istruzione

Come salvare quest’anno scolastico

Ecco uno scenario alternativo su come ripartire a settembre

di Mauro Piras

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(Kzenon - Fotolia)

Ecco uno scenario alternativo su come ripartire a settembre


5' di lettura

Non si rientrerà a scuola, questo ormai l'abbiamo capito. Ufficialmente, la chiusura durerà fino al 3 maggio, ma tutti sappiamo che ci vorrà molto tempo prima di poter riprendere le attività didattiche in sicurezza. Quindi diamo per scontato che quest'anno scolastico finirà senza tornare in aula, con la didattica a distanza (DAD).

Il decreto che il governo ha approvato da poco (DL 8 aprile 2020, n. 22) ci dà alcune indicazioni per pensare il rientro dopo l'estate, sempre sperando che anche allora non ci siano restrizioni eccessive. Andrà anche pensato uno scenario alternativo: come ripartire a settembre con mille restrizioni, ma le cose proposte qui sono applicabili anche in tale scenario. Dobbiamo comunque cercare di salvare quest'anno scolastico nell'emergenza.

1. Per prima cosa, è utile ricordare qualche principio.
La scuola democratica è, per definizione, inclusiva: il suo scopo è raggiungere tutti e dare a tutti la formazione e l'istruzione necessarie a diventare persone e cittadini. Essa ha quindi l'obbligo di seguire da vicino i più deboli. I più deboli, nel contesto di questa emergenza, sono anzitutto quelli che non sono stati raggiunti dalla DAD, o sono stati raggiunti con difficoltà, per cause socio-economiche non imputabili a loro; e poi quelli che, pur raggiunti, hanno ancora delle carenze e rischiano di essere gravemente penalizzati in questo quadro. Sappiamo infatti che la DAD è difficoltosa e ridotta, rispetto alla didattica in presenza, quindi gli studenti fragili lo sono ancora di più. Se la scuola è democratica, e non selettiva, deve rivolgere lo sguardo in questa direzione. A tutti questi studenti devono essere indirizzate attività speciali di recupero, affiancamento, approfondimento, quando si riuscirà a tornare in aula.
Inoltre, tutti gli alunni, di tutti i cicli fin dalla scuola dell'infanzia, hanno vissuto un'esperienza eccezionale, che ha cambiato molto la loro percezione della vita sociale e che probabilmente ha lasciato segni profondi nei più piccoli; molti di loro hanno attraversato una maturazione importante, e in ogni caso hanno bisogno di riprendere serenamente il dialogo educativo, portando alla luce anche il senso di quanto hanno vissuto. Non si può riprendere la “normalità” come se niente fosse, preoccupandosi solo di “programmi”, “voti”, “scrutini” ecc. Il momento del rientro a scuola deve essere il momento della verbalizzazione e rielaborazione, comune, sociale, di questa esperienza. Pensiamo a come può essere stato difficile capirla e formularla per una bambina della scuola dell'infanzia o della primaria, o per un ragazzo della scuola media. Allo stesso tempo, tutti hanno bisogno di riprendere con più calma, in condizioni normali, i fondamentali del lavoro svolto in DAD, per consolidarlo. Queste due cose vanno insieme, e riguardano tutti, senza eccezioni.

2. Questi principi ci portano ad alcune conclusioni: non è possibile bocciare, in queste condizioni; ci vuole tempo, non bisogna avere fretta.
Sul primo punto, non bocciare, il governo ha già preso posizione: il decreto prevede l'ammissione di tutti gli studenti alla classe successiva e agli esami. Tutti promossi, quindi. Si sono levate molte voci indignate, sia da parte di docenti, che da parte di studiosi o intellettuali: “così si svaluta il lavoro dei docenti”, “si deresponsabilizzano gli studenti”, “è un 6 politico” ecc. Questa indignazione è del tutto fuori luogo, anzi è irritante. La decisione di non bocciare nessuno è una misura di equità: l'ordinaria attività didattica si è interrotta e la DAD ha cercato di supplire ma non la può sostituire interamente; inoltre c'è una parte degli studenti, circa il 20%, che non è raggiunta dalla DAD. In queste condizioni, bocciare sarebbe ingiusto: la bocciatura, cioè la ripetenza dell'intero anno, nel nostro ordinamento ha una funzione formativa, serve a migliorare i risultati di apprendimento, non a selezionare o escludere. Non può essere arbitraria. Lo sarebbe in questa situazione di emergenza.

