costituzione

Come funziona l’impeachment: l’ultima parola alla Consulta allargata

di Lina Palmerini

Come funziona l'impeachment: l'ultima parola spetta alla Consulta allargata

2' di lettura

Al Quirinale la notizia che i 5 Stelle stanno meditando sulla richiesta di impeachment al capo dello Stato viene presa con tranquillità e senza commenti. Sergio Mattarella sapeva che la reazione dei partiti sarebbe stata aggressiva ma si fa notare che la Costituzione prevede procedure chiare e motivazioni altrettanto chiare.

Cos'è l'impeachment
L'articolo della Costituzione che disciplina la messa in stato d'accusa del capo dello Stato è l'articolo 90. Nel testo si legge che il presidente non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni tranne che per alto tradimento e attentato alla Costituzione. In tali casi è messo sotto stato d'accusa dal Parlamento in seduta comune a maggioranza assoluta dei suoi componenti. Il punto però è che le Camere devono votare un testo in cui si chiariscono le ragioni per cui Sergio Mattarella può essere imputato di attentato alla Carta visto che è escluso l'alto tradimento. I 5 Stelle, che sono quelli che hanno lanciato l'idea insieme a Giorgia Meloni, devono quindi trovare le ragioni costituzionali per circostanziare le accuse.

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La Corte costituzionale
Se quel testo viene votato, l'ultima parola spetta alla Corte Costituzionale come prevedono gli articoli 134 e 135. Nel caso di giudizio sul capo dello Stato, oltre i componenti ordinari della Consulta, il collegio viene integrato con 16 membri tratti a sorte da un elenco di cittadini con i requisiti di eleggibilità a senatore che il Parlamento compila ogni 9 anni mediante un'elezione con le stesse modalità stabilite per i giudici ordinari.

Se si va al voto
I 5 Stelle dovranno decidere se andare al voto subito oppure fare lo stato di accusa a Sergio Mattarella. Perché se chiedono le urne e quindi lo scioglimento delle Camere, è chiaro che questo è incompatibile con l'impeachment. Di fronte a una tale accusa, il capo dello Stato non può sciogliere. E soprattutto la loro iniziativa rischia di non avere i voti necessari visto che Salvini (finora) non l'ha appoggiata.

I precedenti
Non si è mai verificata la messa in stato d'accusa ma ne fu investito Giovanni Leone che però si dimise prima. Accadde anche a Francesco Cossiga ma non ebbe luogo perché lasciò il Quirinale due mesi prima della scadenza del settennato. E fu “minacciato” anche Oscar Luigi Scalfaro senza alcun seguito concreto.

Cottarelli convocato da Mattarella. Scontro istituzionale: M5S invoca impeachment
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