le faccine

Come «tornammo ai geroglifici»

Gli emoji, pittogrammi del XXI secolo, in una mostra a Gerusalemme

di Damiano Laterza

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Gli emoji, pittogrammi del XXI secolo, in una mostra a Gerusalemme


3' di lettura

Negli ultimi anni gli umani si sono ritrovati a comunicare attraverso pittogrammi, migliaia di anni dopo l'invenzione degli antichi geroglifici. La mostra “Emoglyphs: Picture-Writing from Hieroglyphs to the Emoji” presso il Museo di Israele a Gerusalemme intende spiegare l'utilizzo degli antichi geroglifici per un pubblico moderno incollato costantemente al proprio telefono. Come?
Attraverso l'uso astuto degli Emoji, le famose “faccine”. «Esiste una somiglianza nel design e nelle forme, che è molto interessante perché ci sono migliaia di anni e enormi divari culturali tra questi due sistemi!» ha dichiarato Shirly Ben-Dor Evian, curatrice della mostra. L'egittologa israeliana ha anche spiegato come gli Emoji moderni non siano poi così diversi dall'antica scrittura sacra egizia.

Un esempio eclatante sarebbe l'Emoji del ballerino vestito di viola con la mano alzata, che secondo Ben-Dor Evian fa eco a una posa molto simile di un egiziano dipinto su un lenzuolo di 3000 anni fa. Altro esempio: una collana risalente al 100 a.e.v. circa, che reca l'iscrizione di uno scarabeo, come simbolo di resurrezione. Più o meno l'uso benaugurante che faremmo oggi, inviando una coccinella su WhatsApp.

Il termine Emoji deriva dalla parola giapponese per indicare una combinazione dell'immagine col suo significato. Nel tempo sono stati creati sempre più Emoji per sostituire le parole scritte e spesso tali simboli sono in grado di trasmettere molto più che una semplice emozione: ad esempio l'Emoji scimmia che si copre il viso indica sfacciataggine ma anche giocosità.

I pittogrammi del XXI secolo hanno iniziato a diventare popolari alla fine degli anni '90 e sono diventati una forma chiave di comunicazione attraverso le piattaforme di messaggistica online e social.

«Quando usi la scrittura ideografica, l'immagine diventa più potente della parola», chiosa la Ben-Dor Evian. La sua curiosa mostra ha anche avuto il merito di riaprire un dibattito, a partire dalle polemiche che si svilupparono due anni fa in Gran Bretagna rispetto al fatto che gli Emoji fossero una regressione culturale, in quanto ci portavano indietro di cinquemila e più anni, al tempo dei tanto vituperati geroglifici egizi.
La domanda a questo punto è una sola: quanto c'è di accademicamente vero in questo audace accostamento? Poco, per la verità. Vediamo. I geroglifici sono considerati una delle forme più antiche di linguaggio scritto, risalenti a un periodo compreso tra il 3300 e il 3200 a.e.v. Il termine fu coniato dagli antichi greci per descrivere le “sculture sacre” sui monumenti egizi. Mentre le Emoji sono ciò che chiamiamo pittogrammi, ossia un'immagine che rimanda al suo significato - un esempio ne è il famoso pollice all'insù, sinonimo di Like - i geroglifici al contrario sono ciò che i linguisti chiamerebbero logogrammi, ovvero caratteri da combinare per comporre una parola. Possono anche essere utilizzati foneticamente per comporre parti di parole o parole intere. Anzi, alla fine è il suono a costituire la base per il segno.

Guardando indietro, gli antichi egizi usavano i geroglifici come un modo per catturare idee e comunicare con membri di pari lignaggio della loro società. Per essere ancora più accurati i geroglifici hanno combinato elementi logografici e alfabetici. Inoltre, come detto, i geroglifici erano riservati alle élite reali e utilizzati esclusivamente in testi religiosi, documenti ufficiali e nella registrazione di eventi importanti sui complessi monumentali.

Oggi nessuno avrebbe tempo per quella scrittura logografica, preferendo la semplificazione dell'immagine elettronica (che comunque è data da una sequenza numerica) alle tradizionali lettere dell'alfabeto. Le quali non provengono nemmeno da una lingua logografica essendo plasmate sull'alfabeto latino che a sua volta proviene dalla lingua semitica. Se poi scaviamo più a fondo scopriremo che le lingue semitiche provengono dall'antico egizio sì - ma non dai geroglifici, bensì dall'egiziano in quanto scrittura ieratica. La scrittura ieratica è qualcosa di completamente diverso e in effetti non si è sostituita o evoluta dai geroglifici perché esisteva simultaneamente a essi. Il che significa che i vecchi egizi usavano entrambi sistemi di scrittura allo stesso tempo, preferendo la scrittura ieratica che era più facile e veloce.

Un'altra differenza importante tra i due sistemi di comunicazione è che nel caso degli Emoji, chi scrive decide come utilizzarli a proprio piacimento, mentre gli antichi egizi mantenevano rigide regole sull'uso dei geroglifici, in quanto li ritenevano sacri. Per quanto riguarda le affinità tra i due sistemi di “scrittura”, potremmo dire che Emoji e geroglifici hanno funzioni specifiche e sono usati con una specifica intenzione culturale. Q uando scriviamo mail ufficiali al capo, ad esempio, non usiamo faccine. Così nessun vecchio scriba egiziano avrebbe perso il suo tempo a riempire un rotolo di papiro con geroglifici.

La mostra “Emoglyphs: Picture-Writing from Hieroglyphs to the Emoji” è aperta fino a ottobre 2020 e comprende anche collezioni mai esposte prima. (faccina che strizza l'occhio...).

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