RAPPORTO ABI

Come cambia il lavoro in banca nell’era digitale, meno occupati e più donne

di Nicola Barone


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(Sergio Oliverio)

3' di lettura

Sul mercato del lavoro del personale bancario si evidenzia una limitata contrazione occupazionale (0,7% tra il 2015 e il 2016). È uno degli elementi forniti dalla venticinquesima edizione del Rapporto Abi 2017 sul mercato del lavoro nell'industria finanziaria, presentato oggi a Milano. La stabilità del rapporto di lavoro si conferma come «valore fondamentale, con un'incidenza del 99% dei contratti a tempo indeterminato (compresi gli apprendisti). La qualità del personale, misurata attraverso il titolo di studio conseguito, è in continua crescita: i laureati rappresentano infatti il 38,8% del personale bancario. La presenza di personale femminile è in costante aumento (45,2%)».

Il perimetro che analizza il Rapporto Abi è composto, al 31 dicembre 2016, da 386 aziende con circa 308.500 lavoratori dipendenti che operano in Italia. Di questi, secondo la classificazione per gruppi dimensionali utilizzata dalla Banca d'Italia nella relazione annuale, 170,2mila sono presenti presso i primi 5 gruppi bancari, 76,1mila nelle altre banche grandi, 33,3mila nelle banche piccole, 3,4mila nelle filiali di banche estere e infine 25,4mila in quelle minori. Il numero medio di dipendenti per impresa nel 2016 è pari a 799, rispetto ai 767 del 2015, confermando il trend di crescita negli anni della dimensione media delle imprese. Sul fronte occupazionale i dati mostrano una contrazione nel biennio 2015-2016 dello 0,9%, variazione negativa che si attesta allo 0,7% se si considera un campione omogeneo di aziende.

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Settore tra i più coinvolti nella digitalizzazione
Il settore bancario è tra i più coinvolti nella sfida della digitalizzazione «in competizione, tra l'altro, con operatori non bancari che offrono servizi senza i vincoli, anche regolamentari, che invece gravano sulle banche». Dall’analisi fatta dall’associazione emerge che sono in corso «profondi» mutamenti nel settore bancario in Italia e in Europa. Una riduzione del numero degli sportelli “fisici” e una riorganizzazione della rete, in favore dei canali telematici, con positivi effetti sulla flessibilità dell'organizzazione del lavoro; una crescita del numero di lavoratori impiegati nelle attività commerciali, di consulenza specializzata, di customer service anche fuori sede; una diminuzione del numero di lavoratori impiegati allo sportello e al back office; lo sviluppo di modalità alternative di relazione con il cliente, anche “a domicilio” e basate sull'utilizzo di strumenti di comunicazione a distanza. Tutto ciò incide, oltre che sull'organizzazione e sul mercato del lavoro, sulle «regole del diritto del lavoro e sindacale che devono adeguarsi ad un nuovo contesto che, tra l'altro, comporta il progressivo superamento delle stesse nozioni di spazio e di tempo della prestazione lavorativa su cui, per decenni, sono state edificate le strutture normative che disciplinano il rapporto di lavoro».

Costo del lavoro superiore alla media europea
Ma nelle banche italiane si registra anche un «elevato costo unitario del lavoro degli operatori». Gli istituti domestici fanno segnare un valore pari a circa 81.100 euro, in aumento rispetto al 2015 e superiore di oltre 21.000 euro rispetto alla media europea. L'analisi evidenzia il «permanere di un generalizzato quadro di debolezza dei mercati bancari europei, aggravato, nel caso delle banche italiane, da una struttura di costo che si conferma più onerosa». A ciò si aggiunge un quadro delle «regole e di vigilanza che si caratterizza per la sua scarsa stabilità e certezza del diritto, contribuendo in tal modo a rallentare lo sviluppo dell'attività bancaria».

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