Fisco & investimenti

Come compensare le perdite con bond e titoli di Stato

Il 23 dicembre è l’ultimo giorno utile per operare, meglio agire per tempo

di Gianfranco Ursino


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3' di lettura

Per l’ottimizzazione fiscale dei portafogli tra le vie meno tortuose che gli investitori possono seguire c’è la vendita di titoli di Stato e corporate bond in portafoglio per compensare plus e minusvalenze. Con l’aiuto di Skipper Informatica, Plus24 prova ad aiutare i lettori a percepire le concrete opportunità presenti sul mercato dei titoli obbligazionari, evidenziando le plusvalenze realizzabili in caso di cessione del bond nell’ipotesi di acquisto all’emissione, come spesso accade.

Lo spettro delle opportunità
In alcuni casi emerge chiaramente l’opportunità di vendere i BTp e ottenere un risultato superiore a quello che era atteso inizialmente. «Grazie alla consistente discesa dei tassi - spiega Roberto Casati, presidente di Skipper Informatica - chi ha comprato obbligazioni all’emissione negli ultimi anni adesso ha l’occasione di venderle anticipatamente realizzando interessanti plusvalenze». Al guadagno lo Stato applica l’imposta del 12,5% sui titoli governativi e sovranazionali. Una tassazione che può essere ridotta o annullata utilizzando le eventuali minusvalenze generate da precedenti perdite e ancora presenti nello “zainetto fiscale”.

Spazio per "ottimizzazioni"
A partire dal 1 gennaio 2020 andranno perse le minus registrate su operazioni d’investimento chiuse in perdita nel 2015. «Occorre quindi verificare - continua Casati - se nella posizione fiscale collegata al dossier titoli, ci siano ancora perdite che stanno per scadere. Per il 2019 c’è ancora tempo per farlo ma ricordiamo che, tenendo conto del gioco delle date di regolamento delle operazioni, l’ultimo giorno utile è il 23 dicembre. In ogni caso è consigliabile muoversi per tempo».

Sono diverse le obbligazioni che hanno dato performance dall’emissione decisamente attraenti. In particolare, i bond con scadenze lunghe hanno visto crescere rapidamente le proprie quotazioni: la loro elevata duration infatti li rende molto reattivi alla discesa dei tassi. «Tra i BTp selezionati in tabella, ad esempio - prosegue Casati - , le performance annue dall’emissione sono comprese tra il 4,94% del BTp cedola 2,7% scadenza 2047 e l’11,78% del BTp cedola 3,45% scadenza marzo 2048. È interessante anche evidenziare che le performance registrate negli ultimi 12 mesi sono elevate e comprese tra il 29% del BTp febbraio 2037 e il 39% del BTp marzo 2048. Per chi avesse deciso in passato di investire su scadenze lunghe può essere quindi l’occasione per “portare in cascina” i forti guadagni ottenibili con la vendita del titolo e, con l’occasione, realizzare un’ottimizzazione fiscale».

Check-up fiscale degli investimenti
Tra i titoli di Stato esteri va segnalato il BUNDei scadenza aprile 2020 che, come i nostri BTPi, è indicizzato all’inflazione europea. «Il bond governativo tedesco - conclude Casati -, grazie alla discesa di rendimento rispetto al tasso espresso alla sua nascita, presenta una plusvalenza di 1.399 euro per ogni 10mila euro di acquisto, nonostante il prezzo del titolo sia oggi pressoché in linea con quello di emissione. Ciò è dovuto al valore del coefficiente inflattivo maturato al momento della vendita che svolge un effetto moltiplicatore sul prezzo di questa tipologia di titoli legati all’inflazione europea. Il coefficiente inflattivo rilevato alla data è infatti di quasi 1,15 e il conseguente prezzo vale quindi 114.83. La differenza di prezzo tra il 100,12 dell’emissione e il 114,83 della vendita genera la plusvalenza». Con l’approssimarsi di ogni fine anno, l’investitore deve quindi ricordarsi di fare un check-up fiscale dei propri investimenti, anche con l’aiuto del proprio consulente, che in teoria dovrebbe sollecitarlo. A volte l’ottimizzazione fiscale potrebbe essere di una banalità disarmante, dipende dal portafoglio investimenti di ogni soggetto.

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