la ricerca del cast di bologna

Come riconquistare i turisti over 65, vincendo ansia e paura da coronavirus

La ricerca si basa su un campione di oltre 300 persone over 65 le cui risposte evidenziano il forte impatto emotivo della pandemia

di Carlo Andrea Finotto

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La ricerca si basa su un campione di oltre 300 persone over 65 le cui risposte evidenziano il forte impatto emotivo della pandemia


5' di lettura

Qual è il nesso tra pandemia di coronavirus, crisi del settore turistico in Italia, progressivo invecchiamento della popolazione, benessere sociale? Una possibile risposta arriva dalla ricerca sviluppata dal Centro Studi Avanzati sul Turismo (Cast) dell’Università di Bologna (diretto Patrizia Battilani) da relativa al modo in cui le persone senior rappresentano a se stesse il viaggio nella stagione del Coronavirus.

La ricerca si basa su un campione di oltre 300 persone over 65 le cui risposte evidenziano come denominatore comune il fortissimo impatto emotivo causato dalla pandemia. Un effetto collaterale comprensibile guardando i dati del tasso di mortalità in Italia: 10,6% tra i 60 e 69 anni, 26,1% tra i 70 e i 79, 33,4% tra gli 80 e gli 89 anni, 32,2% tra le persone con più di 90 anni.

«La pandemia di Covid-19 ha compromesso il settore turistico nel suo complesso - si legge nella ricerca –, ma se si guarda alla fascia degli anziani, bersaglio privilegiato del virus, ha avuto e potrebbe avere in futuro un impatto ancora più rilevante e negativo proprio su questa categoria di persone». Da un lato la paura di un possibile contagio e l’insicurezza condizionano la voglia di viaggiare della fascia di popolazione maggioritaria nel Paese dall’altro rischia di essere così compromessa almeno in parte l’efficacia della ripartenza di un settore che invece potrebbe trarre grande impulso dalla categoria senior.

L’estate fredda del turismo

Nell’era coronavirus il turismo si appresta, infatti, ad affrontare una “lunga estate gelida”. Secondo le stime dell’Enit (Agenzia nazionale per il turismo), l’Italia rischia di dover fare i conti con il gigantesco “buco” lasciato da 35 milioni di turisti stranieri che non approderanno nella Penisola. A cui si aggiungono 16 milioni di turisti italiani che resteranno a casa.

A completare il quadro di quella che si annuncia come una vera emergenza c’è anche l'indagine realizzata da Isnart- Unioncamere sull'impatto della pandemia di Covid-19 su un campione rappresentativo di italiani intervistati nelle scorse settimane. Stando a questo studio, quasi un italiano su due non andrà in vacanza, con un calo di oltre il 40% nel 2020 rispetto all’anno precedente. E il settore made in Italy si potrà consolare solo in parte con il fatto che la maggioranza dei connazionali che potranno permettersi le vacanze (l’86%) resterà in Italia.

Per tentare di mitigare gli effetti di questa crisi, il governo è intervenuto con il varo del bonus vacanze con una dote di 2,4 miliardi: a venerdì 17 luglio erano stati scaricati 630mila voucher secondo i dati del Mibact (per un controvalore di 284 milioni).

Il buon invecchiamento è fondamentale per la società

«La società contemporanea, ed in particolare quella occidentale - recita lo studio del Cast –, conosce da alcuni decenni una vera e propria rivoluzione demografica, caratterizzata dall'aumento della popolazione anziana. Questo processo richiede una forte attenzione da parte del mondo della ricerca per comprendere quali fattori possano favorire il raggiungimento di un invecchiamento positivo da parte del numero più elevato possibile di persone».

Il termine “invecchiamento positivo”, o anche invecchiamento di successo, «è stato “coniato” a livello scientifico alla fine del secolo scorso da studiosi quali John Rowe Robert Khan, negli USA, e Paul Baltes al Max Planck Institute di Berlino e, al di là di alcune differenze di approccio teorico, si caratterizza per l'inclusione e l'integrazione di fattori fisici, psicologici e sociali», ricordano Alessia Mariotti e Manuela Zambianchi che hanno condotto la ricerca a carattere multidisciplinare rispettivamente per l'area geografico-economica e per l'area psicologica.

