

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