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Covid, crescono i ricoveri ma nessuna Regione in zona gialla (fino a Ferragosto)

Vanno monitorate soprattutto alcune regioni del Sud: Sardegna, dove il tasso di occupazione delle terapie intensive è al 10%, Sicilia e Calabria

di Andrea Gagliardi

(ANSA)

3' di lettura

La nuova ondata trainata dalla più contagiosa variante Delta (la trasmissibilità è dal 40 al 60% maggiore rispetto alla Alfa) sta provocando un aumento di contagi e ricoveri. In Italia, in base all’ultima indagine rapida sulle dell’Iss al 20 luglio la prevalenza della variante Delta era del 94,8%, con valori oscillanti tra le singole regioni tra 80% e 100 per cento. Come noto, i nuovi parametri adottati dal governo a fine luglio per i cambi di colore delle regioni guardano soprattutto ai ricoveri in ospedale. L’incidenza dei contagi ha un ruolo limitato. Ma entrambi i parametri sono comunque in crescita.

I nuovi parametri

Per decretare il passaggio in area gialla, oltre all'incidenza tra 50 e 150 casi ogni 100mila abitanti bisogna oltrepassare sia il 10% dei posti occupati nelle terapie intensive che il 15% negli altri reparti. Al momento vanno monitorate soprattutto alcune Regioni del Sud: Sardegna, Sicilia e Calabria. Non a caso tutte più indietro nelle vaccinazioni degli over 60 (la fascia di età maggiormente a rischio di ospedalizzazione).

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Sicilia, Sardegna e Calabria sotto osservazione

In particolare in Sardegna (regione a più alta incidenza di contagi: 134 casi settimanali ogni 100mila abitanti) i pazienti Covid occupano la soglia limite(10%) dei posti in terapia intensiva, mentre è sotto controllo per ora il tasso di ospedalizzazione (5%) nei reparti ordinari. In Sicilia (95 nuovi positivi ogni 100mila abitanti) preoccupa di più la situazione in questi ultimi (11% dei posti letto) e meno quella delle rianimazioni (4 per cento). La Calabria (ancora sotto la soglia dei 50 contagi settimanali) registra invece il 3% nelle terapie intensive e il 9% nell’area non critica.

Regioni ancora tutte sotto soglia

A meno di novità, nessuna Regione dovrebbe andare in zona gialla almeno fino a Ferragosto. Finora infatti nessuna supera le soglie. E il trend dei ricoveri è sì in aumento, ma non tale da far immaginare uno sforamento delle soglie a stretto giro, neppure nelle regioni più “problematiche”.

Le differenze tra zona bianca e gialla

Va sottolineato peraltro che il passaggio in zona gialla non comporterebbe nuove chiusure. E che in quest’ultima non ci sono molte restrizioni in più rispetto alla fascia bianca. Le principali sono l’obbligo di mascherina all’aperto, il limite di quattro persone al tavolo nei ristoranti, salvo che siano tutte conviventi. E una minore capienza per spettacoli all’aperto e impianti sportivi. In zona bianca infatti non c’è un limite numerico di capienza per concerti, cinema, spettacoli teatrali o stadi. Basta che la capienza non sia superiore al 50% di quella massima autorizzata all’aperto e al 25% al chiuso. In zona gialla invece c’è limite fisso. Massimo 2.500 all’aperto e 1.000 al chiuso. Significa che in zona bianca in uno stadio da 60mila persone ne possono entrare 30mila. In zona gialla solo 2.500.

Le similitudini tra zona bianca e gialle

In entrambe le zone però non ci sono limiti orari agli spostamenti. Le attività sono tutte aperte (a parte le discoteche). Ma serve il green pass per partecipare a feste di nozze, entrare nelle residenze per anziani e accedere alle sale d'attesa dei pronto soccorso e nei reparti ospedalieri. E dal 6 agosto sarà necessario anche per eventi sportivi, fiere, congressi, musei, parchi tematici e di divertimento, centri termali, sale bingo e casinò, teatri, cinema, concerti, concorsi pubblici. Ma anche per sedersi ai tavoli al chiuso di bar e ristoranti. E in piscine, palestre, sport di squadra, centri benessere, limitatamente alle attività al chiuso.

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