Scienza

Come funziona la batteria al litio che mangia anidride carbonica?

di Riccardo Saporiti


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Credit: Courtesy of the researchers

2' di lettura

Ancora devono essere perfezionate e, giocoforza, produzione e commercializzazione sono ancora lontane. Ma al Massachusetts institute of technology si lavora a delle batterie alimentate a CO2. In grado, cioè, di ridurre le emissioni di gas inquinanti.

Frutto di una ricerca pubblicata sulla rivista Joule, queste batterie sono composte da litio, carbonio e un elettrolita realizzato da un team composto da Betar Gallant, professoressa di ingegneria meccanica all'Mit, e dai ricercatori Aliza Khurram e Mingfu He.

Il problema dal quale sono partiti è legato all'elevato costo energetico del processo di recupero di CO2 emessa dalle centrali elettriche, che per alimentarlo ed immagazzinare l'anidride carbonica così raccolta consumano fino al 30% dell'energia che producono. Si intuisce quindi facilmente l'impatto che potrebbe avere un procedimento in grado di tagliare questi costi.

Il gruppo di ricerca della professoressa Gallant si è chiesto se fosse possibile utilizzare la CO2 catturata per caricare degli elettroliti capaci quindi di trasformare l'anidride carbonica in energia. Una soluzione differente da quella attualmente impiegata nei procedimenti di cattura e stoccaggio della CO2 noti come CCS. In questi casi, infatti, il diossido di carbonio viene semplicemente conservato, mentre lo studio realizzato all'Mit prevede di trasformarlo in una fonte energetica.

Una svolta resa possibile utilizzando la CO2 allo stato liquido incorporandola in una soluzione amminica, di quelle normalmente utilizzate nei processi di CCS. Questo rende possibile l'utilizzo di un elettrodo di carbonio per attivare la conversione elettrochimica dell'anidride carbonica. In laboratorio, oltre a dimostrare il funzionamento di questo processo, il team di Gallant ha mostrato come queste batterie siano competitive con le più moderne batterie litio gassose.

Prima però di pensare a commercializzarle, c'è un significativo problema da risolvere. Legato al fatto che le batterie alimentate a CO2 al momento hanno un ciclo di vita che non va oltre le 10 ricariche. Decisamente poche perché possano essere vendibili. Ed è su questo che il team di ricerca si sta ora concentrando. Ma su un pianeta in lotta per ridurre la presenza di anidride carbonica in atmosfera, contrastando così il riscaldamento globale, l'impatto di queste batterie potrebbe essere estremamente significativo.

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