Strategie di crescita

Come fare del Sud e di Taranto una leva per il Paese

di Sergio Fontana

(Andrea - stock.adobe.com)

2' di lettura

Il Mezzogiorno motore per la crescita di tutta la nazione.

Ora più che mai è necessaria una politica del Sud per l’Italia, non del Sud per il Sud, di tutto il Mezzogiorno per l’Italia.

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Il Sud deve diventare per il Nord quello che la Germania dell’Est ha rappresentato per la Germania dell’Ovest. La politica keynesiana tedesca è stata determinante per trasformare il Paese nella locomotiva economica d’Europa.

Al Sud il ritardo infrastrutturale è sempre più un freno non solo alla sua crescita, ma a quella dell’intero Paese. Bisognerà procedere a passo spedito nella scelta delle reti portuali, ferroviarie aeroportuali e logistiche da realizzare, completare o migliorare. Le infrastrutture possono incidere sullo sviluppo solo se programmate, realizzate e gestite in un’ottica di integrazione territoriale all’interno di una “visione” che premi lo sviluppo ordinato del territorio. Il divario tra Nord e Sud si è accentuato in questi mesi di crisi pandemica: intervenire con urgenza mediante politiche che lo riducano è cruciale. Le risorse di Next Generation Eu rappresenteranno una svolta solo se si sapranno investire bene ed equamente, perché da qui può provenire la spinta a una ripresa stabile e duratura.

In tale direzione lo Stato si sta muovendo per Taranto. La città sembra essere assurta, per il governo, ad area da elevare ad esempio di riconversione. Al sito di Taranto, peraltro, il governo riconosce un ruolo strategico nel Piano nazionale dell’acciaio per cui il momento appare favorevole per disporre di maggiori strumenti e più possibilità di finanziamento. Particolare attenzione è stata riservata dal ministro per lo Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti per le vicende che riguardano le imprese dell’indotto ex Ilva, da anni vessate da crisi di liquidità derivanti dalle alterne vicende del centro siderurgico. Un problema che si è riproposto negli ultimi mesi, generando ulteriori sofferenze dovute a crediti scaduti e non corrisposti dall’attuale gestione dello stabilimento e che pone pesanti ipoteche sulle attività stesse delle imprese e sulla loro continuità. Una vicenda annosa che, come è evidente, partendo dalla situazione peculiare dell’indotto, investe la ben più ampia e complessa questione del rilancio dello stabilimento jonico – e quindi dell’acciaio nazionale – in chiave industriale e ambientale.

Al ministro abbiamo presentato una proposta condivisa in grado di supportare le imprese della filiera operante sul territorio nazionale sul piano della liquidità. Si tratta della cessione – a titolo oneroso – dei crediti non riscossi a una società indicata dallo Stato, in modo da far ottenere alle aziende i fondi per il pagamento di dipendenti, fornitori, imposte e contributi, (rinunciando ad altri usi, fra cui la distribuzione dei dividendi). Una proposta che il ministro Giorgetti si è impegnato a valutare sulla scorta dell’ammontare degli stessi crediti (circa 30 milioni di euro) e dei requisiti che gli stessi presentano per poter essere factorizzati. L’intervento dello Stato è una importante operazione politica, ma anche industriale e sociale, frutto di una strategia capace di dare a Taranto e al Sud il ruolo di hub dei traffici euromediterranei.

Presidente Confindustria Puglia

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