LA PROVA

Come funziona Apple News+ e perché il Wsj gli ha dato i suoi articoli

di Luca Salvioli


Apple taglia produzione iPhone.Ma da' compensi milionari

5' di lettura

Tra i molti annunci fatti da Apple durante l’evento dedicato ai servizi, l’unico che è diventato immediatamente disponibile è Apple News+. Al momento lo è soltanto negli Stati Uniti e in Canada, presto lo sarà in Australia e Inghilterra. È difficile immaginare quale sarà il roll out internazionale, specie in un Paese con una lingua poco diffusa come l’Italia.
Ad ogni modo chi è interessato al modello di business dell’informazione non può che guardare con interesse a cosa stanno facendo Apple e i principali editori internazionali, perché potrebbe gettare le basi per il futuro dell’informazione oppure rivelarsi un modello transitorio, o fallimentare. Il caso più interessante è quello del Wall Street Journal, innanzitutto perché è l’unico grosso quotidiano presente (per quanto l’app si chiami “News”, di notizie ce ne sono poche, mentre fioccano i magazine). Inoltre perché è stata la prima testata americana ad avere successo con gli abbonamenti digitali, diversi anni prima del New York Times. Andiamo con ordine.

Apple News+ è un’offerta a pagamento, 9,99 dollari al mese, che va a integrare Apple News, già disponibile da 2 anni negli Stati Uniti e progressivamente arrivato in altri Paesi anglofoni. È una selezione di news prodotte dai partner e curate da una redazione, sul modello di quanto fa Samsung con Upday, app di news curata da Axel Springer per gli smartphone dell’azienda coreana. News+ aggiunge partner e cambia il modello di business. In sostanza integra Texture, app acquisita da Apple, che aveva 200 magazine partner. Con Apple diventano 300. Soprattutto periodici, con molte immagini e approfondimenti: tra gli altri ci sono People, Wired, Sport Illustrated, Vogue, Scientific American, The New Yorker. Poi testate che si occupano di digitale come Vox, theSkimm e TechCrunch. Ma la notizia è che Los Angeles Times e soprattutto il Wall Street Journal hanno deciso di entrare in Apple News+.

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Ebbene, che cosa daranno questi editori ad Apple News? Tutti gli articoli o solo una selezione? Dipende dai casi. Per alcuni, andare su Apple News è una garanzia per arrivare a un numero rilevante di lettori con una spartizione dei ricavi con Apple del 50%. Per chi ha una readership più forte il caso è diverso. Ieri su twitter c’è stato un dibattito tra giornalisti americani e addetti ai lavori su quale fosse la reale offerta del Wall Street Journal su Apple News+. Un articolo della testata dal titolo “La partership del Wsj con Apple segna un cambiamento nella strategia” dice che in un incontro con la redazione William Lewis, ceo di Dow Jones, l’editore del Wsj, ha spiegato che l’accordo «ci permetterà di portare il nostro giornalismo di fronte a milioni di persone che non hanno mai pagato per il nostro giornalismo fino a oggi». Il giornale arriva a questo passo con 1,71 milioni di abbonati digitali per 39 dollari al mese e 840mila abbonati cartacei.
Sono numeri pazzeschi confrontati con il mercato italiano, il che è ovvio, ma il Wsj vuole crescere e sceglie le vie esterne. È piuttosto soprendente che il Wall Street Journal faccia questo passo, perché Robert Thomson, ceo di News Corp, che possiede Dow Jones, è sempre stata una delle voci più critiche nei confronti di Google e Facebook. In un meeting con la redazione ha detto che “è importante che facciamo accordi con le aziende tech quando questi hanno senso”.

