Strategie

Come e perché Zegna ha scelto la quotazione a Wall Street

«Non è un progetto finanziario, bensì industriale». ha detto l’ad Gildo Zegna. Nel board anche Michele Norsa e Domenico De Sole, Sergio Ermotti e Andrea C. Bonomi di Investindustrial

di Giulia Crivelli e Monica D'Ascenzo

Ermenegildo Zegna collezione PE 22

3' di lettura

È una delle poche billion euro companies italiane e una delle pochissime nel tessile-moda e ora si quoterà a Wall Street. Ermenegildo Zegna, guidata dalla terza e quarta generazione della famiglia fondatrice, ha deciso di crescere attraverso la Borsa e ha scelto New York. Stupisce solo in parte l'annuncio della quotazione all'estero, considerato che si tratta di un'azienda globalizzata.

L’operazione completata entro fine anno

Il completamento La quotazione non avverrà attraverso un'Ipo, ma attraverso una business combination con una Spac (Investindustrial Acquisition Corp), promossa da società controllate da Investindustrial di Andrea C. Bonomi. Al completamento del deal, previsto per il quarto trimestre di quest'anno, la famiglia Zegna continuerà ad avere il controllo della società con il 62%, mentre Investindustrial VII avrà l'11% con lock-up fino a un massimo di 3 anni. Sulla base del valore della transazione, l'entità risultante dalla fusione avrà un enterprise value iniziale atteso di 3,2 miliardi di dollari con una capitalizzazione prevista di 2,5 miliardi.

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«Nessuna logica speculativa, non si tradirà il Dna del gruppo»

«Non è un progetto finanziario, bensì industriale. Con una logica tutto meno che speculativa: abbiamo una visione comune e di lungo periodo, che non tradirà il dna ultracentenario del gruppo», hanno sottolineato quasi con le medesime parole Gildo Zegna, che resterà ceo e presidente della società, e Bonomi, fondatore e presidente di Investindustrial. Sulla governance necessaria a una quotata al Nyse, Zegna ha spiegato: «Siamo stati fino a oggi un'azienda privata, ma ci siamo dati da molti anni regole e obiettivi da public company. Anche per questo, oltre al fatto di aver scelto la formula della Spac, ci sono voluti pochi mesi per mettere a punto i dettagli dell'operazione». Nel board, accanto alla conferma di Michele Norsa e Domenico De Sole, ci sarà l'ingresso di Sergio Ermotti e dello stesso Andrea C. Bonomi.

Per Zegna possibili nuove acquisizioni

La Ermenegildo Zegna Holding aveva chiuso il 2019, ultimo bilancio disponibile, con ricavi per 1,32 miliardi di euro, un risultato ante imposte di 73,363 milioni e un utile netto da 40,83 milioni. È proprio il 2019 il livello a cui conta di tornare la società a fine 2021. Sul futuro post Covid, infatti, Gildo Zegna è stato molto chiaro: «Pensiamo di tornare al fatturato 2019 nel 2021, visto l'andamento di questi mesi. Non escludiamo acquisizioni di eccellenze a monte della filiera, come quella di un'azienda di maglieria fatta in giugno in partnership con il gruppo Prada e neppure di marchi, come è accaduto con Thom Browne nel 2018. Ma la crescita – ha concluso – sarà soprattutto organica».

Gli fa eco Bonomi: «Zegna non diventerà un conglomerato di brand, ma continuerà a svilupparsi attraverso acquisizioni che siano coerenti con la storia e la strategia. Non ci saranno acquisizioni opportunistiche».Il gruppo, secondo la presentazione alla comunità finanziaria, conta di chiudere l'esercizio 2021 con ricavi, realizzati per il 51% in Cina, pari a 1,207 miliardi (-8%), un Ebitda di 264 milioni e un Ebit di 111 milioni. Per il triennio 2020-2021 è prevista poi una crescita media annua dell'11% del fatturato (1,342 miliardi nel 2022 e 1,476 miliardi nel 2023) e del 25% dell'Ebit (142 milioni e 173 milioni).

Il riassetto prima della quotazione

La Ermenegildo Zegna Holding, lo scorso 5 luglio, aveva tenuto un’assemblea straordinaria con all’ordine del giorno la scissione di alcune attività: alla nuova società EZFO, nata dall’operazione, sono andate la partecipazione del 100% in EZ Real Estate, la quota del 10% detenuta in Elah Dufour, la quota del 30% in Agnona, il finanziamento di 10 milioni alla società 61 West 23rd Street, opere d'arte per un milione e un debito relativo a diritti d'opzione su partecipazione in Elah Dufour per 1,8 milioni. La scissione, con ogni probabilità, è stata decisa per lasciare in Ermenegildo Zegna Holding solo le attività core in vista della quotazione a Wall Street.

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