batteri alieni

Come evitare il contagio su Marte: se l’uomo porta i virus nello spazio

Ci si domanda che cosa succederebbe se uno dei prossimi astronauti portasse, senza saperlo, il Coronavirus a bordo. Pericolo remoto, dato che da sempre gli astronauti prima di partire restano anche loro in quarantena almeno due settimane

di Leopoldo Benacchio

default onloading pic
AFP

Ci si domanda che cosa succederebbe se uno dei prossimi astronauti portasse, senza saperlo, il Coronavirus a bordo. Pericolo remoto, dato che da sempre gli astronauti prima di partire restano anche loro in quarantena almeno due settimane


5' di lettura

Batteri, muffe, perfino virus. Mai come in questo periodo ci siamo resi conto che ci conviviamo da sempre e dobbiamo farci i conti. Qualcuno è buono, ci portiamo pare diversi etti o chili di batteri che ci fanno bene addosso, ma parecchi sono invece cattivi. Con i virus è più difficile fare una distinzione, dato che quel che fanno è solo riprodursi entro a cellule viventi.

Comunque quando incontriamo qualcosa di “alieno”, estraneo cioè al nostro ambiente, rischiamo forte, un po' come le popolazioni indigene del Centro america e del Messico quando arrivarono gli spagnoli.

Se da una parte noi temiamo invasioni aliene, non solo sotto forma di abitanti di altri pianeti ma più banalmente di batteri sconosciuti, a nostra volta possiamo essere un pericolo mortale, essere noi gli alieni per altri ecosistemi.

In questo momento, per esempio, c'è preoccupazione per i prossimi equipaggi della Stazione Spaziale Internazionale. Gli astronauti che popolano via via la Stazione vengono cambiati continuamente, anche se oggi a turni di mesi, come è successo agli italiani Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti. Ci si domanda che cosa succederebbe se uno dei prossimi astronauti portasse, senza saperlo, il Coronavirus a bordo.

Pericolo sulla Stazione spaziale

Pericolo remoto, anche se da tenere in considerazione, dato che da sempre gli astronauti prima di partire restano anche loro in quarantena almeno due settimane.

Sono abituati, anche perché, come ha detto la Cristoforetti recentemente, stare mesi dentro alla Iss, anche se in compagnia di altri 4 o 5 astronauti e pieni di cose da fare tutti i giorni, è esattamente come stare in quarantena, una piuttosto lunga.

D'altronde microscopici funghi, muffe e batteri di tutti i tipi, umani ovviamente a iniziare dalle speciali toilette spaziali, sono stati rilevati molte volte, nonostante le rigorose norme di pulizia e disinfezioni. Anche nello spazio quindi gli umani devono stare in quarantena e convivono coi batteri, sia quelli buoni che quelli cattivi, per così dire.

Armsotrong, Collins e Aldrin in quarantena al rientro dalla missione dell’Apollo 11 dopo aver messo piede sulla Luna per la prima volta

Mentre coi virus possiamo pensare di risolvere, o quasi, il problema mettendo gli astronauti in isolamento per un po' prima di partire, con i batteri la cosa è diversa, dato che non sappiamo se possono sopravvivere nello spazio autonomamente ed essere completamente nuovi per noi.

Quando andiamo in giro attorno alla Terra o nel sistema solare con un satellite portiamo in giro anche i nostri batteri, tanto che prima di partire si fa il possibile per sterilizzarli, ma anche rischiamo di imbarcarne nella corsa e riportarli sulla Terra.

La quarantena degli astronauti

Chi ha vissuto la corsa alla Luna degli anni '60 del secolo scorso, o chi ha visto qualche programma per il recente cinquantenario dello sbarco sulla Luna degli astronauti Usa, ricorderà qualche buffa immagine in cui si vedono i tre astronauti dentro a una specie di scatola, un cockpit di aereo, e il Presidente Nixon all'esterno che sorride e parla loro.

Per la verità ce ne sono anche dei tre che parlano con le rispettive mogli, vestite ognuna con uno dei tre colori della bandiera americana, ma era prima dell'esplosione del femminismo e della riscoperta dell'eguaglianza di genere.

