NOVITà EDITORIALI

Come sopravvivere al nuovo libro di Elena Ferrante

Una campagna mediatica indiavolata per l’uscita di «La vita bugiarda degli adulti» ha bombardato le redazioni di tutti i media. Si salvi chi può!

di Lara Ricci


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Una foto di scena della serie televisiva «L’amica geniale», andata in onda su Rai1 a fine 2018, diretta da Saverio Costanzo e tratta dal bestseller di Elena Ferrante (Ansa)

4' di lettura

«Che si fa, che si fa, che si fa?!» Dopo che a mezzanotte e cinquanta di martedì 5 un'e-mail ha raggiunto un numero imprecisato, ma sicuramente elevato, di giornalisti, un tam tam digitale ha scosso le redazioni di tutta Italia. Italia? D'Europa! No, del mondo! La missiva elettronica contiene nientemeno che il pdf del nuovo libro di Elena Ferrante, in uscita giovedì 7.

Protetto da una password modellata su un'aulica massima oraziana e da raccomandazioni di estrema discrezione, il volume consta di 336 pagine “dense ma trascinanti” precisa l'e-mail, che suggerisce pure di prevedere 5/6 ore per la lettura del romanzo (5/6 ore per 336 pagine? Forse senza respirare, sicuramente senza pensare).

Che fare? Si sono chiesti tutti. Ingozzarsi di parole come oche da foie gras ? Scrivere poi da indiavolati, tutti elettrizzati manco fossimo a Abu Ghraib? O annunciare sobriamente solo l'uscita? Ma no, così è uno spot, non informazione!

Fare le cose con calma? Certo. Anzi no. Impossibile. Lo spettro del buco, il buco nero della notizia bucata si agita sui giornalisti sotto pressione. Horror vacui .

E allora sì, uscire! Uscire tutti insieme: i giornali, le radio, le TV, i blog. Tutti, tutti assieme, un'orgia, una botta mediatica pazzesca, neanche fosse esplosa l'atomica: non c'è alternativa, è la stampa bellezza. Difficile non immaginare l'editore in sollucchero.

Sono seguite scene concitate: direttori hanno chiamato capiredattori, capiredattori hanno chiamato altri capiredattori che hanno chiamato capiservizio e poi giù giù, sempre più giù, i capiservizio hanno svegliato i redattori, e questi i free-lance ancora sonnecchianti dopo lo stralavoro notturno. Agende ribaltate, cene con i fidanzati saltate, bambini accompagnati a scuola da semisconosciuti... Un effetto domino.

Certo il previdente ufficio stampa aveva avvisato per tempo, tre settimane prima addirittura, di tenersi pronti che il pidieffone sarebbe arrivato a pagine chiuse, la notte, come Babbo Natale. Anzi come Gesù bambino: è nato, è nato! Il 5 novembre. Ma si sa, per i giornalisti domani è un altro giorno, chi vivrà vedrà.

Nel frattempo il fenomeno monta, monta: vento, onde, una mareggiata oceanica. L'estroso ufficio stampa/marketing ne ha pensata una più del diavolo e annuncia che un'importante catena di librerie inizierà a vendere i libri il giovedì 7 già da mezzanotte e un minuto - è la «Ferrante night», con eventi, ospiti qualificati, quiz, letture, coriandoli, sorprese e scherzetti. Una scorpacciata pantagruelica.

Tutto per consentire ai numerosissimi fans di aggiudicarsi una copia del libro per primi, perché non aspettino un secondo di più, e magari che so, possano fare a gara a chi finisce di leggerlo prima (“5/6 ore? Manco la Recherche!”) . E chissà se le librerie si sono dotate anche di un'ambulanza per eventuali contusioni da schiacciamento, si chiede il caporedattore della cronaca pensando alla calca e affilando la penna.

Che fare, si chiede soprattutto l'ultimo giornalista, dopo che la responsabilità è stata scaricata giù giù fino a lui. Ha un'Ansa che fornisce uno scarno riassunto della trama. Un pidieffone che fa paura. Legge l'incipit del romanzo, l'unica cosa che era permesso pubblicare:

«Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta. La frase fu pronunciata sottovoce, nell'appartamento che, appena sposati, i miei genitori avevano acquistato al Rione Alto, in cima a San Giacomo dei Capri. Tutto - gli spazi di Napoli, la luce blu di un febbraio gelido, quelle parole - è rimasto fermo. Io invece sono scivolata via e continuo a scivolare anche adesso, dentro queste righe che vogliono darmi una storia mentre in effetti non sono niente, niente di mio, niente che sia davvero cominciato o sia davvero arrivato a compimento: solo un garbuglio che nessuno, nemmeno chi in questo momento sta scrivendo, sa se contiene il filo giusto di un racconto o è soltanto un dolore arruffato, senza redenzione...»

Rimugina, il malcapitato, cerca un'idea, almeno una, basta una. «La bruttezza... sì la dimensione sociale della bruttezza, anzi no quella individuale... la bruttezza come freno allo sviluppo di un individuo... mi ricorda qualcosa... Certo! La piccola Pecola! Pecola Breedlove dell'Occhio più azzurro di Toni Morrison. Quanto posso tirare? Trenta righe? O forse no... Che fare?!»

Insomma facciamola corta. Eccovi il pezzo, Anche un intero dossier. Vedete bene che non abbiamo preso nessun buco. Noi lo sappiamo chi è Elena Ferrante (qualcuno direbbe anche troppo). Non sia mai detto che non la conosciamo, che non la leggiamo, che non leggiamo le e-mail, che viviamo su un altro pianeta.

Ma se vorrete sapere se il libro merita di essere comprato, e soprattutto letto, portate pazienza. Se vale la pena parlarne troverete una recensione tra un po' di tempo sulle pagine della «Domenica». Noi siamo per la lettura lenta, e meditata. Slow reading. Keep calm and read the book. Tutto ciò che è squisito matura adagio (Arthur Schopenhauer). A ognuno il suo mestiere. L'editore di Elena Ferrante fa magistralmente (e fantasiosamente) il suo nel promuovere il libro, noi cerchiamo di fare il nostro.

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