alfabetizzazione digitale

Come si usa lo Spid e l’app Io? Mille giovani del servizio civile digitale aiuteranno i cittadini a sfruttare la tecnologia

Il programma partirà in via sperimentale dal 2021 con la formazione dei primi «facilitatori digitali» che opereranno in spazi pubblici. Nel Recovery plan il progetto di Case dell’innovazione

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2' di lettura

Per sfruttare le tecnologie digitali a servizio dei cittadini è necessario che i cittadini abbiano le competenze per poterle utilizzare. Proprio per favorire l’uso dei servizi pubblici digitali verrà avviato dal 2021 il servizio civile digitale rivolto ai giovani: mille operatori volontari impiegati con il ruolo di “facilitatori digitali” durante il primo anno di sperimentazione. Il protocollo d’intesa per la nascita del progetto è stato firmato tra la ministra per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano e il ministro per le Politiche giovanili e lo sport Vincenzo Spadafora. L’avvio del Servizio civile digitale è inserito nel Recovery plan (per ora una bozza) dove, per la diffusione delle competenze e il contrasto all’esclusione digitale, si prevede il coinvolgimento di circa 4.500 giovani.

Sostegno agli anziani

«Le ragazze e i ragazzi del Servizio civile digitale - ha spiegato la ministra Pisano - saranno impegnati nell'aiutare i cittadini, a partire dalle persone anziane e da coloro che hanno meno confidenza con le tecnologie, ad ottenere e utilizzare i nuovi servizi digitali della Pubblica amministrazione come il Sistema pubblico di identità digitale (Spid) oppure l’app “Io” per accedere ai servizi pubblici da cellulare».

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Primo esperimento

Il ministro Spadafora ha spiegato che «durante il lockdown migliaia di ragazze e ragazzi hanno messo a disposizione le loro competenze tecnologiche per aiutare i loro familiari e amici a restare connessi, nonostante le distanze imposte dalla pandemia, e a usufruire dei servizi digitali di Enti, Istituzioni, uffici, associazioni. È stata una risposta spontanea che ha consentito in breve tempo un salto digitale a moltissimi cittadini meno abituati a utilizzare le nuove tecnologie. È una spinta che non dobbiamo perdere, per questo sono molto felice del Protocollo firmato con la mia collega ministra Pisano, che consentirà un primo esperimento nel 2021 del Servizio civile digitale, e che potrà essere valorizzato al meglio nel prossimo futuro anche grazie al piano Next Generation EU».

L’avviso pubblico a inizio 2021

Dopo il periodo di formazione, i giovani presteranno il servizio sul territorio, nei quartieri, nelle comunità locali e negli spazi pubblici organizzati per accogliere e guidare coloro che hanno bisogno di supporto nell’utilizzo delle tecnologie. L'avviso pubblico per la presentazione di programmi di intervento e progetti per il Servizio civile digitale sarà rivolto agli enti accreditati presso l’albo del Servizio civile universale e pubblicato all'inizio del nuovo anno sul sito del Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale.

Le Case dell’innovazione

Nel Recovery plan è prevista la realizzazione di Case dell'innovazione e della cultura digitale: strutture dove verranno attivati «corsi di formazione, sperimentazione e orientamento, indispensabili per rafforzare le capacità dei cittadini e delle imprese di utilizzare le tecnologie informatiche e di usufruire dei servizi pubblici digitali. A tale azione di diffusione delle competenze e contrasto all'esclusione digitale, sarà d’ausilio il coinvolgimento professionale di circa 4.500 giovani aderenti al Servizio civile digitale.

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