antropologia

Come ci si veste al museo? Le regole che nessuno conosce

Mentre fioccano le proteste per l'interdetto ingresso a Jeanne al Museo d'Orsay, scusatosi poi con la visitatrice, qual è l'abbigliamento da evitare in queste istituzioni?

di Giuditta Giardini

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Mentre fioccano le proteste per l'interdetto ingresso a Jeanne al Museo d'Orsay, scusatosi poi con la visitatrice, qual è l'abbigliamento da evitare in queste istituzioni?


4' di lettura

Su Trip Advisor , un turista preparandosi ad un'escursione londinese chiede al web quale sia l'abbigliamento più idoneo per visitare il British Museum , la risposta: “ma hai scambiato il museo per la Basilica di San Pietro?” Oggi non fa più ridere perché la domanda è quanto mai attuale. L'8 settembre scorso, “Jeanne”- per i social, studentessa ventiduenne, all'ultimo anno di un master in letteratura comparata alla Sorbona , si è vista interdetto l'ingresso al Museo d'Orsay di Parigi per colpa della generosa scollatura del suo vestito.

Le critiche
La notizia, così come la foto del décolleté di Jeanne, hanno fatto il giro del mondo, che inevitabilmente si è spaccato in due tra i puritani del “non si fa” e i tolleranti del “vivi e lascia vivere”. In segno di protesta, una settimana fa il gruppo militante femminista FEMEN ha sfilato in topless all'interno dell'Orsay per vendicare la sorella Jeanne al grido “l'oscenità è nei vostri occhi!”. Dopo le accuse di discriminazione e sessismo, il Museo, con un tweet, si è scusato per l'accaduto.

La protesta delle femen al Museé d’Orsay

A questo punto, sarebbe da rivedere lo slogan delle opere delle Guerrilla Girls , il collettivo femminista che da anni ironizza sulla scarsa presenza delle artiste-donne nei musei con il jingle “perché le donne devono essere nude per entrare nei musei?” - Secondo le artiste celate dietro maschere da gorilla le donne nei musei sono ammesse solo come oggetti e soprammobili, preferibilmente nude, nelle opere dei grandi maestri (maschi).

Esiste un codice di abbigliamento? Oltre all'obbligo di mascherina, che è diventata la legge sunturia che ogni individuo di qualunque genere deve rispettare all'interno delle strutture museali nel 2020 del Covid-19, esistono regolamenti interni per le visite che variano da museo a museo.

Una visitatrice del museo parigino è stata fermata all’ingresso: il suo décolleté avrebbe violato un regolamento interno di decenza. Jeanne ha scritto una feroce lettera aperta, raccontando nei dettagli l’accaduto su Twitter, con lo pseudonimo Tô’. +++ TWITTER/@JEAVNNE +++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY +++

Nel caso dell'Orsay, il disorientamento del turista è lecito, nel Regolamento del visitatore del museo, che - ironia della sorte - ospita l'«Origine del mondo» di Gustave Courbet, non c'è scritto nulla sul dress code da rispettare. Altri musei hanno messo per iscritto vestiario e condotta da tenere nelle loro sale. Ai Musei Vaticani , alla Cappella Sistina, alla Basilica di San Pietro e ai Giardini Vaticani l'ingresso è consentito ai soli visitatori vestiti in “modo decoroso” (Consigli utili per la visita ). Il termine “decoroso” è poi definito come niente “indumenti sbracciati, scollati, pantaloncini sopra le ginocchia” niente “minigonne e cappelli”, ma non solo “il decoro” - come si legge - “si estende anche ad eventuali oggetti personali visibili nonché a segni distintivi personali altrettanto visibili (come ad esempio tatuaggi) e che possano recare offesa alla morale cattolica, alla religione cattolica ed al comune sentimento del pudore”. Anche al Louvre , l'articolo 2 del Regolamento del visitator, proibisce espressamente di girare nudi, in costume o con il petto scoperto e persino scalzi per le sale del museo. Aveva fatto notizia, nel 2018, la “interdiction d'entrée” all'influencer australiana Newsha Syeh, “rimbalzata” dalla guardia all'ingresso del Louvre per l'abbigliamento poco consono. Diversamente da altri musei, al Louvre, come ci insegnano i film «Bande» à parte e «the Dreamers», si può correre. Non si corre agli Uffizi , né è permesso “camminare scalzi e (ma forse si intendeva una “o” disgiuntiva) a torso nudo negli ambienti museali”.

Nudi al museo
L'alternativa eccentrica al “puritanesimo vittoriano”, come alcuni giornali l'hanno definito, dei musei oggi esiste. A maggio del 2018, al Palais de Tokyo è stato organizzato un tour per nudisti dell' Association des Naturistes de Paris (ANP) a numero chiuso, a fronte di solo 160 ammessi c'era una lista d'attesa che contava più di 30.000 richieste. Anche a Milano, al Padiglione d'Arte Contemporanea (PAC) dal 17 dicembre 2019 al 9 febbraio 2020, è stata proposta una visita guidata nudista, guidata dall'artista australiano Stuart Ringholt, esposto al PAC, in precedenza l’artista aveva fatto sold out con il medesimo dress code al Museum of Contemporary Art di Sidney (2012) e al Museum of Old and New Art della Tasmania (2012) e in occasione della grande retrospettiva dedicata a James Turrell alla National Gallery of Australia (Canberra, 2015). Che sia questo il futuro delle visite al museo?

Il confine tra artistico e illecito è sempre molto labile
Il comportamento scabroso, entrare svestiti o nudi in un museo, può ricadere sotto la fattispecie degli atti contrari alla decenza pubblica, la Corte di Cassazione ha più volte spiegato che si tratta di quegli atti “in spregio ai criteri di convivenza e di decoro che debbono essere osservati nei rapporti tra i consociati, provocano in questi ultimi disgusto o disapprovazione”. Eppure in un museo, tra i nudi di Schiele, i peli pubici con brillantini di Marilyn Minter, il video di Andrea Fraser mentre ha rapporti sessuali con un collezionista, le fotografie di Robert Mapplethorpe, performance come ««Imponderabilia» di Marina Abramovic e Ulay, con che parametri possiamo giudicare l'indecenza del visitatore?

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