educazione finanziaria

Come insegnare ai figli a gestire un’eredità: le 4 regole d’oro seguite dai Paperoni

di Enrico Marro


Marka

3' di lettura

È uno delle grandi sfide dei genitori moderni, non solo quelli ricchi: come facciamo a insegnare ai nostri figli a gestire piccole o grandi fortune quando sono ereditate? Stando a quanto hanno confessato alcuni wealth manager al Financial Times, è questa la preoccupazione numero uno nella maggior parte delle famiglie facoltose, ancor più degli investimenti finanziari e della loro tassazione.

Il dilemma dei Paperoni è: come rivelare ai nostri figli fin da piccoli che saranno eredi di una fortuna enorme - in grado di assicurare loro una vita principesca - senza farli scivolare nella pigrizia, nella svogliatezza, nell’edonismo fine a se stesso o peggio, nell’alcool o nella droga? Come mantenere vive le loro ambizioni professionali, la loro fama di autorealizzazione, se la verità è che potranno tranquillamente vivere da signori senza lavorare? Come riassume efficacemente Helen Watson, di Rothschild & Co Wealth Management, sapere di essere così ricchi rischia di «togliere completamente la voglia di alzarsi presto al mattino».

«Rischiano di dilapidare il denaro come fosse acqua fresca se non sono in grado di intravedere un valore in esso - fa eco Oliver Gregson, numero uno di JPMorgan Private Bank a Londra - Per chi arriva dal nulla ed è riuscito a mettere assieme una fortuna da zero è una situazione complessa, ma che può portare a grandi rimorsi se non viene affrontata per tempo».

Il brutto è che alcuni genitori facoltosi finiscono per lasciar cadere il problema, invece di affrontarlo. «La ricchezza porta con sé responsabilità che implicano il coinvolgimento dei figli - sottolinea James Gladstone, head of wealth planning in Cazenove Capital - ma alcune persone non lo ritengono necessario». E questo non è un bene. «Parlare dell’eredità in modo approfondito è il primo passo per trasmettere conoscenze e competenze in grado di gestire questa enorme responsabilità», spiega ancora Helen Watson.

Ma come “educare” i figli all’eredità? JPMorgan Private Bank ha addirittura realizzato una dettagliata guida per i suoi clienti (patrimonio minimo 11 milioni di euro) per aiutarli a gestire il problema dell'«educazione all'eredità». Ecco i quattro punti principali:

1. Farli iniziare fin da piccoli a familiarizzare con il risparmio. Per i bimbi dai 3 ai 5 anni, la guida di JPMorgan Private Bank suggerisce di iniziare a utilizzare il classico porcellino salvadanaio, in modo da introdurre il concetto di risparmio. A 9 anni si può aprire al bambino un conto corrente, e verso i 12 anni è bene incoraggiare i giovani eredi a risparmiare per obiettivi di lungo termine, come una vacanza estiva, iniziando anche a insegnare i rudimenti del concetto di investimento.

2. Metterli alla prova nel gestire il denaro. Per esempio si può incaricare i bambini (o teenager) di gestire il budget familiare destinato a una vacanza, decidendo quanto spendere per il viaggio, quanto per il volo, quanto per i divertimenti e così via. Incarico insidioso per i futuri eredi di grandi fortune, perché si ragiona in termini di hotel a quattro o cinque stelle, di jet privati, di resort da sogno, ma secondo i wealth manager è comunque un bene far sapere “quanto” costa e come si pianifica una vacanza.

3. Raccontare da dove arrivano le fortune di famiglia. L’obiettivo è trasmettere ai figli non solo la storia del loro futuro patrimonio, ma anche i valori morali legati a esso, e le responsabilità verso la comunità che vive intorno a loro e ai meno fortunati. Tra i messaggi più gettonati da trasmettere, spiccano quelli di onestà e integrità, di riservatezza e discrezione, ma anche di non giudicare il prossimo in base alla grandezza del suo portafoglio.

4. Una chiave spesso utilizzata dai genitori per interessare i figli a una gestione responsabile delle proprie eredità è quella della filantropia o degli investimenti sostenibili. «Coinvolgere i bambini in attività filantropiche insegna loro a capire quali sono le loro passioni, a rivolgersi ai consulenti e in ultima analisi ad accettare le responsabilità che la ricchezza porta con sé», spiega Rennie Hoare, partner della private bank C Hoare & Co.

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