L’importanza del viaggio per il benessere psicologico

In pratica, per poter parlare di buon invecchiamento occorre che vi siano contemporaneamente elementi di qualità della vita di natura biologica e fisica, di natura psicologica, accompagnati da efficienza cognitiva, apertura alla conoscenza e partecipazione attiva alla società. Viaggio, conoscenza di territori e culture “altri” rispetto alla propria realtà quotidiana, sono elementi che concorrono a migliorare esistenza e invecchiamento.

«Da alcuni studi - spiegano Mariotti e Zambianchi – sembra emergere infatti che il viaggio costituisca un fattore di promozione del benessere psicologico e sociale delle persone over 65, favorendo il mantenimento di curiosità, apertura alla conoscenza e alla socialità, che può tradursi in sviluppo psicologico, arricchimento del sé e benessere psicologico e sociale».

Un fattore quanto mai significativo tanto più se si considera che in Italia, su 60,2 milioni di persone residenti, gli over 65 sono 13,9 milioni, pari al 23,1% del totale. Un bacino quindi importante anche dal punto di vista economico, oltre che sociale.

I principali timori dei potenziali viaggiatori

Il questionario online è stato distribuito a maggio, quando l'Italia stava gradualmente uscendo da un severo lockdown e cercava di riprendere gradualmente le varie attività. La ricerca – realizzata con il sostegno dei Lions, distretto 108A – ha consentito di identificare alcuni indicatori chiave dell'impatto emotivo e cognitivo che la pandemia ha prodotto sulla rappresentazione di sé degli anziani come turisti e viaggiatori. I dati raccolti provengono prevalentemente da Nord e Centro Italia, e gli intervistati concordano nell'affermare che la pandemia di Coronavirus modificherà il loro modo di fare le vacanze.

Le persone intervistate hanno identificato nelle ansie e paure di un ritorno improvviso dell'infezione quello principale, seguito dalla mancanza di protezioni efficaci e sicure nelle strutture alberghiere.

Al terzo e quarto posto nel ranking dei timori troviamo «la mancanza di strumenti efficaci da parte dei Tour Operator nel gestire una possibile crisi sanitaria dovuta alla ricomparsa del virus e la mancanza di strutture sanitarie efficienti nel territorio dove si svolge la vacanza».

Non sembrano incidere più di tanto invece l'ostacolo economico (il campione testato presenta mediamente un buon livello di educazione scolastica e probabilmente fruisce di risorse economiche stabili) ed eventuali comportamenti a rischio dei compagni di viaggio.

A credere che la pandemia modificherà il modo di fare le vacanze sono soprattutto le donne, mentre nessuna influenza sembra esercitare l'età. Questo dato complessivo conferma quanto la percezione di incertezza futura attraversi il vissuto e la rappresentazione del viaggio turistico nella persona anziana, colorandoli di ansie e timori.

Over 65 intenzionati a proseguire i viaggi culturali

La ricerca ha però indagato anche altri aspetti ed in particolare le credenze sull'importanza del viaggio culturale per conoscere il patrimonio artistico e l'essere turista in generale, assieme alle intenzioni di continuare a farlo nel futuro. I risultati di questa parte dello studio sono invece confortanti: le persone senior credono, al di là di ansie e paure, che viaggiare per conoscere il patrimonio culturale sia un'attività molto soddisfacente, un’occasione ed esperienza di crescita e sviluppo personale, portatrice di benessere psicologico ed esprimono l'intenzione di continuare a viaggiare per conoscere la cultura e l'arte e, più in generale, ad essere turisti.

La sfida per non perdere il turismo senior

Per Alessia Mariotti e Manuela Zambianchi, «se si riusciranno a gestire le ansie e le paure (l’aspetto più difficile, perché non legato a qualcosa di concreto, visualizzabile e circoscrivibile, ma al timore di non controllabilità degli eventi futuri, in grado però di incidere sulla pianificazione e progettualità dei viaggiatori), se i Tour Operator sapranno fornire sicurezza concreta e psicologica mostrandosi efficaci nella gestione di possibili crisi sanitarie ed anche le strutture ricettive sapranno fornire servizi rassicuranti, allora il turismo senior potrebbe certamente conoscere una ripresa».

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