SALE IN ZUCCA

Come risolvere il problema dell’evasione Iva sui carburanti

di Giancarlo Mazzuca


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2' di lettura

Alcune settimane fa avevo sollevato sul “Sole” il problema del mercato parallelo dei carburanti, un fenomeno tipicamente italiano, che è concentrato - oltre al contrabbando classico dell'oro nero e alle importazioni clandestine soprattutto dall'Africa, via Malta - sulle dichiarazioni fraudolente del gettito Iva che raggiungono punte-record di evasione fiscale: qualcosa come 4 miliardi di euro l'anno. Subito dopo il mio articolo, mi ha cercato l'Assopetroli ed ho incontrato Andrea Rossetti, il “numero uno” dell'associazione. Nel suo ufficio romano, il giovane e combattivo presidente è stato piuttosto esplicito: «Nonostante i notevoli passi avanti che sono stati indubbiamente fatti, il problema non è risolto, né è rientrato entro limiti che possono essere definiti fisiologici». In effetti, proprio negli stessi giorni della pubblicazione di “Sale in zucca” sull'argomento, il sottosegretario all'Economia, Alessio Mattia Villarosa, ha risposto ad una interrogazione sul fenomeno presentata dal deputato Federico Mollicone ed ha preannunciato “un mirato piano di controlli”.

Speriamo bene. Certo è che, per risolvere alla radice il problema dell'evasione Iva sui carburanti, ha ragione il “numero uno” di Assopetroli che ha rilanciato in particolare la proposta di introdurre il “reverse charge”, un meccanismo che consiste in una inversione contabile proprio per eliminare le dichiarazioni fraudolente: chi paga l'imposta dovrebbero essere gli acquirenti dei prodotti petroliferi e non coloro che li cedono all'inizio della catena. A prima vista, sembrerebbe un aspetto marginale del fenomeno, ma invece potrebbe risolvere alla radice il problema.

Urgono, comunque, soluzioni adeguate perché, come ha appunto rilevato lo stesso presidente di Assopetroli, l'allarme è sempre rosso: non dobbiamo dimenticare che, tra accise varie ed Iva al 22%, le imposte influiscono addirittura per il 62% sui prezzi al consumo della benzina e per il 59% sui listini del gasolio. E gli effetti del fenomeno si riversano a cascata soprattutto sulle piccole e medie aziende del settore: alcune sono anche state costrette a chiudere i battenti. E', insomma, giunto il momento di voltare davvro pagina perché, come ha sottolineato Rossetti, sull'emergenza fiscale “il governo è in forte ed incomprensibile ritardo”. Sarà la volta buona?

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