ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl piano finanziato dalla Ue

Come procede il Pnrr: con la Ue obiettivi centrati ma investimenti in affanno

Tutti centrati gli obiettivi fissati da Bruxelles. Ma la spesa procede a rilento

di Giorgio Santilli

: “Sfruttare al meglio PNRR per accelerare transizione energetica"

3' di lettura

Sul Pnrr l’Italia è puntuale, addirittura in anticipo, come sostiene Mario Draghi? Oppure in ritardo, come ha detto ieri Giorgia Meloni? Si tratta di due facce del Pnrr che convivono.
Se guardiamo il nastro ufficiale su cui scorre il Pnrr e la vigilanza della Ue, l’Italia è un treno in orario. Bisogna tener presente, come ha sottolineato ieri il premier uscente, che i target e le milestones definite nella decisione del 13 luglio 2021 del Consiglio Ue (il cosiddetto «Annex») sono l’unica cosa che interessa Bruxelles e che conta ai fini del pagamento delle rate che la Ue ci versa. Su quelli saremo giudicati e solo se quegli obiettivi non saranno raggiunti, il Pnrr italiano sarà destinato a fermarsi o, peggio, a deragliare.

Raggiunti i 51 obiettivi del dicembre 2021 (T4 2021) e i 45 del giugno 2022 (T2 2022), già bollati da Bruxelles e pagati con un assegno di 48,2 miliardi, siamo a buon punto anche per i 55 da raggiungere nel dicembre 2022 (T4 2022). La relazione al Parlamento esposta ieri dal sottosegretario Roberto Garofoli alla cabina di regia e al Cdm dettaglia il quadro, secondo il cronoprogramma riscritto da Draghi e da Garofoli un mese fa: 21 obiettivi su 55 già raggiunti, altri 8 saranno raggiunti dallo stesso Draghi entro ottobre, gli altri 26 saranno avviati ma dovrà concluderli il prossimo governo.

Loading...

Il cammino percorso

La strada per Meloni sembra in discesa e si può escludere che qualcuno si impunti su quei 55 obiettivi. Anche perché Draghi ha sgomberato il campo dall’obiettivo politicamente più sensibile, l’attuazione della concorrenza: ha ottenuto da Bruxelles un atteggiamento flessibile sui tempi di attuazione degli obiettivi non direttamente richiesti dalla Ue a suo tempo per la legge di concorrenza 2021, come per esempio le concessioni balneari, che dovranno essere attuate entro i termini della delega nazionale fissata al febbraio 2023. E non a fine 2022. Anche la terza rata da 21,8 è vicina e stavolta a incassarla sarà Giorgia Meloni.

Le preoccupazioni di Meloni

Ma la premier in pectore non ha torto a essere preoccupata. Nella trattativa iniziale con Bruxelles, Draghi ha ottenuto per i primi due anni obiettivi legati alle riforme (impegnativi politicamente) e obiettivi facili (o secondari) collegati a investimenti, per garantirsi un decollo graduale. Sulle ferrovie Napoli-Bari e Palermo-Catania, per esempio, vanno assegnati tutti gli appalti entro fine anno ma sono opere sui cui progetti si lavora da anni. Si noti, per altro, che gli obiettivi Pnrr sono sempre qualitativi - opere appaltate o no - e non quantitativi. Chi ha in mente i rendiconti dei fondi strutturali Ue, dove l’unica cosa che conta è quanto hai speso e se hai speso quello che ci si aspettava, è fuori strada.

I flussi di spesa

Sui flussi di spesa, il Mef ha posto - e non ha rispettato - alcuni «obiettivi nazionali» che nel radar di Bruxelles non compaiono. I 41,4 miliardi che avremmo dovuto spendere nel 2022, poi ridotti a 33,7 dal Def di aprile, attengono a una contabilità interna del Mef: il fatto che ci fermeremo a 21 miliardi non interessa la commissione.

Anche l’obiezione che finora non sono stati aperti cantieri non è centrata, perché quegli obiettivi non esistono oggi nel piano. Ma se oggi non si rispettano dei sotto-obiettivi, come quello di fare progetti esecutivi, se non si ottengono autorizzazioni necessarie a far partire i lavori, è evidente che il prossimo anno non potranno essere assegnati gli appalti. Il 2022 è stato l’anno delle gare e non poteva essere che così: è fisiologico in un percorso che porta verso i cantieri.

Ritardi per gli extra costi

Ci sono stati pesanti ritardi dovuti agli extra costi delle materie prime e dell’energia, con molti rinvii di gare. Rfi resta però l’esempio migliore di un buon lavoro che era stato fatto, nei tempi giusti, e che è stato rallentato da circostanze esterne. I ritardi ci sono stati, le risposte anche, ora si cerca uno sprint per recuperare: il ministro Giovannini ha parlato di altre 55 gare al via fino a fine anno.

Quasi tutte le gare sono però appalti integrati, prevedono cioè progettazione esecutiva e lavori affidati con lo stesso contratto. L’aggiudicazione dell’appalto non garantisce, quindi, l’apertura del cantiere che richiederà ancora mesi. Si poteva fare meglio? L’Italia sconta da 30 anni le carenze di progettazione: mancano progetti ben fatti e autorizzati. Nessuno ha appaltato opere in un anno e nessuno le ha concluse in cinque anni.

La sfida della semplificazione

Per noi resta una sfida epocale. I decreti semplificazione hanno prodotto risultati ma non bastano. Meloni ha ragione a essere preoccupata perché il banco di prova del Pnrr sarà nel 2023 e 2024. Ci sono sei mesi per accelerare e rimediare. Ma la vera partita sarà a Bruxelles: per allargare il Pnrr al capitolo energia e ottenere proroghe su progetti in ritardo.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti