IL NODO RIPRESA

Come cambiano le stime di crescita per il 2021

L’indicazione dell’Istat sul Pil acquisito per il 2021 si aggiunge a quelle di Bankitalia, Fondo monetario internazionale e Centro studi di Confindustria. La ripresa slitta alla seconda parte di quest’anno

di An.C.

(foto Ansa)

2' di lettura

Una ripresa che slitta alla seconda parte del 2021, legata come per il resto d'Europa al nodo della velocità delle vaccinazioni e all'incognita dei lockdown che continuerà a pesare su investimenti e consumi. Secondo l'Istat, il Pil acquisito per il 2021, quello che si otterrebbe se la variazione di tutti e quattro i trimestri dell'anno fosse pari a zero, è positivo, pari a +2,3%. Il calcolo è stato effettuato sulla base delle stime sul quarto trimestre del 2020. L’indicazione dell’ente statistico si è aggiunta nelle ultime ore a quelle, delineate nei giorni scorsi: da Bankitalia al Fondo monetario internazionale, al Centro studi di Confindustria.

Bankitalia: la ripresa slitta, crescita 2021 al 3,5%

Nelle sue ultime proiezioni macroeconomiche di metà gennaio Bankitalia ha chiarito che la ripresa slitta a metà anno, con la nuova caduta del Pil di fine 2020 che si trascina sull'avvio del nuovo anno e ferma al 3,5% la crescita attesa per il 2021. E lo scenario presenta «rischi ancora elevati», dall'evoluzione della pandemia all'indebitamento delle imprese. Dal report emerge un’Italia a metà del guado fra lo shock pandemico e l'uscita dalla peggior recessione del dopoguerra. Con un netto stacco fra l'economia reale, in particolare servizi come il turismo o i servizi ricreativi, e il settore finanziario, che regge bene l'impatto grazie a misure senza precedenti.

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Fmi taglia stime per Italia, pil 2021 si ferma a +3%

A fine gennaio il Fondo monetario internazionale ha tagliato le stime di crescita dell’economia italiana. La revisione al ribasso per il 2021 è stata di ben 2,2 punti. Un segnale di ottimismo è giunto però dal 2022, quando sempre secondo l’Fmi il pil italiano dovrebbe segnare un +3,6%, con una revisione al rialzo di un punto percentuale rispetto alle stime di ottobre.

Da CsC allarme per il debito delle imprese

Un’ulteriore indicazione è giunta, sempre a fine gennaio, dal Centro studi di Confindustria. Secondo il rapporto “Congiuntura flash” un forte rimbalzo del Pil è atteso solo dal terzo trimestre 2021. Lo studio offre uno spaccato di cosa sta accadendo all'interno del tessuto produttivo: va un po' meglio l'export, specie verso Germania, Svizzera, Cina e Usa. Non, invece, i consumi, specie di servizi come turismo, ristorazione, viaggi, e di beni durevoli come tessile, abbigliamento auto. Lockdown e vaccinazioni determineranno tempi e ritmi della ripresa, rischiando di tenere alta la tensione su come tenere insieme l'emergenza sanitaria e le richieste delle imprese. E non va bene nemmeno per gli investimenti: «i prestiti alle imprese sono arrivati al +8,1% annuo; tuttavia, la domanda “emergenziale” rimane limitata a finanziare il capitale circolante», non i nuovi investimenti, e «le prospettive per il 2021 restano fosche».


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