i tempi

Come cambierà il fisco: assegno unico per l’Irpef e taglio alla foresta dei bonus

Prime misure con la legge di bilancio. Poi le deleghe su famiglia e imposte. La prima dote dovrebbe arrivare dal taglio dei sussidi ambientali dannosi

di Davide Colombo e Marco Mobili

Gualtieri: polemiche inutili, il Piano rilancio cambierà l'Italia

Prime misure con la legge di bilancio. Poi le deleghe su famiglia e imposte. La prima dote dovrebbe arrivare dal taglio dei sussidi ambientali dannosi


3' di lettura

Dal taglio dei sussidi ambientali dannosi (Sad) dovrebbe arrivare la prima dote per avviare la riforma fiscale. Almeno 2,8 miliardi di euro a regime, stimano dall’Ambiente. Riforma che, leggendo le recenti linee guida sul «Piano Nazionale Ripresa e Resilienza Italia» (Pnrr), richiederà un percorso a tappe per la sua messa a punto e la successiva attuazione, come del resto ha sempre sostenuto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Gli obiettivi dichiarati sono noti: si dovrà migliorare equità, efficienza e trasparenza del nostro sistema tributario, incentivare l’occupazione e gli investimenti materiali, nonché quelli in ricerca e sviluppo delle imprese.

Il taglio dei sussidi ambientali dannosi

La «debonusizzazione», per dirla alla Gualtieri, partendo proprio dai sussidi ambientali dannosi, dovrebbe fornire un importante «contributo al conseguimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale». La sottosegretaria all’Economia Maria Cecilia Guerra (Leu), grande esperta di questioni fiscali, chiarisce meglio il punto: «Siamo consapevoli che la tassazione sull’energia è già molto elevata nel nostro Paese ma siamo al tempo stesso convinti che la leva fiscale potrebbe dare buoni risultati a sostegno della transizione ecologica indicata come prioritaria nei piani del governo e da costruire in coerenza con le norme europee». In questo senso le minori spese fiscali legate al taglio dei Sad verrebbero, almeno nelle intenzioni dell’Esecutivo, utilizzate a compensazione delle imprese dei settori colpite dal taglio dei sussidi fiscali.

Riforma Irpef e tax expenditures

Le linee di intervento per il nuovo fisco sono fondamentalmente due: riforma Irpef coordinata con il futuro Assegno unico e riforma delle tax expenditure in una prospettiva green. Mentre prima della sua entrata in vigore, a gennaio, verrà modificata la plastic tax, in coerenza con il quadro europeo. E a livello tecnico sta andando avanti anche l’istruttoria sulla semplificazione, proposta dal direttore delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, sull’Irpef per le imprese, che dovrebbe passare ai pagamenti mensili per cassa, concepiti per superare il meccanismo acconti/saldi. È una riforma costosa – si limitano per ora a far sapere i tecnici che lavorano a questo dossier - e apre un problema per gli accantonamenti indeducibili (per esempio il Tfr).

La roadmap delle riforme fiscali
Sui tempi di realizzazione una indicazione arriva sempre dalle linee guida del Governo sul Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, dove si prevede l’emanazione di una legge delega entro la fine di quest’anno, collegata alla legge di Bilancio, e l’attuazione con i decreti delegati entro la fine del 2021. Per la nuova Irpef, la nuova Ires o le nuove regole del contenzioso tributario si dovrà dunque attendere il 1° gennaio 2022. La delega correrebbe in parallelo all’altra delega in fase di approvazione al Senato sull’Assegno unico, mentre il family act (che prevede di rafforzare i servizi e non agire sui trasferimenti monetari) viaggerebbe per altro binario. Nuova Irpef e Assegno unico devono essere concepiti in stretto coordinamento per garantire progressività e equità (per esempio: riconoscere l’Assegno unico anche agli autonomi che non versano contributi deve mettere in discussione gli oltre 2 miliardi annui che i dipendenti versano per finanziare gli attuali assegni familiari). Il disegno di legge delega che prevede l’Assegno unico universale per i figli fino a 21 anni, vale ricordarlo, potrebbe a sua volta richiedere a regime non meno di 10 miliardi di euro aggiuntivi per la copertura. Lo schema, come si ricorderà, prevede l’abrogazione di otto misure in denaro oggi in vigore che trasferiscono circa 15,5 miliardi l’anno. Da qui la necessità di gestire questa riforma in stretto collegamento con l’Irpef.

Taglio del cuneo, caccia alle risorse per renderlo strutturale

Nel frattempo con la legge di Bilancio 2021-2023 si dovranno trovare le risorse per rendere strutturale il taglio del cuneo in vigore dal 1° luglio scorso e magari iniziare già a rivedere «in chiave progressiva» (precisazione contenuta anche nelle linee guida del Pnrr che esclude di fatto ogni forma di flat tax) la curva dell’Irpef. Un obiettivo anche questo importante visto anche che per la sola conferma del taglio del cuneo in vigore da soli tre mesi serviranno non meno di tre miliardi. Dal 1° gennaio prossimo, infatti, è finanziato soltanto il bonus di 100 euro (i vecchi 80 euro di Renzi potenziati da luglio scorso) per chi ha redditi fino a 28mila euro. Per «l’ulteriore detrazione da lavoro dipendente» riconosciuta a chi ha redditi dai 28mila euro fino a 40mila euro dal 1° gennaio occorrono almeno 3 miliardi di euro per confermare lo sconto fiscale per tutto il 2021.

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