Inoltre, cerchiamo di circoscrivere il problema. Nella scuola primaria, i tassi di bocciatura sono inferiori allo 0,2% degli iscritti: del tutto residuali, nella sostanza non cambia niente. Nella scuola media sono inferiori al 2%, sempre limitati; un anno senza bocciati cambia poco il quadro, e le leggi prevedono già la possibilità di ammettere all'anno successivo anche studenti con alcune carenze, purché poi si facciano delle attività di recupero. Per le ammissioni agli esami di Stato, di entrambi i cicli, vale lo stesso discorso: gli ammessi sono il 98% degli studenti di terza media e il 96% di quinta superiore, ammettere tutti cambia poco.
Molto diverso invece il quadro per i primi quattro anni delle superiori. In questi, i bocciati sono circa il 9% degli iscritti, dato che supera il 13% al primo anno. Inoltre, le sospensioni del giudizio arrivano quasi al 22%. Il problema è quindi che cosa fare con gli studenti che avranno delle insufficienze nei primi quattro anni delle superiori.

Sul secondo punto, non avere fretta, prendere il tempo che serve, il decreto apre qualche possibilità, ma bisogna essere più coraggiosi. Il decreto dice infatti che si inizierà l'attività ordinaria il primo settembre e che deve essere dedicata all'integrazione e al recupero degli apprendimenti. Si immagina che per “integrazione” si intenda una sorta di ripasso e ripresa, per tutti, degli argomenti trattati in DAD; il recupero riguarda invece gli insufficienti. Quanto deve durare questo periodo? Per tutte le ragioni dette sopra, serve un periodo piuttosto lungo di raccordo, cioè un mese e mezzo in cui, in qualche modo, si porta a termine il lavoro dell'anno scolastico precedente. Diciamo subito che questo periodo rischia di essere inutile se viene invece limitato a poche settimane (tre, come è stato anticipato da qualche giornale) per iniziare poi in fretta il nuovo anno. La cosa più importante, in questo momento, è evitare la fretta: solo così si potranno ricucire gli strappi causati dall'emergenza. Perché non rinviare a metà ottobre l'inizio formale del nuovo anno scolastico 2020-21? Questo mese e mezzo potrebbe essere utilizzato per attività didattiche per tutti e per i recuperi per gli studenti più fragili, anche con la formazione di piccoli gruppi di studenti, con turni, orari flessibili ecc.

3. Possiamo quindi partire da queste due ipotesi generali: nessuna bocciatura, e un periodo lungo di integrazione e recupero degli apprendimenti a settembre-ottobre. Se accettiamo queste premesse possiamo pensare al passaggio più difficile, cioè gli scrutini di giugno. Agli scrutini di giugno gli studenti verranno valutati, dice il decreto. La promozione generalizzata non va quindi intesa come indifferenziata. Ognuno dovrebbe avere, in pagella, quello che gli spetta sulla base del lavoro svolto. Questo vuol dire affrontare il problema delicato della valutazione delle attività svolte in DAD, e tenere conto di quanti sono stati raggiunti con difficoltà o non sono stati raggiunti affatto. Per il primo aspetto, bisogna dare credito alla professionalità dei docenti; per il secondo, bisogna prevedere dei correttivi, rispetto al voto di giugno. In ogni caso, a giugno non ci sarà affatto il “6 politico”, ma i voti registreranno anche le eventuali insufficienze. A questo punto ci sono due possibilità: o si mettono le insufficienze in pagella, o si mette un “sei con debito” per le materie insufficienti. In entrambi i casi, le insufficienze vanno recuperate a settembre, in un modo però speciale, perché non ci sarà la sospensione del giudizio. Gli studenti insufficienti dovranno fare i recuperi anche se non saranno “sospesi” e quindi non potranno essere bocciati, ma sono già promossi. Inoltre, si dovrebbe prevedere il recupero anche per gli studenti che non sono stati affatto raggiunti dalla DAD.

Che cosa succede dopo il periodo, settembre-ottobre, di integrazione e recupero degli apprendimenti? Più chiaramente: che cosa succede agli studenti con le insufficienze, se non le recuperano? Ovviamente, non essendoci bocciature o sospensioni del giudizio, resteranno nelle loro classi, però è evidente che dovranno recuperare le insufficienze entro la fine dell'anno prossimo, pena il rischio di sospensione o bocciatura a giugno 2021. In questo modo la serietà della scuola è garantita, anche se per quest'anno tutti sono stati ammessi alla classe successiva. E da metà ottobre potrà iniziare il nuovo anno scolastico per tutti.

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