Il rischio è che i lettori scelgano di pagare 9,99 dollari al mese su Apple News piuttosto che 39 dollari su Wsj.com. I dirigenti del giornale finanziario americano tuttavia non hanno questa preoccupazione, scrive il giornale, perché le due offerte saranno fondamentalmente diverse. Quanto, non è del tutto chiaro. Il New York Times in una anticipazione la settimana scorsa aveva parlato di una selezione di articoli generalisti, mentre quelli finanziari - il core business - sarebbero rimasti esclusiva degli abbonati al Wsj. La realtà è un po’ diversa, il giornale la spiega così: «La app valorizzerà storie pensate per interessare a un pubblico generalista - possono essere cronaca interna, politica, sport ma anche alcune notizie economiche. L’intera offerta di notizie di business e finanza sarà altrettanto disponibile all’interno dell’app, ma l’idea è che la maggior parte degli utenti non consumeranno molto oltre a quello che è attivamente presentato loro». Resta qualche perplessità. Abbiamo chiesto spiegazione su twitter all’autore dell’articolo ed è arrivata da Peter Kafka, cronista di ReCode che ieri si è occupato del tema, secondo cui «una spiegazione meno diplomatica è che il Wsj pensi che una lettura completa del giornale non sia una grande esperienza all’interno di Apple News e che dunque chi è già abbonato preferisca pagare di più per avere quello che vuole come vuole, sui canali dell’editore».

La prova
Abbiamo provato Apple News+ per capire di cosa si tratta. Per farlo bisogna impostare iOS (aggiornato a versione 12.2) sulla regione americana e avere una ID Apple registrata nel Paese. Effettivamente per come è fatto valorizza la selezione delle storie principali prese da diversi editori. Scorrendo si trova una selezione di quelle del Wall Street Journal. Non è immediato andare a cercarsi le notizie di un solo editore, ma si può fare. Le storie del Wall Street Journal sono effettivamente molte e ci sono anche quelle finanziarie, contrariamente a quanto aveva annunciato inizialmente l’editore e da quanto aveva scritto il New York Times. Gli articoli del giornale americano al loro interno hanno dei link che portano al Wsj.com. Inoltre non si possono consultare articoli più vecchi di 3 giorni. Sembra non si possano fare notifiche solo da un editore. Resta un’operazione con diversi punti di domanda, ma il Wall Street Journal ci crede a giudicare dai 50 editor assunti apposta per alimentare il nuovo feed su Apple News+.
Per il resto molti periodici sembrano offire una ampia scelta dei propri articoli, se non tutti. Non si può escludere che per il lancio l’offerta sia particolarmente ampia. Quanto ai formati, ci sono belle copertine animate e gallery fotografiche a tutto schermo, almeno per chi ha scelto il nuovo formato Apple News, che garantisce anche migliori funzioni per la condivisione. Altri hanno messo solo il pdf.
Vox è tra gli editori che hanno comunicato perché hanno scelto Apple News+. Identifica la sua offerta di contenuti per la piattaforma di Cupertino come “Highlight by Vox”, una nuova sezione per grandi storie e spiegazioni: un complemento premium all’offerta di news gratuita fatta sul sito, «uno spazio dedicato ad aiutare il nostro audience a capire non le storie più dibattute del giorno ma le grandi idee e i temi che stano cambiando il nostro presente e influenzando il futuro». Tra le ragioni della scelta c’è il fatto che Apple non ragiona per algoritmi ma ha una redazione. Fa qualcosa di simile TechCrunch, che mette su News+ una offerta limitata di articoli che offre a pagamento anche sul suo sito.

I dubbi dei grandi giornali
A parte il caso del Wall Street Journal, che infatti ha alimentato un notevole dibattito, i grandi editori come New York Times e Washington Post hanno declinato. Mark Thompson, ceo del più grande giornale americano, ha detto a Reuters che «può essere pericoloso per gli editori affidarsi a terze parti per la distribuzione dei contenuti perché rischiano di perdere il controllo del loro prodotto». E pure senza entrare nel merito delle trattative con Apple, ha usato l’esempio del cinema con Netflix: «Anche Netflix offriva parecchi soldi... Ma ha avuto senso aiutare Netflix a costruire una gigantesca base di abbonati che gli ha permesso di spendere 9 miliardi all’anno in produzioni e pagare le case di produzione sempre meno per i propri titoli?»

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