UNA BUSSOLA MANAGERIALE PER L’ASIA

Come relazionarsi con i manager coreani, qualche consiglio utile

I due elementi chiave da considerare sono la gerarchia sociale del confucianesimo e l’importanza dell’età: il rispetto per gli anziani è tutto

di Alfonso Emanuele de Leon *

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(EPA)

I due elementi chiave da considerare sono la gerarchia sociale del confucianesimo e l’importanza dell’età: il rispetto per gli anziani è tutto


4' di lettura

In Asia circola una piccola leggenda che narra che in ogni continente del mondo vi sono tre tipi di stati. C’è uno Stato antico che ha preservato la propria integrità e sopravvivenza attraverso una grande centralizzazione del potere, con lo Stato ed il suo potere che stanno al di sopra di tutto. Secondo la leggenda in Europa questo tipo di stato è la Francia, mentre in Asia è la Cina, della quale addirittura il primo carattere del suo ideogramma è la parola “Centro”.

Poi, continuando la leggenda, nei continenti ci sono le isole, dove se si litiga con qualcuno non si può scappare molto lontano e quindi è opportuno mantenere buoni rapporti con tutti e l’armonia formale. In Europa questo tipo di paese è rappresentato dal Regno Unito e in Asia, come abbiamo visto in un precedente articolo, dal regno della pace e dell’armonia, il Giappone.

E da ultime arrivano le penisole, continuamente invase via terra e via mare dai mega stati che le circondano, dove la gente ha imparato a sopravvivere giorno dopo giorno, resistendo, combattendo e commerciando nel corso di tutta la loro storia, con una popolazione che alla fine si è fatta una scorza e si è dotata dei suoi codici per sopravvivere in questo caos.

Sorriderete e penserete giustamente che in Europa ci si riferisca all’Italia. Il suo equivalente in Asia è la Corea (del Sud), una nazione storicamente schiacciata e continuamente invasa dalle due vicine superpotenze Cina e Giappone ed un Paese che ha dovuto giustificare la propria esistenza ed indipendenza dotandosi di una cultura, alfabeto e tradizioni proprie, ed ancor ad oggi necessita di difendere fortemente la propria identità e diversità.

Se a questa prospettiva storica di lungo raggio aggiungiamo che il Paese venne diviso in due dalla guerra fredda, e che la guerra fredda poi divenne calda con l’nvasione da parte della Corea del Nord nel 1950 e salvata realmente in extremis dall'intervento americano, ci possiamo rendere conto del livello di resilienza che i cittadini della Corea del Sud possano avere.

1. L’Orgoglio per il proprio Paese

Nel 1963, dieci anni dopo la fine della guerra con il Nord, la Corea del Sud aveva un prodotto interno lordo pro capite di 11 dollari americani all’anno, era di fatto uno dei Paesi più poveri di tutto il pianeta. Il fatto che ad oggi sia la dodicesima potenza economica mondiale, ci può dare un’idea del turnaround spettacolare che l’economia coreana ha fatto in un solo ventennio e del livello di orgoglio che possano sentire i cittadini ed ancora di più i manager per quanto raggiunto in così poco tempo. In scala minore, e venti anni dopo, è esattamente quanto sta succedendo oggi in Cina e quindi l’orgoglio dei coreani è molto simile a quanto descritto nel precedente articolo su come interagire col management cinese.

Importante conseguenza di tutto questo è che i coreani sono molto sensibili alle critiche al loro Paese, che sono da evitare nella relazione con la controparte coreana, e anzi bisogna mostrare empatia per quanta strada hanno fatto in questi anni ed raggiungere un livello di prosperità economica simile al nostro.

2. Gerarchia e cultura militare

Con la storia bellica recentissima del paese non può sorprendere che la gerarchia sia un elemento fondamentale nella cultura manageriale coreana, ed in effetti il rispetto della gerarchia in Corea è fondamentale, ma in realtà le radici sono ancora più profonde. La società coreana è basata sul sistema gerarchico sociale del confucianesimo, nel quale qualsiasi individuo necessità di conoscere la sua esatta posizione rispetto alla controparte in ogni relazione, per potere sapere come comportarsi, dal tipo di rispetto da portare, al tipo di linguaggio da utilizzare. Anche nella mia multinazionale americana non finivo di stupirmi come i miei direttori di brand si rivolgessero all’Amministratore delegato chiamandolo direttamente col suo titolo (gentile Amministratore delegato) sia nelle mail che di persona.

Ma ancora più sorprendente è stato scoprire che anche nelle famiglie ci si rivolge alle persone con la propria posizione relativa (caro cugino più anziano di secondo grado) e anzi non rispettare questi codici di comunicazione e relazionandosi in modo più informale risulta essere segno di grande maleducazione.

In tutto questo complesso sistema sociale, bisogna poi innestare un secondo elemento di gerarchia assolutamente fondamentale in Corea: l’età. In Corea l’età è importantissima: anche questa viene dal confucianesimo dove il rispetto per gli anziani è tutto. E quindi in azienda in Corea si viene promossi in base all’età, sarà difficile vedere qualcuno dissentire con un superiore o anche a pari livello più anziano, ed è rarissimo perché fonte di grande imbarazzo avere un capo più giovane. Ricordo ancora quando nel corso di un viaggio intervistai diversi candidati per il ruolo di direttore generale e a cena la prima ed unica domanda che mi fece la squadra era quanti anni avesse.

L’età è così importante che i Coreani “barano” e la conteggiano in modo differente da noi. Innanzitutto contano i nove mesi di gestazione e quindi quando si nasce si ha già un anno: anche perché l’età cambia non al compleanno, ma al 1° Gennaio. Quindi, ad esempio, un bambino nato il 1° Dicembre ha un anno alla nascita e al 1° gennaio avrebbe già due anni di età anziché pochi mesi di vita come da noi.

Attenzione quindi a rivelare la nostra età se si è giovani, e nel caso meglio calcolarla «alla coreana» aggiungendo uno o due anni al conteggio!

* Partner presso FA Hong Kong Consulting


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