Non si sapeva, questo il senso della quarantena cui furono sottoposti Amstrong, Aldrin e Collins, se nella polvere lunare che restava appiccicata alle tute da esplorazione ci fosse anche qualche batterio o altro di pericoloso. Dopo pochi voli, prima della fine del programma Apollo, si capì che la Luna è un corpo celeste del tutto sterile dato che, senza atmosfera come è, viene bombardato da milioni e milioni di anni da radiazioni di ogni genere.

Con Marte la vicenda è diversa anche perché qualcuno si è messo in testa di rendere Marte abitabile proprio grazie all'invio, in avanscoperta, di colonie di batteri.

Ad esempio Benjamin Lehner, Università di Delft, Olanda, ha studiato la possibilità di usare il batterio noto come Shewanella oneidensis che ha la capacità di cambiare parte del terreno marziano, ricchissimo di ferro, formando un ossido magnetico del ferro stesso, materiale utile, ma quanti secoli bisognerebbe aspettare per averne abbastanza?

Batteri su Marte

Altra idea è quella di mandare altri batteri sempre su Marte per arricchire la debole atmosfera di ossigeno che per noi è vitale. Chi ha visto il film Il sopravvissuto – The martian sa come questa sia stata la prima preoccupazione dell'astronauta rimasto solo sul pianeta Rosso.

Anche su questo pianeta ritroveremo il problema avuto con la Luna, ma raddoppiato almeno. Infatti non si tratta solo di venire in contatto di batteri pericolosi o di portarne dalla Terra con le tute degli astronauti, che ovviamente appena arrivati inizieranno a camminare sul suolo marziano, il problema è che andiamo su Marte per capire se ci sono batteri, che per noi rappresentano una forma elementare di vita.

Questo è l'oggetto principale della prima esplorazione marziana, obiettivo ambizioso e bellissimo, ma che si porta dietro complicazioni non da poco.

Da simulazioni molto realistiche effettuate sul campo sappiamo che, in pochi minuti, si possono depositare su tute assolutamente sterili da 60 a 400 batteri. Sono state provate, al momento, molte diverse soluzioni, dalle tute che vibrano continuamente per buttare via la polvere che si attacca, sabbia in questo caso, a tute che per effetto elettrostatico sparano via la polvere, che però continua ad aleggiare nell'ambiente.

Insomma il problema non è di facile soluzione, ma deve essere risolto perché se troveremo qualcosa di biologicamente rilevante su Marte, dovremo essere assolutamente sicuri che non si tratta di materiale terrestre portato da sonde o astronauti.

L'Europa nel 2022 manderà su Marte la seconda parte della missione Exomars, assieme ai russi. Avremo un satellite che girerà attorno al pianeta, ce ne sono altri anche europei perfettamente funzionati in questo momento, ma a partire da questo faremo scendere un rover su quel pianeta, immaginiamo qualcosa delle dimensioni e massa di un Suv di grossa cilindrata.

«Uno dei principali obiettivi del Rover è andare alla ricerca di forme vita passata o presente, per questo motivo noi che costruiamo il Rover dobbiamo assolutamente evitare di portare con il modulo stesso forme di vita terrestre sul Pianeta Rosso», dice Diana Margheritis, ingegnere del Sistema di Contaminazione e Protezione Planetaria per la missione ExoMars in Thales Alenia Space, che in Italia è il prime contractor delle due missioni, integrate e testate a Torino.

Discorso delicato perché si potrebbero trovare falsi positivi, che ci farebbero gridare “Eureka, trovato un batterio marziano”, per poi capire che quello aveva invece viaggiato con il rover fin dal momento del decollo dal nostro di pianeta. «Potremmo anche rischiare di alterare l'equilibrio di eventuali batteri marziani inserendone di nostri in quell'ecosistema. Per questo abbiamo severi requisiti riguardo la contaminazione microbiologica secondo trattati internazionali di Protezione Planetaria.».

Per raggiungere questo obiettivo nei laboratori di Torino il Rover è pulito e sterilizzato prima pezzo a pezzo e poi nel suo complesso e successivamente, sottomesso a rigorose procedure di prevenzione di ricontaminazione microbiologica fino al lancio. presso il cosmodromo di Baikonur in Kazakistan. Le analisi svolte finora dimostrano che il Rover di ExoMars arriverà su Marte con un numero di spore batteriche ben al di sotto del requisito massimo ammissibile evitando così di contaminare il suolo Marziano. Insomma se si troverà un batterio sopra o sotto il suolo, con il trapano sviluppato dall'Italia, sarà marziano DOC.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti