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Come funziona la «cooperative compliance»

di Sandro Maria Galardo

(FOTOGRAMMA)

2' di lettura

Il regime di cooperative compliance tra amministrazione finanziaria e contribuente previsto dal decreto legislativo 128/2015 consente di individuare, monitorare e gestire congiuntamente il rischio di natura fiscale. In particolare, obiettivo della cooperative compliance è quello di fornire certezza del diritto in relazione ai rischi fiscali dell'impresa, attraverso un rapporto di reciproco affidamento e di fiducia tra fisco e contribuente.

Per poter partecipare all'adempimento collaborativo, l'impresa deve avere un volume di affari o di ricavi pari o superiore a dieci miliardi di euro ovvero aver presentato richiesta di partecipazione al progetto pilota del 2013 e avere un volume d'affari o ricavi non inferiore a un miliardo di euro; inoltre, possono accedere al regime le imprese che presentano un interpello sui nuovi investimenti (articolo 2 del decreto legislativo 147/2015), conformandosi alla risposta ricevuta. È altresì previsto che “per trascinamento” possa aderire anche l'impresa che svolge funzioni di indirizzo in relazione al sistema di controllo del rischio fiscale, anche se non in possesso dei limiti dimensionali.

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In primo luogo l'entrata per trascinamento riguarda anche le adesioni tramite l'interpello nuovi investimenti, anche se tale ipotesi non era stata esplicitamente disciplinata nel provvedimento del 14 aprile 2016. Inoltre, possono aderire, con l'effetto inclusivo, non solo le holding ma ogni altra società che abbia il potere di emanare direttive in ordine alle linee di indirizzo interno. L'ingresso delle imprese che svolgono funzioni di indirizzo è consentita, altresì, successivamente all'adesione del soggetto che la “trascina”, tenendo comunque in considerazione l'istruttoria effettuata nei confronti di quest'ultimo.

Per quanto riguarda le adesioni consentite per aver aderito al progetto pilota indetto nel 2013 delle Entrate, qualora la partecipazione abbia riguardato la holding, l'accesso al regime è consentito a tutte le società del gruppo che abbiano un volume di affari o di ricavi pari o superiore a un miliardo di euro. La nozione di gruppo comprende tutte le società del consolidato civilistico o soggette a direzione e coordinamento.

Per quanto riguarda i requisiti oggettivi di accesso, il regime si basa sull'adozione da parte delle imprese di un'efficace tax control framework (Tcf) ovvero di un sistema di rilevazione, misurazione e controllo del rischio fiscale inserito nel più ampio sistema di governo aziendale e di controllo interno, rimanendo ferma l'autonomia di scelta delle soluzioni organizzative più adeguate per il perseguimento dei relativi obiettivi. Per tali motivi, il contribuente per poter aderire al regime di adempimento collaborativo, oltre ai requisiti soggettivi sopra richiamati, deve dotarsi di un'efficace Tcf. Il regime di collaborazione, infatti, deve basarsi su uno scambio reciproco: il contribuente mette a disposizione del fisco un quadro informativo idoneo all'identificazione, misura, gestione e controllo del rischio fiscale e riceve dall'amministrazione finanziaria certezza in merito al trattamento fiscale dei rischi.

In relazione alle modalità di accesso, una questione operativa particolarmente rilevante concerne il momento in cui il tax control framework debba essere completo e operativo. Per l'Agenzia il sistema di controllo deve essere predisposto già al momento in cui viene presentata la domanda di ammissione al regime, tuttavia, la stessa produrrà comunque effetti dalla presentazione anche qualora il Tcf divenga effettivamente operativo successivamente.

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